TURCHIA – Fermate il Sultano!

Importanza del Contenimento dell’Espansionismo Turco nel Mediterraneo


Di Leonardo Rivalenti


Dallo scorso mese, l’intensificazione dell’offensiva delle Forze Governative della Repubblica Araba Siriana contro i ribelli islamisti asserragliati nel Nord della Siria, ha provocato la reazione della Turchia. In quel teatro, Ankara si era fatta presente sin dall’inizio del conflitto, nel 2011, sostenendo indirettamente i ribelli, mentre dal 2017 anche direttamente, quando con l’Operazione Scudo dell’Eufrate occupò alcune posizioni di confine in territorio Siriano. Dietro ad una retorica basata sulla necessità di pacificare uno Stato confinante e isolare i ribelli Curdi dal Kurdistan Turco, onde evitare che i primi sostengano una possibile ribellione dei secondi, il Presidente Turco Recep Erdogan sta in verità cercando di sfruttare la situazione per promuovere il salafismo in Siria, come parte di un suo più ampio piano egemonico, detto Neo-Ottomano. Spetta all’Italia ed all’Europa tutta, l’onere di fermarlo.


Sul Neo-Ottomanesimo, prima di proseguire è giusto osservare che è un approccio alla politica estera che è stato introdotto dall’ex Primo Ministro Turco Ahmet Davutoglu, nei primi anni del 2000. L’idea originale del Neo-Ottomanesimo era tuttavia quella di sfruttare la posizione di ponte tra Europa ed Asia della Turchia per permettere che essa aumentasse la propria influenza, facendo da mediana tra Oriente e Occidente. Nasceva quindi con l’intuito di essere complementare, non contrastante al sistema geopolitico occidentale. Tale evoluzione purtroppo prende forma a seguito del fallito colpo di Stato dell’estate 2016, usato da Erdogan per liquidare tutto l’establishment filo-occidentale presente nello Stato Turco.


Detto ciò, occorre puntualizzare che fermare Erdogan e contenere le sue mire egemoniche non è tanto una questione legata alla difesa dell’integrità territoriale siriana o del Governo di Bashar Al Assad, che per quanto l’autore di questo articolo ne sia un simpatizzante dichiarato, lo stesso può non valere per buona parte del pubblico europeo. Fermare Erdogan è invece qualcosa di molto più insito agli interessi dell’Italia, la quale – pur non rendendosene conto – è una potenza marittima mediterranea ed in quanto tale non può permettere il sorgere di un’altra potenza regionale ostile ad essa. Inoltre, è interesse dell’Europa, anche non Mediterranea, che sicuramente non avrà comunque mai interesse nel vedersi ricattare e usare da un fondamentalista islamico come Erdogan.


Durante gli ultimi giorni, tra una notizia e l’altra sul Coronavirus, si sente parlare di una nuova crisi di rifugiati Siriani. Infatti, in risposta al veto posto dalla Grecia ad una mozione NATO in sostegno allo sforzo Turco in Siria, il Governo Turco ha deciso di permettere il transito di oltre 100.000 rifugiati Siriani attraverso il proprio territorio, verso l’Europa. Tale politica, come già documentato nel 2011 dalla ricercatrice dell’Università di Harvard Kelly M. Greenhill, rientra in una strategia più ampia di “coercion by punishment”, attraverso la quale il governo Turco cerca di obbligare l’Europa ad elargire concessioni di diverso genere, pena lo scatenarsi di onde migratorie contro i confini del Vecchio Continente. Guerra demografica a tutti gli effetti.
In questo modo, anche questa volta approfittandosi della crisi provocata, il Sultano (Erdogan), chiede che l’Europa paghi un tributo che sarà puntualmente reindirizzato a sostenere lo sforzo bellico in Siria. Si tratta di una situazione che ricorda quella tra il XVIII e il XIX secolo, quando i sultani degli Stati Barbareschi obbligavano i sovrani europei a pagare loro un dazio, in cambio di non avere i propri mercantili attaccati dai loro corsari. Allora furono solo gli interventi militari degli Stati Uniti d’America prima e poi del Regno di Sardegna e del Regno delle Due Sicilie, che non esitarono a bombardare Tripoli e Tunisi, a mettere fine a questo sistema.


Oggi purtroppo mancano sia i Borbone che i Savoia e gli Stati Uniti sembrano più interessati a fare affari con i Turchi, che non a contenerli. In questo modo, la Turchia di Erdogan, di fronte ad un’Europa intossicata da 70 anni di pacifismo e multilateralismo agisce liberamente e con la sua largamente datata marina militare, minaccia Cipro e impedisce all’ENI di condurre le proprie attività nelle acque di questo paese, afferma la propria influenza sulla Libia a danno nostro e infine aggredisce uno Stato sovrano, come la Siria. Per assurdo, tutto ciò avviene mentre in barba all’appartenenza alla NATO, il Presidente Turco promuove attivamente il salafismo e sostiene la Fratellanza Islamica. Si potrebbe ancora andare avanti menzionando l’uso strumentale, da parte di Ankara della diaspora Turca, principalmente in Germania, dove vi si trova la comunità più numerosa, per esercitare pressione sugli stati europei dall’interno.


Si può quindi dire senza esagerare che l’Europa sia ostaggio della Sublime Porta, come ai tempi di Lepanto o dell’Assedio di Vienna. La differenza è che questa volta mancano i vari Marcantonio Colonna, Raimondo Montecuccoli e Sebastiano Venier per salvarci. Questa volta invece abbiamo i <> Giuseppe Conte, Angela Merkel ed Emmanuel Macron, i quali sembrano intenzionati ad ostinarsi a trattare la Turchia da nazione alleata e a tollerarne gli affronti indefinitamente. Tutto ciò mentre la Grecia resiste eroicamente alle pressioni di Ankara e alla sua guerra demografica, dando prova di quella dignità e di quella fermezza che sembra essere stata dimenticata dal resto del Vecchio Continente.


Naturalmente, dopo aver descritto un simile scenario è giusto chiedersi cosa un’Italia e un’Europa con più spina dorsale dovrebbero o potrebbero fare per contenere simili mire espansionistiche di Ankara. La prima risposta dovrebbe essere l’isolamento diplomatico e militare dello Stato Turco, mediante la sua sospensione dalla NATO. Questa era una misura che avrebbe dovuto essere attuata già nel 2016, quando la svolta islamista del regime del Sultano stava diventando evidente. Allora non fu implementata a causa del timore che se esclusa dalla NATO la Turchia si avvicinasse alla Russia. Tuttavia, ad oggi appare evidente che anche una possibile intesa tra Ankara e Mosca su qualche interesse comune, difficilmente porterebbe ad una stabile alleanza. Ciò soprattutto a seguito dell’aggressione Turca alla Siria, chiaro segnale, per Mosca, dell’inaffidabilità del regime di Erdogan. In questo modo, si potrebbe isolare Ankara dall’Occidente con relativa sicurezza.


In secondo luogo, servirebbe una strategia di contenimento militare. In un articolo precedente mi ero già espresso a favore di una Visegrad mediterranea a guida Italiana o almeno di un coordinamento militare comune tra quei paesi i cui interessi sono minacciati dalla Turchia. Qui torno a ribadire il concetto. Vista l’inaffidabilità dell’alleato Americano, l’Italia, possibilmente insieme anche agli altri partners europei, dovrebbe guidare la formazione di un cordone sanitario intorno al confine Turco. In primis militarizzando il confine Greco-Turco e Bulgaro-Turco, Cipro, di modo da poter invadere la Repubblica Turca di Cipro del Nord, un protettorato di Ankara sprovvisto di legittimità, non appena fosse necessario e rapidamente. In secondo luogo impedendo alla flotta Turca di navigare per il Mediterraneo.
Quest’ultima parte, riguardante Cipro e l’interdizione marittima, dovrebbero ricadere principalmente su nazioni quali l’Italia e la Francia, sia per le loro storicamente buone relazioni con Grecia e Cipro, sia per il fatto che esse possiedano Marine Militari che sarebbero in grado di mettere in ginocchio quella Turca anche da sole. Uno dei principali obiettivi di una simile operazione navale dovrebbe anche essere quello di isolare il contingente turco di stanza in Libia, cosa che permetterebbe al nostro paese di ristabilire gli equilibri nella regione o, se necessario di intervenire direttamente.


Posto di fronte ad una simile situazione, Erdogan potrebbe rispondere in tre modi: il primo, cercando di servirsi ancora della pressione migratoria per riportare l’Europa a politiche più miti. Il secondo, cercando di stabilire un’intesa di convenienza con la Russia, che probabilmente lo obbligherebbe a consegnarle la testa dei ribelli di Idlib e a rinunciare ai suoi tentativi di imporre nuove tasse ai mercantili russi in transito per il Bosforo. Il terzo e più improbabile, sarebbe confrontando militarmente gli ex-alleati, dichiarando guerra a noi e a quanti paesi si sarebbero uniti al nostro cordone sanitario.
Il primo e più realistico dei casi sarebbe quello in grado di causare più problemi agli Stati Europei. Come anche dimostrato da quella attuale, una crisi migratoria si rivela difficile da gestire ed in una situazione simile a quella dello scenario proposto l’unica soluzione sarebbe mantenersi inflessibili e tenere le frontiere chiuse. Il quadro verrebbe comunque ulteriormente complicato dai nemici interni, i.e. NGOs, Chiesa e altre lobbies immigrazioniste che inizierebbero una campagna spietata per denunciare una presunta immoralità nel modo di agire degli europei <>. A questo punto si avrebbe una guerra asimmetrica di logoramento, in cui gli Stati Europei dovrebbero far valere il loro pugno di ferro nel loro fronte interno mentre dovrebbero far collassare quello Turco per mezzo di sanzioni economiche sempre più gravose e possibilmente del sostegno ai separatisti Curdi. Sarebbero in grado le nostre classi dirigenti, ubriache di pacifismo e mediocrità mascherata da competenza, di agire in maniera simile? Ne dubito molto, tuttavia qui mi limito ad esporre le possibili strategie sulla base di cosa farebbe una nazione normale.


Il secondo caso invece, difficilmente andrebbe in porto. La Russia potrebbe anche accettare un’intesa di convenienza e magari un accordo commerciale con la Cina (che comunque andrebbe difficilmente oltre a ciò) potrebbe anche mitigare l’impatto delle sanzioni, ma qui la domanda deve essere: morirebbe la Russia per la Turchia? La risposta che mi viene più naturale è un “no” secco. Una Turchia troppo forte, capace di usare il Bosforo come strumento di ricatto nei confronti della Russia, come avviene ora con la costruzione di un nuovo canale alternativo allo stretto naturale, non è nell’interesse di Mosca. D’altronde, una Turchia troppo debole e succube degli Europei non altererebbe sostanzialmente lo status quo che ha visto per anni la Turchia come fidato alleato Atlantico. Vi sono quindi ragioni per credere che Erdogan possa contare con scarso sostegno dal Nord.


Il terzo caso, menzionato come più improbabile, dovrebbe vedere un Presidente Turco o completamente folle, oppure talmente disperato da disporsi a sacrificare tutto e trascinare il suo paese alla rovina. Come già detto, per mare la Turchia farebbe fatica ad affrontare anche solo la Marina Militare Italiana, mentre un’adeguata campagna di corsa potrebbe sabotarne le rotte commerciali marittime. Isolate dalla madrepatria, sia le truppe Turche in Libia che a Cipro Settentrionale avrebbero i giorni o al massimo i mesi contati. La guerra in Anatolia o nella regione di Costantinopoli sarebbe invece più spinosa, dato che la Turchia può contare su un esercito numeroso e relativamente bene equipaggiato. Anche qui, la cosa migliore sarebbe assicurarsi il controllo dello stretto bloccare le rotte navali turche, cercando di destabilizzare il regime di Erdogan dall’interno, mediante il logoramento e l’esasperazione di tensioni interne (di nuovo si pensa ai Curdi) e così di evitare l’onere di dover occupare l’Anatolia, che presenterebbe costi enormi, sia di capitale che di vite umane.


Una politica più muscolare da parte degli Stati Europei, come dimostrato, porterebbe naturalmente ad un aggravarsi del conflitto e ad un esplicito braccio di ferro tra Turchia e questi Stati. I pacifisti e gli isolazionisti qui potrebbero già accorrere sostenendo quindi che sia preferibile evitare simili politiche, cercando invece di risolvere la questione tramite la diplomazia. Impossibile. La Turchia a guida di Erdogan si è rivelata estremamente efficace nel subordinare l’uso della diplomazia e del cosiddetto soft power all’uso della forza per raggiungere i suoi obiettivi, spesso anche bleffando sulla sua forza reale. L’Europa deve rispondere a tono. Più Clausewitz e Mahan, meno Rousseau e Kant. O per parafrasare Bulow, meno valori francesi (libertà, uguaglianza e fratellanza) e più realtà prussiane (fanteria, cavalleria e artiglieria). L’Italia assieme agli altri stati europei non può pretendere di crogiolarsi in eterno nel mito pacchiano dell’impero pacifico o non-violento, che se mai è veramente esistito, è stato solamente grazie all’ombrello nucleare americano.


Concludo quindi rifacendomi al Realismo Offensivo di John Mearsheimer: la natura anarchica del sistema internazionale stimola gli Stati a competere. Essi lo fanno cercando di massimizzare il proprio potere e acquisire supremazia sugli altri. Il caso della Turchia guidata da Erdogan è questo. Né più, né meno. Spetta adesso all’Europa abbandonare il suo oltre mezzo secolo di sonnolenza e prendere atto di questa realtà.

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