Salviamo le radici greco-romane, ora più che mai.

di Manuel Di Pasquale.

Grecia e Italia, due nazioni del Mediterraneo, due popoli che hanno animato la storia antica. Non è un caso che entrambe siano ricordate, senza girarci troppo attorno, come la culla della civiltà Occidentale. Senza contare la posizione strategica che i due territori hanno sempre avuto, essendo situate ambedue nel centro del Mare Nostrum.

Due Stati con una storia millenaria ma, negli ultimi tempi, travagliata: austerità, vincoli europei e grandi sfide internazionali stanno mettendo a dura prova i due popoli.

Vittime di un’Unione Europea che sta tentando di destabilizzare i loro ordinamenti.

Adesso, entrambe che si trovano, ancora una volta, ad affrontare sfide importanti: gli ellenici stanno serrando i confini, contenendo l’ondata migratoria che rischia di minare l’ordine pubblico di tutta l’Europa. Azione di destabilizzazione volutamente attuata da Erdogan; noi italiani, invece, alle prese col coronavirus, che sta minando non solo le nostre abitudini, ma anche la nostra immagine del mondo.

C’è chi adesso che oltre frontiera ci guarda con sospetto, disprezzo, ma sia noi che i greci stiamo affrontando delle emergenze come vanno affrontate. È inutile da dire che il virus è in giro per tutto il mondo, solo che noi cerchiamo direttamente i casi, creiamo mappe, facciamo (o almeno cerchiamo di fare) in modo che la prevenzione aiuti in maniera concreta. Come per i greci, però, paghiamo anni di martellamenti, da parte di un’organizzazione sovranazionale irriconoscente, che hanno distrutto la nostra sanità.

Senza aiuti, con i “paesi responsabili”, quelli che ci fanno la morale specialmente sull’accoglienza, chiusi a riccio. Ma nel nostro sangue abbiamo Giulio Cesare, come i greci quello di Leonida. Due popoli colti e guerrieri, di Omero e Virgilio.

Nel corso dei secoli hanno provato a calpestarci, ci hanno diviso, ma il nostro spirito è sempre riemerso. Perché proprio oggi va ribadito: l’Europa è Roma e Atene, non Bruxelles e Strasburgo.

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