Ritratto di un Presidente silenzioso

di Simone Casi

In queste ore drammatiche in cui tutti fanno sentire (spesso a sproposito) la propria voce, una delle cose che risalta di più è invece il silenzio assoluto o quasi di quella che dovrebbe essere la massima istituzione politica italiana: il Presidente della Repubblica. Sergio Mattarella infatti, a parte il discorso dello scorso 7 marzo, che già sembra lontano un’era, non ha rilasciato altre dichiarazioni pubbliche di sostegno e incoraggiamento a quello che dovrebbe essere il suo popolo, gli italiani che tuttavia, a quanto pare, secondo il suo insindacabile giudizio non hanno bisogno di sentire nuovamente la sua voce.

Anche prima del discorso del 7 marzo si era ben guardato dal commentare la sempre più grave crisi del coronavirus in Italia, salvo che per condannare gli sparuti episodi di xenofobia a danno dei cinesi. Ciò da una parte è giusto, poiché allora c’erano già abbastanza disinformazione e psicosi, ma alla luce del rapido degenerare della situazione e delle difficilissime condizioni che adesso ci siamo ritrovati a dover affrontare, egli avrebbe potuto e potrebbe ancora – anche in maniera non per forza ufficiale – far pervenire alla popolazione dichiarazioni tranquillizzanti, rassicuranti, anche solo un po’ incoraggianti.

E invece no. Silenzio. Solo silenzio. Pare essere questa l’unica risposta che Sergio Mattarella sa dare quando si presenta un evento che ricade al di fuori dei suoi rigidi schemi.

L’attuale Presidente della Repubblica, figura senza dubbio moderata (soprattutto nel linguaggio e nelle maniere che mai eccedono nel bene e nel male, la qual cosa non è sempre un vantaggio), sta stupendo assai con la sua reticenza a parlare alla nazione. Non è che, forse forse, costituisce una figura troppo moderata per tempi gravi e frenetici come questi? Non sarebbe il caso di avere uomini e donne con più polso nelle posizioni di potere, che sappiano perlomeno instaurare una comunicazione diversa, migliore e più diretta tra i cittadini e le istituzioni, altrimenti percepite come creature aliene, distanti, fredde e irraggiungibili di stampo quasi kafkiano?

In questo momento di grande smarrimento e confusione mondiale gli italiani (e non solo loro) hanno bisogno di sentirsi sostenuti, protetti, confortati, e da una figura autorevole come il Capo dello Stato ci si aspetterebbe, almeno a parole, una continua e perpetua vicinanza e partecipazione alle sofferenze patite dalla popolazione. Ma, evidentemente, così non la pensa Sergio Mattarella, che nonostante tutto perdura nel proprio ostinato mutismo.

Ma se non è il Presidente della Repubblica che deve svolgere quest’incombenza, impegnativa ma assolutamente necessaria, allora chiediamoci: chi dovrebbe farlo al posto suo?

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