Quella pillola che tutti vorremmo. O forse no.

di Manuel Di Pasquale.

Ieri sera ho avuto modo di rivedere un film che guardo sempre con piacere: Limitless. La pellicola racconta delle vicende di Edward Morra, scrittore scansafatiche che un giorno, tramite un incontro casuale col suo ex cognato, viene a conoscenza di una pillola in grado di aumentare a dismisura le doti cerebrali. Dopo averla provata la prima volta il protagonista accusa un cambio radicale nel suo stile di vita: basta poco per apprendere, ricordare, fare nuove amicizie, scrivere capolavori e, essendo il nostro un mondo capitalista, guadagnare milioni in breve tempo. Per il resto la trama è lineare: soldi, sesso e, soprattutto, omicidi, in quanto la fonte della grande intelligenza è agognata da chi già l’ha sperimentata. Senza contare che interrompere l’uso della pillola causa gravi problemi salutari, in quanto l’organismo è assuefatto dal suo uso. Alla fine di tutto, però, la situazione si stabilizza: Morra è candidato al Senato, è uno scrittore di successo, non ha più nemici ed è riuscito a ricucire definitivamente il rapporto con la sua compagna perché è riuscito a manipolare il principio attivo del farmaco e quindi a potenziarne gli effetti ma anche a rimuoverne le reazioni negative.

Messa così, sembrerebbe un farmaco da sogno: alla fine tutti punteremmo sul finale, nonostante le tante peripezie. Il problema, però, è quello che scaturisce proprio dalla perfezione: nessun rischio, tutte le nostre scelte sono lineari, senza margine d’errore. Difatti, si inibisce quello che è lo spirito d’avventura. La bellezza dello spirito umano risiede proprio lì: tutto ciò che facciamo nella vita è un’altalena, un continuo oscillare, un costante tentativo. Essere temerari, sperimentare i salti nel vuoto, le passeggiate nel buio, perché sappiamo cosa stiamo facendo, ma non sappiamo cosa ci attende alla fine del percorso. Certo, spesso e volentieri prendiamo decisioni proprio quando abbiamo tante certezze, ma pensiamo ad altre cose: cosa sarebbe l’amore, ad esempio, se non fossimo disposti ad affrontare tanti ostacoli, persino quello di un rifiuto?

Varrebbe la pena diventare “invincibili”?

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