Ci meritiamo davvero i nostri politici? Assolutamente sì

di Simone Casi

Quante volte ci saremo lamentati in vita nostra dei politici? Di quanto siano incoerenti, incapaci, scansafatiche, idioti e corrotti? Di quanto il paese funzioni male per colpa loro, e di quanto le cose vadano di male in peggio? Di quanto siano incapaci di empatia, di quanto non si calino assolutamente nei panni di chi potrebbe risentire delle loro azioni sconsiderate ma di quanto, anzi, non gliene importi proprio niente?

Innumerevoli volte ci saremo lagnati così, senza alcun dubbio, vuoi per sfogarci dei nostri problemi quotidiani o perché genuinamente infuriati contro delle autorità certe volte davvero pessime.

Ma, in fondo, la politica di un paese non è espressione del popolo di quello stesso paese? Del resto si chiama “rappresentativa” mica per caso!

Ce ne stiamo accorgendo in questi giorni, che non siamo poi tanto diversi dai nostri politici. Spesso li critichiamo per la loro incoerenza, ma siamo i primi a non rispettare le leggi e i divieti che ci vengono imposti. Siamo i primi a sorpassare il limite di velocità nelle strade infischiandocene degli altri, perché premere sull’acceleratore è bello. Siamo i primi a sporcare e inquinare, perché tanto una cicca in più per terra che differenza vuoi che faccia. E siamo, purtroppo, i primi a non rispettare le norme sanitarie, perché non ci va di restare chiusi in casa.

Basta affacciarsi alla finestra e si potranno vedere persone che passeggiano tranquille, che conversano, che portano a spasso il cane, che corrono, che vanno in bici, tutti assieme appassionatamente e in gruppetti anche molto affiatati. E queste sarebbero scene normali; peccato che ciò, alla luce della drammatica emergenza coronavirus, sia stato severamente proibito, poiché a causa dell’alta contagiosità del morbo tali comportamenti sono al limite del terrorismo. E se queste persone vengono fermate trovano tutte le scuse possibili e immaginabili: “E perché no?”, “Ma io in casa soffoco”, “Ma io ci impazzisco”, “Ma tanto è solo per cinque minuti”, “Ma tanto non succede niente”, “Ma tanto qui non c’è nessuno”, “Ma tanto a me non capita”.

Niente, non ce la facciamo, è più forte di noi. Viene da pensare che l’anarchia ce l’abbiamo proprio nel sangue. Del resto lo dice anche l’Inno di Mameli, ad un certo punto: “Noi siamo da secoli / calpesti, derisi / perché non siam popolo / perché siam divisi.”. Siamo incostanti e litigiosi, non riusciamo mai a metterci d’accordo su niente: ognuno ha la sua irremovibile opinione, e non è disposto ad accettare compromessi.

Siamo insofferenti verso l’ordine costituito, qualsiasi sia la sua natura, e dobbiamo sempre fare di testa nostra. Ci sentiamo i più virtuosi di tutti, ma appena se ne presenta l’occasione non esitiamo ad approfittarci, a fregare, a schiacciare chi è più debole o sfortunato di noi. Siamo noi i primi ad essere incoerenti: ci lamentiamo di un torto che subiamo, salvo poi infliggere noi stessi quel torto a qualcun altro. Insultiamo chi non rispetta la legge, salvo poi, alla chetichella, imitarlo se ci fa comodo.

Quindi ha senso lamentarsi dei vari Salvini, Di Maio, Conte, Renzi e chi più ne ha più ne metta, se noi stessi in fondo non siamo poi tanto diversi da loro? Ha senso prendersela tanto con chi non rispetta i divieti sanitari se poi, visto che noi siamo noi, ci si permette di ignorarli a propria volta, magari proprio per ripicca contro quei politici antipatici che ce li impongono?

Errare è umano, e perseverare non solo è diabolico, ma a quanto pare anche prettamente italiano.

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