8 marzo: una data da ricordare o un diritto da conquistare?

di Fabiana Cuozzo

Partiamo da questo presupposto: la storia del femminismo occidentale è caratterizzata da tre fasi, dette “ondate”

La prima vede protagonisti le suffragette, il diritto di voto e l’istruzione femminile; la seconda affronta temi di grande importanza, come la sessualità, lo stupro e la violenza domestica, i diritti riproduttivi e la parità di genere; nella terza prevale la lotta contro il divario salariale e le molestie sul lavoro.
Oggi, in Italia, secondo i dati Censis, le donne che lavorano sono 9.768.000 e rappresentano il 42% degli occupati complessivi.

Con un tasso di attività femminile del 56,2% siamo all’ultimo posto tra i Paesi europei. Le donne manager in Italia sono solo il 27% dei dirigenti. Non solo le donne sono sottorappresentate nelle posizioni apicali, ma quando lavorano, spesso svolgono mansioni per cui sarebbe sufficiente un titolo di studio più basso di quello che possiedono.

Del resto, il 48,2% degli italiani è convinto che le donne, per raggiungere gli stessi traguardi degli uomini, debbano studiare di più.
Per molte donne risulta, inoltre, difficoltoso conciliare lavoro e famiglia.
Un’importante riforma fu proprio quella sul diritto di famiglia del 1975, la quale introdusse l’obbligo per entrambi i coniugi di contribuire alle esigenze della famiglia con la conseguente applicazione di un nuovo regime legale di tali rapporti, la comunione dei beni, diretto a determinare la condivisione, da parte dei coniugi, degli incrementi di ricchezza conseguiti dalla coppia anche grazie all’attività separata di ciascuno di essi durante il matrimonio.
La riforma si proponeva come scopo l’attuazione del principio di solidarietà economica tra i coniugi considerando anche il fatto che all’epoca il marito era il solo a svolgere un’attività lavorativa e la donna si dedicava prevalentemente alla cura della casa e ai figli.
Anche il regime oggi in vigore prevede la possibilità per i coniugi di optare per la separazione dei beni, ma in mancanza di un simile accordo o di altra convenzione matrimoniale, si applica la comunione legale. Per la prima volta si garantisce la parità legale fra i coniugi.
Oggi, nonostante si professi una parità di genere, e un’apparente piena uguaglianza di diritti, in ambito economico, politico e sociale la situazione non è idillica, nonostante sia la nostra stessa Costituzione agli artt. 3 e 51 a sancire quanto detto. Nella partecipazione economica e nelle opportunità offerte, nessun paese al mondo ha colmato completamente il gender gap.


Considerando, inoltre, i dati ANSA, oltre cento donne in Italia, ogni anno, vengono uccise da uomini, quasi sempre quelli che sostengono di amarle. Ai femminicidi si aggiungono le violenze quotidiane che sfuggono ai dati ma che, se non fermate in tempo, rischiano di fare altre vittime: sono infatti migliaia le donne molestate, perseguitate, aggredite, picchiate, sfregiate. Quasi 7 milioni, secondo i dati Istat, quelle che nel corso della propria vita hanno subito una forma di abuso.

Un apporto sui social contro la violenza sulle donne è stato la diffusione dell’hashtag #Metoo, ovvero “anche io”, lanciato dall’attrice americana Alyssa Milano, un hashtag molto semplice che però, rappresenta un modo per sollevare il velo di omertà che ha coperto il tema delle molestie sessuali, spesso taciute per mancanza di supporto, o per il bisogno di dimenticare.
La Festa della donna, in questi anni, ha un po’ perso il suo valore iniziale. Mentre ci sono organizzazioni femminili che continuano a cercare di sensibilizzare l’opinione pubblica sui problemi di varia natura che riguardano il sesso femminile, come la violenza contro le donne e il divario salariale rispetto agli uomini, molte donne considerano questa giornata come l’occasione per uscire da sole con le amiche e concedersi qualche “sfizio”.
Auspicando che ciò non diventi l’unico motivo per rendere onore a questa festa nazionale, qui di seguito alcune donne che hanno fatto la storia e da cui prendere ispirazione.
Paola Severino, la prima donna a ricoprire il ruolo di ministro della Giustizia. Maria Elisabetta Alberti Casellati, la prima donna nella storia dell’Italia unita a ricoprire la carica di Presidente del Senato. Le scrittrici Alda Merini e Oriana Fallaci; l’architetto Gae Aulenti; l’astrofisica Margherita Hack; l’astronauta Samantha Cristoforetti e le scienziate Elena Cattaneo (senatrice a vita dal 2013) e Fabiola Gianotti (dal 2016 direttrice generale del CERN).
L’11 dicembre 2019 Marta Cartabia diventa la prima donna Presidente della Corte Costituzionale, con la durata di incarico di 9 mesi, fino a settembre 2020.
Rita Levi-Montalcini (premio Nobel per la Medicina nel 1986 e senatrice a vita dal 2001) ha affermato:” Le donne hanno sempre dovuto lottare doppiamente. Hanno sempre dovuto portare due pesi, quello privato e quello sociale. Le donne sono la colonna vertebrale delle società”.

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