L’Italia dopo il Coronavirus

di Leandro Castelli.

Care e cari lettori, quello che ho scritto in questo articolo non è una previsione, ma è frutto del mio pensiero e del ragionamento effettuato in base agli eventi e alle azioni fatte dal Governo e dalle Regioni.

Siamo tutti consapevoli dell’emergenza Coronavirus in Italia, in Europa e nel Mondo, soprattutto nel nostro Stato, in primis, e poi nel nostro continente, in particolare nell’Unione Europea e nelle sue istituzioni.

Voglio partire col mio ragionamento dagli organi più importanti: Governo, Parlamento e Presidente della Repubblica. Partiamo da quest’ultimo, Sergio Mattarella, al momento, se dovessi dare una valutazione, sarebbe bocciato, assente ingiustificato. In questo momento delicato per il presente e il futuro della nostra Nazione, il Capo dello Stato si è sentito poche volte e quelle volte non è stato né incisivo né rassicurante. Passiamo ora al Parlamento, che in questo momento è pressoché inesistente, coinvolto nell’emergenza pochissime volte, però, voglio essere sincero, non so se sia una cosa positiva o negativa, ma, con l’assenza dei un protocollo per le emergenze di questo tipo, è difficile mettere da parte le voci del Parlamento. Dulcis in fundo, per quanto riguarda l’Italia, il nostro Governo, capeggiato da Giuseppe/i, a cui ci sarebbe un elenco di azioni e modi a cui rimproverare, come la sottovalutazione del virus quando era uscita la notizia dalla Cina, il poco coraggio di prendere decisioni rigide, i modi di comunicare o far trapelare decreti delicati per il periodo in questione e, secondo me ancora più grave, il rapporto che c’è tra Governo e Regioni e, in queste settimane, si sta vedendo in modo chiaro come ci siano diverse vedute tra le richieste dei governatori, come Fontana e Zaia, e il Governo. Quando finirà questa emergenza, dovranno cadere un po’ di teste, come quella di Giuseppe Conte e Boccia, quest’ultimo protagonista di uno spiacevole siparietto col Capo della Protezione Civile Borrelli, dove prendevano in giro l’Assessore al Welfare per le mascherine, che a vista di tutti, erano dei panni per la polvere, inoltre, a fine emergenza, bisognerà ridiscutere il ruolo del Presidente della Repubblica, finora poco incisivo e poco rilevante.

Finito il mio ragionamento sull’Italia e sui suoi origani, ora passiamo all’Unione Europea e alla BCE: queste istituzione sovrannazionali si sono rilevate lente e dannose, da una parte, la Banca Centrale, che con le parole di gravissima rilevanza hanno fatto bruciare miliardi di euro, perdite importanti in Borsa (-17% Milano) e spread schizzato alle stelle e, l’Unione Europea, che ha sospeso il Trattato di Schengen e il Patto di Stabilità con grosso ritardo, soprattutto quando Francia e Germania hanno rilevato un’impennata nel numero degli infetti. Anche in questa situazione, a fine emergenza, dovrebbe esserci la necessità di ridiscutere il ruolo dell’Unione Europea negli stati nazionali e domandarci il perché, una istituzione che comprende 700 milioni di persone, non abbia avuto un protocollo unico Europeo per le epidemie.

Quello che ho scritto nel mio articolo sono solo frutto del mio ragionamento, però spero che questa emergenza faccia emergere le lacune delle varie istituzioni e faccia riflettere chi di dovere, per il bene delle persone.

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