Avevamo ragione noi. Lo avete capito tardi e male

Di Manuel Berardinucci

La mente non conosce quarantena. Il mantra, ripetuto ossessivamente dalle forze governative con accolito belare cittadino, è quello di evitare le polemiche. Ma l’Unità Nazionale (chimera da 75 anni) non si raggiunge ponendo in pausa il cervello, considerato che solo in tal modo, le tanto avversate polemiche, potrebbero essere scongiurate. Dunque come evitare, dinnanzi agli accadimenti che osserviamo, di esclamare: “avevamo ragione noi!”? Ci hanno detto per anni che eravamo fuori dalla Storia, che certe Idee ormai avevano compiuto il loro corso e che indietro non si torna! Poi è arrivato un virus cinese e ha destabilizzato l’assetto ideologico liberalprogressista dominante in Occidente (per quanto esso abbia irresponsabilmente tentato di resistere attraverso aperitivi antirazzisti e abbracci ad orientali). Innanzitutto è stato ristabilito il primato della Nazione. Lo stadio maggiore entro cui vengono considerate le necessità dei cittadini sono gli Stati Nazionali e non i grandi agglomerati globali. Questi ultimi, senza inoltrarci nel tecnicismo, intervengono non per amore dei loro membri o per senso di Giustizia ed Equità, ma soltanto nel momento in cui la loro ignavia rischia di farli implodere. In ultima analisi sono enti che agiscono col solo fine di salvaguardare la loro stessa esistenza, si autoalimentano. Lo Stato invece, inteso come entità giuridica legata  alla Nazione, è direttamente responsabile di quel che accade a chi ne è parte.

Strettamente conseguente a tale considerazione, c’è la recente riscoperta in tutta Europa, dei tanto vituperati confini. Essi non sono un orpello sul quale si trastullano i “pericolosi nazionalisti”, ma precondizione di sicurezza per ogni Nazione. I confini non necessariamente chiudono, ma consentono di regolare, bloccare se necessario, tutelare chi sta dentro. Immaginate un mondo senza confini, da molti auspicato, obbligato a gestire l’emergenza sanitaria in corso. Il caos. I nostri progenitori Romani giunsero a dedicare una festività, Terminalia, al Dio Terminus protettore, tra le altre cose, dei confini (della città e tra possidenti). Che fossero limes, mura medievali, fiumi, catene montuose, i nostri Padri consideravano i confini Sacri. Il mondo ha compreso questa importante lezione, l’Italia solo in parte, ostaggio com’è, dell’ideologizzazione di chi la governa.  Ma confini non sono soltanto quelli fisici tra Nazioni o tra regioni. Il confine deve essere imposto anche al proprio Io, alla propria individualità, ai desideri di ognuno, agli istinti. La quarantena ci sta obbligando a farlo.

Si sta, inconsciamente, mettendo in discussione il significato stesso di libertà. Premetto che lo scrivente avrebbe adottato metodi differenti di contenimento del contagio, guardando magari ad altri Paesi asiatici, i quali hanno sfruttato il potenziale tecnologico facendo interventi mirati senza paralizzare lo Stato, anziché imitare (senza neanche molta capacità organizzativa) una dittatura atea e comunista. Ma ormai tant’è e non resta che adeguarsi, dopotutto “dura lex, sed lex”. Dicevo della libertà. Abbiamo vissuto per anni nell’erronea convinzione che essa fosse il fine più alto e culminante di ogni società. Riscopriamo invece, attraverso un tragico evento e decisioni avventate, una Verità negata per troppo per tempo: la libertà è un mezzo per il Bene Supremo. Dovremmo riiniziare a considerare la falsa idealizzazione della Libertà propinata per decenni dal Pensiero Unico Occidentale. E’ Sacra, certo, ma non in senso di autosufficiente, lo è perché attraverso essa la Civiltà ha conosciuto vette elevatissime. Non appena è stata slegata dalla Morale e dal vincolo del raggiungimento di un fine più Alto, ha generato Mostruosità e Degrado. Ma sfuggiamo anche alla tentazione di guardare a certi regimi orientali: lì la libertà viene incatenata e vincolata non per raggiungere l’Altezza, ma per guardare ancora più in basso, verso il Nulla, verso l’oblio.

Scendendo nel pratico, avevamo ragione circa l’impossibilità per una Nazione di seguire pedissequamente i vincoli imposti da quel Moloch conosciuto col nome di Unione Europea e contestualmente di perseguire il Benessere dei propri cittadini. Infatti dinnanzi al primo grande evento storico che l’Europa post-Seconda Guerra Mondiale si è trovata ad affrontare, quelle regole si sono mostrate futili, quando non di intralcio e dunque da neutralizzare. Considerata l’inutilità del cappio euroinomane in tempi di ordinaria amministrazione e la conferma di tale tendenza in situazioni straordinarie, il dubbio sul motivo della nostra permanenza in tale Agglomerato sovrannazionale sovviene a chiunque sia dotato di raziocinio.

Infine avevamo ragione sulla necessità di una figura autorevole in grado di esercitare determinati poteri. Un’istanza che potrebbe articolarsi sotto varie forme e che il centrodestra repubblicano ha sempre avanzato nel nome del Presidenzialismo. La sinistra ha sempre avversato tale iniziativa, rispolverando ad ogni piè sospinto l’antifascismo nel nome della vile stirpe partigiana, la difesa della “Costituzione più bella del mondo” e paventando il pericolo di eventuali  svolte autoritarie. Dopodiché, alle prime avvisaglie di situazioni emergenziali, il loro Presidente del Consiglio svuota il Parlamento del proprio ruolo e si pone come “Capetto Nazionale” (stavo per scrivere “Ducetto” ma il paragone sarebbe stato impietoso) con smanie di protagonismo. Non avevamo forse ragione? Non è forse vero che una Patria necessita di figure forti e autorevoli al tavolo di comando, che possano prendere decisioni anche tempestive se necessario? Certo, non è giusto, non è normale e non è conveniente per l’interesse nazionale, che a tale ruolo assurga un ometto soltanto perché selezionato da Luigi Di Maio (LUIGI DI MAIO).

Bisogna poi tristemente riconoscerlo, avevano ragione gli altri, sulla scomparsa di Dio dal Cuore degli Uomini e delle Nazioni. La Teofobia illuminista di cui già parlava il Conte DeMaistre è arrivata al suo culmine, se propugnata addirittura da uomini di Chiesa. Le messe sospese per la prima volta nella storia della Cristianità (bombe e pestilenze nulla poterono contro la Fede, quando essa era integra), come se Dio potesse andare in quarantena. Sacre Liturgie interrotte dall’ingresso della Polizia come in uno dei peggiori regimi comunisti, soltanto perché un eroico sacerdote fa entrare qualche fedele in parrocchia nel rispetto delle norme di sicurezza e di distanza e gli Alti Ministri del Signore che tacciono.

Avevamo ragione, ma lo avete scoperto troppo tardi.

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