Ultras, un film come Teste rasate?

di Giovanni Rea.

È uscito venerdì 20 marzo di quest’anno, su Netflix, il film di Francesco Lettieri, il regista che gira i video musicali al famoso cantante partenopeo e dal volto sconosciuto Liberato.

Il titolo del primo lungometraggio del regista è Ultras, un titolo che sicuramente avrà attirato l’occhio dei cinefili, dei tifosi e, per l’appunto, di chi appartiene al mondo delle curve degli stadi.

Il film, francamente parlando, non ha nulla di cosi tanto innovativo, guardano la pellicola ritroveremo molti cliché presenti in tanti altri lungometraggi visti e rivisti, ha una morale scontata e un finale molto simile a quello del film Teste rasate, film del 1993 girato da Claudio Fragrasso e conosciuto in larga parte solo dall’area dell’estrema destra italiana.

Gli attori che interpretano gli Ultras napoletani del gruppo Apache (gruppo puramente immaginario) sono vestiti quasi tutti nel famoso stile Casual, un modo di vestire che iniziò a spopolare sugli spalti tra gli anni 70/80. I primi che adottarono questo tipo di vestiario furono i supporters inglesi che, a causa del loro abbigliamento precedente in stile skinhead, erano facilmente individuabili dall’occhio vigile dei poliziotti e quindi, per ovvie ragioni, decisero di vestirsi in maniera più comoda e sportiva per non essere subito riconosciuti da Scotland Yard. La sottocultura Casual, dopo poco, sbarcò anche in Italia e ben presto anche i nostri tifosi utilizzarono questo tipo di outfit.

I brand più famosi della suddetta sottocultura che ritroviamo nella pellicola sono: Lyele&Scott, Weekend offender e la famosa Adidas.

Ultras, però, qualcosa di profondo ce l’ha. È lungometraggio che spiega con i minimi dettagli l’importanza del gruppo, della fratellanza, dell’onore.

Ti fa capire che un ultrà da solo non è nessuno, è insieme al suo “branco “ che diventa qualcuno e che diventa invincibile.

Il film ci mostra anche come i ragazzi del gruppo Apache si organizzino per preparare gli striscioni da portare allo stadio, l’importanza delle riunioni, del rispetto delle gerarchie e la rivalità tra la nuova generazione e la vecchia guardia.

Non sono mancate le inutili scene d’ultraviolenza (per citare Arancia meccanica) che hanno solamente contribuito a sporcare ancora di più l’ambiente degli ultras che già non gode di un’ottima nomea.

Difatti, non a caso, qualche giorno prima dell’approdo del film su Netflix, alcuni tifosi napoletani hanno esposto degli striscioni con su scritto: “Ultras, un film che farà cagare peggio di quello di Natale”; oppure: “Ultras, chi la vive non la vende, la nostra vita non si può filmare. Questa pellicola farà cagare”.

Durante la visione del film potremo udire anche una delle ultime canzoni di Liberato intitolata We come from Napoli.

Qualcuno ha anche paragonato il film di Lettieri a quello di Lexi Alexander, Hooligans. Anche se in realtà i due film sono molto differenti tra loro, non solo per quanto riguarda la trama ma anche sul campo della fotografia e sul diverso modo di raccontare il mondo delle tifoserie.

Che dire? Un buon prodotto cinematografico, soprattutto per quanto riguarda la regia. Come primo lungometraggio non gli è andata del tutto male a Lettieri.

Ultras non si può di certo definire un capolavoro, ma è certamente un film godibile, guardabile e con un significato.

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