La Repubblica del Vermont – La colonia che non voleva unirsi alle altre

di Simone Casi

Il 4 marzo del 1791 si univa agli appena nati Stati Uniti, ex-Tredici Colonie, un quattordicesimo Stato, il Vermont, che tuttavia si era già organizzato politicamente da tempo, dato che fino a quel momento aveva formato una repubblica ben separata. Nata nel 1777, la Repubblica del Vermont ebbe una storia breve ma intensa, fatta di intrighi politici e guerre con i vicini, costituendo assieme con gli Stati Uniti la prima nazione democratica del Nuovo Mondo.

Le origini del piccolo stato si devono all’intensa colonizzazione che subì la zona delle Green Mountains da parte di inglesi e francesi per tutta la prima metà del XVIII secolo, in quanto si trattava d’un area ancora vergine e sfruttabile, dal clima mite e adatto alle coltivazioni grazie ai numerosi fiumi (primo fra tutti il lunghissimo Connecticut, che ancora oggi ne costituisce il confine orientale) e agli specchi d’acqua come il grande Lago Champlain, sulla cui riva sorge oggi l’importante crocevia di Burlington. Alla vigilia della Guerra d’Indipendenza le Green Mountains contavano varie decine di migliaia di abitanti, la cui prosperità e ricchezza era rinomata… e invidiata.

Formalmente territorio sotto la sovranità inglese col nome di New Connecticut (anche se non facente parte delle Tredici Colonie), venne acquisito in maniera ufficiale da Londra nel 1763 dopo la sconfitta francese nella Guerra dei Sette Anni, e subito le vicine colonie di New York e del New Hampshire avanzarono la pretesa di prendere le Green Mountains sotto la propria giurisdizione al fine di sfruttare le sue grandi risorse. Ma i locali non si sottomisero a nessuno, né inglesi né coloni, e furono tra i primi a prendere le armi nel 1775 sotto la guida dell’eroe di guerra Ethan Allen. Lui e la sua milizia, i Green Mountain Boys, combatterono con (ma anche contro) gli americani, e misero a segno il primo successo significativo dei ribelli, ovvero la cattura di Fort Ticonderoga, una roccaforte strategica la cui perdita segnò il primo smacco degli inglesi.

Nel 1778 i miliziani, delusi dalle mire americane sulla loro terra, dichiararono la propria indipendenza in contrasto con gli altri ribelli, eleggendo Thomas Chittenden come proprio presidente. Come segno di distinzione (e in omaggio alla consistente minoranza francese) cambiarono il toponimo del Territorio delle Green Mountains in Vermont (dal francese vert mont, che vuol dire la stessa cosa) e stabilirono la propria capitale a Windsor, sulle rive del fiume Connecticut. La bandiera della repubblica consisteva in una pezza celeste su sfondo verde (rappresentanti l’acqua e le boscose montagne del Vermont), con su di essa quattordici stelle bianche (segno che comunque il sentimento pro-americano era ancora presente nei locali). Vennero subito dichiarati il suffragio universale maschile e l’abolizione della schiavitù.

Tuttavia gli abitanti del Vermont si resero presto conto di essere stretti tra due fuochi: a sud gli americani e a nord gli inglesi puntavano entrambi al dominio sull’area, mal tollerando la presenza d’uno stato indipendente che conducesse una politica separata. Un poderoso attacco anglo-indiano nel 1780 spinse il presidente Chittenden a cominciare delle trattative segrete con gli inglesi per entrare a far parte del territorio del Quebec, ma non andarono in porto per via della sconfitta finale inglese e il Vermont rimase indipendente. La Repubblica comunque, nel corso della sua breve esistenza, batté moneta propria e riuscì ad ottenere il riconoscimento di Francia, Olanda e anche quello pur riluttante degli Stati Uniti, che però gli intimarono di abbandonare ogni pretesa sui territori ad est del fiume Connecticut e ad ovest del Lago Champlain.

Nel 1790 tuttavia, resisi conto delle difficoltà dell’autogoverno e dell’espansionismo piuttosto aggressivo degli Stati Uniti, gli abitanti del Vermont decisero, per evitare ulteriori guerre, di aderire all’Unione, che del resto era ben contenta di accettare l’ingresso dello stato, non solo per il proprio tornaconto economico, ma anche per ristabilire l’equilibrio tra il numero di territori “liberi” e “schiavisti”, rotto per un breve periodo dalla contemporanea adesione del Kentucky. Nella Convenzione di Bennington del 10 gennaio 1791 i rappresentanti del Vermont approvarono l’annessione agli Stati Uniti quasi all’unanimità (105 favorevoli e solo 2 contrari), e il 4 marzo successivo il governo americano formalizzò l’adesione del Vermont concedendogli una larga autonomia e lasciando praticamente invariata la legislatura locale. Thomas Chittenden venne riconfermato come governatore dello Stato, e rimase in carica fino alla propria morte nel 1797.

Ebbe così fine, per fortuna senza colpo ferire, la breve avventura della Repubblica del Vermont, che da allora in poi avrebbe fatto per sempre parte degli Stati Uniti d’America. La sua storia comunque ci insegna che qualsiasi popolo minacciato e oppresso, se volenteroso e determinato, può lottare per i propri diritti ed infine ottenerli.

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