Didattica a Distanza: l’ARMIR della Scuola Italiana

di Gaspare Cremonini Battistuzzo

Strade silenziose, negozi sbarrati, scuole chiuse: il nostro paese, il nostro mondo occidentale sembra vivere ore di distopia post nucleare. Quel che un microscopico virus – Covid-19 all’anagrafe dei virus, – sta riuscendo a fare al nostro mondo di certezze granitiche quanto fallaci è sotto gli occhi di tutti.

Al contempo, assistiamo all’eroismo di medici, infermieri e sanitari in genere che combattono tutti i giorni in prima linea – è il caso di dirlo, – contro un nemico invisibile che potrebbe facilmente ghermirli da un momento all’altro; in prima linea, sul medesimo fronte, si schierano anche i militari, per solito bistrattati e spesso insolentiti, tacciati di muscolare stupidità, i quali stanno invece controllando i cordoni sanitari, le strade, stanno costruendo ospedali da campo (siamo al terzo, in pochi giorni) e stanno schierando, anch’essi, tutto il loro potenziale di medici e sanitari militari.

Gli ufficiali dello Stato sono tutti al lavoro. Tutti come possono provano a far andare avanti le funzioni vitali del paese, con o senza il supporto che dovrebbe esser loro garantito. Tra questi, pur se qualche linea più indietro rispetto a soldati e dottori, vi sono anche gli insegnanti, alle prese con la famosa Didattica a Distanza e le lezioni online.

Il Ministro Azzolina continua a ribadire, intervista per intervista, che la Scuola si è prontamente attivata sul fronte della continuità didattica, da un lato, e su quello del sostegno psicologico ai giovani, dall’altro. Il Ministro ha ragione, indubbiamente, solo che dimentica di specificare un dato importante: una cospicua parte dei nostri docenti marcia con scarpe di cartone.

Proprio come la sfortunata ARMIR (Armata Italiana in Russia), inviata da Mussolini a raggiungere gli alleati Nazisti sul fronte russo equipaggiata di scarpe di cartone e fornelletti da campo, così anche gli insegnanti si trovano spesso, in questo periodo, a dover fare i conti con una Scuola che scopre solo ora l’esistenza di necessità digitali.

Non è infrequente che gli insegnanti, anche a scuola ed in presenza, spesso abbiano problemi per firmare o compilare il Registro Elettronico, strumento imposto dal Ministero e che avrebbe dovuto risolvere tutti i problemi della Pubblica Istruzione: peccato che con una certa frequenza persino la connessione ad Internet, nei vari plessi scolastici, sia così carente da costringere il personale docente a dotarsi di propri tablet per poter firmare le ore di lezione. Come a dire un dottore che compra i bisturi sterili di tasca propria…

Il vero problema è che l’ARMIR della Scuola italiana si trova ora a dover organizzare videoconferenze con computer vecchi, spesso sprovvisti di telecamera e microfono; ancora più spesso ed in molte zone disagiate d’Italia i computer non li hanno né insegnanti né studenti, ancorché il Ministero abbia appena stanziato ottantacinque milioni di euro per colmare questo vuoto sociale ancor prima che tecnologico.

A tutto questo si aggiunge l’aspetto normativo. Il Ministero dell’Istruzione non ha ancora chiarito compiutamente quali siano i contorni legali di questa emergenza per il settore scuola. Restando in piedi il Decreto del Presidente del Consiglio che parla di ‘interruzione dell’attività didattica’, qualsiasi cosa i docenti facciano con e per gli allievi risulta essere un aiuto spontaneo che essi forniscono ai ragazzi per ‘mantenere attivo il dialogo formativo’.

Tuttavia, un po’ come nel 1943 quando c’erano alti comandi che dicevano ‘andate coi Tedeschi’ ed altri che dicevano ‘andate con gli Americani’, anche in questo caso il Ministero tende a creare confusione: se da un lato l’attività didattica è interrotta, e con essa giocoforza le lezioni in presenza che della Scuola costituiscono il fulcro, dall’altro lo stesso Ministero urge Presidi e componenti collegiali ad attivare la didattica digitale con le forme di quella in presenza.

Risultato? Molti docenti fanno lezioni per le quali non possono legalmente firmare il registro; gli studenti vanno e vengono dalle medesime come se si trattasse di noiose televendite in TV, tra uno spuntino ed una videochiamati cogli amici; resta impossibile valutare i ragazzi poiché mancando la didattica in presenza (ossia l’attività didattica per come normata dal Contratto Collettivo dei docenti e accettata dalle famiglie) sarebbe un abuso la somministrazione di verifiche e relativi voti.

Senza troppi giri di parole, la Scuola Italiana si sta barcamenando alla bell’e meglio in acque difficili, del resto difficili per tutti i settori del Paese: ciò che però davvero manca in questo momento è una voce seria, univoca e chiara da parte del Ministro Azzolina che spieghi, una volta per tutte, a docenti e discenti (nonché alle loro famiglie) quale sarà l’indirizzo da prendere per i prossimi mesi, ricordando che ci sono le classi terminali sospese sul filo del rasoio in attesa di capire che cosa accadrà della loro Maturità.

Riprendendo la similitudine bellica, ci sembrerebbe utile trovare una soluzione facilitante per questi giovani, come la si trovò nel 1943 od in altri momenti di ‘emergenza nazionale’: meglio sapere subito cosa fare e farlo bene, pur nell’eccezionalità della situazione, piuttosto che continuare a far finta che la cosiddetta Didattica Online possa sostituirsi a quella in presenza per poi scoprire che si dovrà, di nuovo, recepire un ennesimo contrordine.

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