Gli orrori dell’unità 731 – La storia segreta del programma di armi batteriologiche giapponese

Di Franz Camillo Bertagnolli Ravazzi

Premessa

Poco nota in Europa è la storia degli orrori dell’unità 731 , forse perché a quasi tutti gli scienziati che vi lavorarono fu dopo la guerra garantita l’immunità in cambio dei dati dei loro esperimenti e tutto venne passato sotto silenzio. Questo articolo racconta la sua raccapricciante storia.

Shiroo Ishii il padre dell’unità 731

Nato nel 1892 da famiglia aristocratica e tradizioni feudali in un piccolo paese vicino Tokyo, Shirō si distinse sin in giovane età per la sua brillante intelligenza. Ammesso nell’esclusiva Università Imperiale ,si laureò in medicina nel 1920. Terminati gli studi universitari si arruolò nel Terzo Reggimento della Divisione della Guardia Imperiale, e – grazie alle sue conoscenze – venne presto promosso tenente.

Nel frattempo i suoi studi accademici continuarono incessantemente, sino all’ottenimento di un dottorato in patologia umana, sierologia e batteriologia all’università di Kyoto. Deciso a migliorare continuamente la sua posizione all’interno del mondo accademico e militare, sposò Araki Kyoko, figlia di Araki Torasaburo, medico e rettore dell’università di Kyoto.

Nel 1924 una terribile epidemia di encefalite emorragica di tipo B decimò la popolazione del distretto di Kagawa. Ishii, intervenuto direttamente sul campo, grazie al suoi ingegno e ai suoi studi realizzò degli speciali filtri per isolare e studiare il virus. Promosso capitano, nel 1927 prese il dottorato in microbiologia e venne trasferito all’ospedale militare di Kyoto.

Fu proprio nel centro medico che lesse un articolo inerente alla Convenzione di Ginevra. Gli echi della Grande Guerra si erano appena spenti, eppure il ricordo delle terribili armi chimiche e batteriologiche del Kaiser era ancora vivido nella mente dei reduci di trincea; la Convenzione di Ginevra ne scoraggiava espressamente l’uso per tutte le guerre a venire.

Seppure l’interesse dell’esercito giapponese nel settore delle armi batteriologiche non fosse ancora di dominio pubblico, è difficile credere che Ishii poté assentarsi dal suo ruolo d’ufficiale per due anni, rimanendo completamente impunito. Ed infatti, rientrato in patria, trovò, nelle figure di Araki Sadao, ministro della Guerra, nel generale Nagata Tetsuan e nel ricercatore medico Koizumi Chikahiko, l’appoggio necessario per le sue ricerche batteriologiche. Promosso al grado di maggiore, cominciò a coltivare letali colture di tifo, peste, colera e antrace.

L’invasione della Manciuria e gli inizi del programma

L’occupazione giapponese nel 1932 della Manciuria, una regione al Nord della Cina, e la creazione dello Stato fantoccio del Manchukuo, furono per Ishii la grande occasione per poter realizzare finalmente esperimenti sul campo.

Inizialmente fu prescelta, come centro per la ricerca e lo sviluppo di armi non convenzionali, una vecchia distilleria di sakè ad Haerbin. Fin da subito la scelta di questo paese si rivelò infelice perché minava la segretezza che la ricerca imponeva: Haerbin era una città abitata da quasi quattrocentomila anime, quindi, la presenza di questi laboratori non poteva certamente passare inosservata. Perciò, nell’estate del 1932, Ishii trasferì il centro di ricerca in un piccolo paesino a cento chilometri a sud-est di Haerbin, ben collegato dalla ferrovia e al riparo da occhi indiscreti: Beiyinhe.

Qui, attorno ad un area di due chilometri quadrati, furono costruiti circa cento edifici che dovevano ospitare centri di ricerca, laboratori e alloggi del personale scientifico e militare. L’edificio più grande si trovava al centro del complesso ed era suddiviso in due sezioni: la prima comprendeva le prigioni, i laboratori per gli esperimenti e il forno crematorio, la seconda gli uffici, le mense e i magazzini.

La struttura venne ribattezzata unita Togo, in memoria dell’ammiraglio Togo Heihachiro. Le prime cavie di Ishii furono i prigionieri di guerra e i comuni criminali presenti nella struttura carceraria di Beiyinhe.

Per non pregiudicare gli esperimenti, tutti i prigionieri vennero ben nutriti durante la loro permanenza nel campo, che di solito non superava il mese. Le prime cavie umane vennero infettate con tifo, dissenteria, vaiolo, morava, antrace e peste bubbonica. Successivamente vennero vivisezionate senza la somministrazione di anestetici, per non alterare i risultati dei test.

Miracolosamente, nell’ottobre del 1934 alcuni prigionieri riuscirono a fuggire dall’Unita Togo. Ricongiunti con i commilitoni e i compagni d’istanza nella regione, raccontarono dei terribili e disumani esperimenti del campo di concentramento. Venuti a galla i crimini dell’unita Togo, il centro di Beiyinhe venne prontamente raso al suolo, e i restanti prigionieri uccisi sommariamente.

Le scoperte “scientifiche” di Ishii gli valsero altre promozioni che lo portarono, all’età di 43 anni, al grado di tenente-colonnello. Fu anche nominato capo dell’ufficio per la prevenzione delle epidemie e la purificazione dell’acqua.

Grazie allo sfruttamento e alla schiavitù di migliaia di cinesi, innumerevoli campi di ricerca nacquero nel territorio della Manciuria, tutti facenti riferimento alla nuova sede centrale di Pingfan.

Sempre situata vicino ad Harbin, Pingfan ospitava più di 150 edifici tra prigioni, laboratori, serre, forni crematori, magazzini, mense, e centri svago per il personale medico. Lungo tutto il perimetro venne installata una recinzione elettrificata, mentre il governo fantoccio proibii il volo sull’intera area.

La creazione dell’unità 731 e la sua struttura 

L’unità scientifica fu chiamata inizialmente Ishii, in onore del suo fondatore, ma nel 1941, per ragioni di sicurezza, il nome divenne “Unità 731”. Essa fu divisa in otto sezioni.

La “Sezione I” comprendeva tutti gli impianti di ricerca e produzione degli agenti patogeni da utilizzare contro il nemico. La “Sezione II” si occupava degli esperimenti. In questa unità gli scienziati svilupparono e testarono sugli animali e sulle persone l’effettiva efficacia dei vari tipi di bombe biologiche e batteriologiche. La “Sezione III” si chiamava Unità per l’Approvvigionamento dell’Acqua e la Prevenzione Epidemica e dal 1944 fu incaricata anche di produrre i contenitori per le bombe biologiche. La “Sezione IV”, chiamata Divisione per la Produzione e la Fabbricazione per l’Unità 731, si occupava degli impianti di produzione degli agenti patogeni, era inoltre responsabile dell’immagazzinamento e mantenimento di tutti i microrganismi pericolosi. La Sezione per l’Educazione, la quinta, aveva il compito di formare il personale appena dislocato nel complesso scientifico 731. La Sezione degli Affari Generali, la sesta, era incaricata della tesoreria del centro, mentre la settima (la Sezione Materiali) costruiva e metteva a punto le bombe biologiche e batteriologiche, preparava e forniva il materiale per la messa a coltura degli agenti patogeni. L’ultima unità, la Sezione Diagnosi e Trattamento, si occupava dei vari problemi medici che potevano colpire il personale dell’Unità.

Gli esperimenti

All’interno dell’unità 731 gli scienziati, oltre a cercare ceppi di batteri e virus sempre più letali, si occuparono anche di tutta la logistica di diffusione, immagazzinamento e prevenzione di un’eventuale guerra chimico/batteriologica.

Nella totale indifferenza del personale medico, i prigionieri – chiamati pezzi di legno “ Maruta” – furono sottoposti a barbarie disumane. Vennero sperimentati gli effetti del tifo sul corpo umano, dapprima usando granate cariche di pallettoni di argilla e tifo lasciate detonare vicino ai prigionieri.

Successivamente, venne fatta bere loro una soluzione di acqua, zucchero e agenti patogeni. I pezzi di legno fungevano anche da incubatrici per i batteri, salvo poi essere dissanguati per isolarne i ceppi più letali.

Obbligate ad avere rapporti con prigionieri infetti, gli scienziati osservarono il degrado del corpo sotto l’effetto di sifilide e gonorrea. In caso di gravidanze, il malato interesse scientifico delle equipe dell’unità 731 sfociava nella vivisezione di madre e feto.

Nel tentativo di trovare un efficace rimedio alla cancrena e ai danni da congelamento, il dottor Yoshimura Hisato condusse esperimenti diretti sulle cavie umane.

In un distaccamento dell’unità 731 i prigionieri vennero lasciati a temperature di -20°, con braccia e gambe bagnate. Quando l’arto, al contatto con una bacchetta, produceva un rumore simile ad un ticchettio, il prigioniero veniva ricondotto al coperto per subire un’amputazione e un’attenta osservazione degli effetti della cancrena sui tessuti.

Altri sorti terribili toccarono i prigionieri dell’unità 731, tra cui morte per asfissia, folgorazione, inedia, avvelenamento, asportazione di organi, ustioni. Alcuni prigionieri vennero uccisi tramite pompe del vuoto, altri iniettando loro urina di cavallo nei reni o bolle d’aria nel sangue.

Gli attacchi sulla popolazione e i loro letali effetti

Dopo anni di ricerche, nel 1939 l’unità 731 mise in atto il suo primo attacco con armi batteriologiche. Per decimare le truppe russe e mongole presenti sul confine, i soldati trasportarono bidoni contenenti miliardi di batteri del tifo da gettare in un fiume vicino agli accampamenti nemici.

L’attacco fallì, in quanto le condizioni climatiche avverse e l’estremo freddo della corrente d’acqua del fiume uccisero la quasi totalità dei ceppi di febbre tifoide. Al contrario, la scarsa attenzione durante il trasporto causò il contagio di più di quaranta membri dell’unità giapponese.

Difficile credere che una simile operazione, così maldestra, fosse stata pianificata da Ishii.

In realtà, l’unità 731 aveva bisogno di ulteriori finanziamenti, e quindi organizzò una dimostrazione sul campo quanto più in fretta possibile per attirare l’attenzione delle linee di comando militare. Da questo punto di vista, fu un successo. L’unità 731 ricevette un premio per aver contribuito in una decisiva operazione tattica. Un anno dopo, nel 1940, l’imperatore Hirohito incrementò i fondi per ricerche e strutture.

L’unità 731 si occupò anche di studiare e progettare metodi di diffusioni delle proprie armi batteriologiche sempre più sofisticati. In principio i tecnici tentarono di costruire delle ogive contenenti batteri e virus da lanciare tramite pezzi d’artiglieria sulle linee nemiche. Questo metodo si dimostrò inefficace, in quanto il calore prodotto dalla detonazione uccideva la quasi totalità degli agenti patogeni.

Successivamente vennero progettate le bombe HA e Uji; si trattava di granate il cui scopo era quello di frammentarsi e provocare ferite infette nei soldati nemici. L’energia necessaria per la frammentazione del metallo, anche in questo caso, uccideva la gran parte di virus e batteri presenti all’interno.

Alla fine si optò per bombe lunghe tra i 70 e gli 80 centimetri, con un diametro di 20. Con una superficie rigata e riempita di esplosivo, al loro interno custodivano sei litri di materiale infetto, una spoletta a tempo e un rivestimento di ceramica. Lanciate dagli aerei, prima di toccare il suolo detonavano, spargendo pulci, batteri e virus sull’area interessata.

L’unità 731 non si limito ai lanci aerei. Nel 1940 attaccò la popolazione civile di Ningbo, nello Zhejiang. Infettò gli abitanti del villaggio con grano e riso misti a pulci della peste bubbonica, avvelenò i pozzi con tifo, mentre i tecnici distribuivano finti vaccini (in realtà sieri di colera, che stranamente non causarono l’autismo, ma solo un anno dopo, nel 1941, il colonnello Ota Kiyoshi condusse un’attacco aereo contro il villaggio di Changde, nell’Hugan. Grano, cotone, riso e più di trenta chili di pulci infette dalla peste bubbonica furono lanciati sugli ignari contadini. Nel giro di pochi giorni i tecnici dell’unità 731 tornarono a verificare gli effetti dell’attacco: centinaia di morti da peste nera e un focolaio in rapida espansione nei villaggi limitrofi. La coltivazione all’interno delle cavie umane, “le incubatrici”, resero i batteri della peste letali al 99%.

L’aggressività dell’epidemia segna il territorio cinese ancora oggi. In alcune delle zone bombardate, ancora prevalentemente contadine, si verificano tutt’oggi casi di cancrene batteriche a carico delle gambe, spesso nude all’interno delle risaie.olo il colera) ai contadini.

Nel 1942, il governo cinese denunciò il Giappone, accusandolo di aver scatenato epidemie di peste, tifo e colera utilizzando armi vietate dalla convenzione di Ginevra. Intanto, in Europa, Adolf Hitler diede il via all’operazione Barbarossa.

L’invasione dell’Unione Sovietica indebolì sensibilmente il fronte sino-russo, lasciando a Ishii la possibilità di agire indisturbato. Ordinando un’aumento della produzione delle armi non convenzionali, Ishii radunò i suoi uomini.

Piume d’uccello intrise d’antrace furono lanciate sul villaggio di Fuxing, animali e cibo infetto vennero distribuiti nel villaggio di Shangrao. Nel 1942 la città di Chongshan venne decimata dalla Yersinia Pestis.

Negli anni successivi, l’unità 731 perfezionò i suoi attacchi con il colera. Numerosi furono i villaggi contagiati da mosche e larve infette. La completa inesperienza degli abitanti, inermi di fronte a una simile barbarie, trasformò la regione in un focolaio talmente virulento da impedire alle truppe cinesi di raggiungere il territorio.

I tipi di esperimenti

Molti esperimenti e vivisezioni furono realizzate senza l’uso di anestetici, perché si credeva che potessero influire sui risultati o perché considerati non necessari, in quanto i soggetti erano legati, ma anche perché la reazione alla sofferenza potrebbe essere parte dell’esperimento  . 

    I prigionieri di guerra furono sottoposti a vivisezione senza anestesia.

    La vivisezione fu realizzata su prigionieri infettati da diverse malattie. Gli scienziati effettuarono interventi chirurgici nei prigionieri, eliminando organi per studiare gli effetti delle malattie sul corpo umano.

    Furono effettuate diverse sperimentazioni mentre i pazienti erano ancora vivi, in quanto si riteneva che il processo di decomposizione avrebbe alterato i risultati.

    Tra le persone infettate e sottoposte a vivisezione si trovavano uomini, donne, bambini, neonati.

    Le vivisezioni furono anche effettuate su donne gravide, rese tali spesso dagli stessi medici.

    Furono svolti esperimenti sul congelamento con successiva amputazione o successivo scongelamento per analizzare gli effetti della gangrena risultanti senza trattamento.

    Furono svolti esperimenti di escissione dello stomaco, fegato, polmoni o altri organi.

    Si usarono bersagli umani per provare granate poste a varia distanza e in posizioni differenti.

    Furono testati lanciafiamme su esseri umani.

    Alcune persone furono legate a dei pali e utilizzate come bersagli per provare bombe batteriologiche, chimiche ed esplosive.

    I prigionieri furono infettati con sieri contaminati con agenti patogeni, per studiare i loro effetti.

    Per valutare la ripercussione delle malattie veneree in assenza di trattamento, i prigionieri uomini e donne furono deliberatamente infettati con sifilide e gonorrea e successivamente studiati.

    I detenuti furono infettati con pulci al fine di valutare la possibilità di una guerra batteriologica.

    Parassiti, vestiti infetti, e alimenti contaminati furono gettati su vari obiettivi. Le risultanti epidemie di colera, antrace e peste bubbonica causarono la morte di almeno 400.000 cinesi.

    L’Unità 731 e le sue unità affiliate (Unità 1644, Unità 100….) superarono la fase di prova delle armi biologiche e portarono a termine attacchi biologici contro la popolazione cinese (tanto civili, quanto soldati) durante la Seconda guerra mondiale.

    Pulci infettate con la peste furono allevate nelle installazioni dell’Unità 731 e dell’Unità 1644, e disseminate con aerei sopra ad alcune località abitate da cinesi, come la città costiera di Ningbo nel 1940 e la città di Changde nel 1941. Tutto ciò produsse l’epidemia di peste bubbonica che uccise migliaia di civili cinesi

    Venne studiata la tularemia su civili cinesi.

    Alcuni prigionieri furono appesi a testa in giù, per osservare quanto tempo impiegavano a morire per asfissia.

    Ad alcuni prigionieri fu iniettata urina di cavallo nei reni

    Ad altri furono interrotti l’accesso all’acqua e l’alimentazione per verificare il tempo che intercorreva per morire.

    Altri prigionieri furono posti in camere ove si creava il vuoto, fino alla morte.

    Alcuni esperimenti furono realizzati per definire la relazione tra temperatura, ustioni da freddo e sopravvivenza umana.

    Alcuni prigionieri furono posti dentro una centrifuga, fino alla morte.

    Ad altri fu iniettato sangue animale, studiando gli effetti di questa azione.

    Alcuni prigionieri furono irradiati con dosi letali di raggi X.

    Furono provate, su soggetti umani, varie armi chimiche all’interno di camere a gas.

    Furono iniettate bolle d’aria nel flusso sanguigno di prigionieri per simulare embolie.

    Fu iniettata acqua marina in altri prigionieri per testare se si poteva usare come sostituto della soluzione salina.

    Furono testati i vari effetti dei toni binaurali su civili e prigionieri.

Gli altri distaccamenti

Altre unità tattiche e amministrative furono:

    Unità 516 a Qiqihar

    Unità 543 a Hailar

    Unità 773 a Songo

    Unità 100 a Changchun

    Unità 1644 a Nanchino

    Unità 1855 a Pechino

    Unità 8604 a Canton

    Unità 200 in Manciuria

    Unità 9420 a Singapore.

L’Organizzazione 

Sito per esperimenti Anta

Zona di prova all’aria aperta, situata a circa 120 chilometri dall’installazione di Pingfang

Centro delle operazioni Hsinking (Changchung) 

Il comando centrale della “Unità Wakamatsu” (Unità 100) era sotto il comando del veterinario Yujiro Wakamatsu. Questa installazione si dedicò allo studio delle vaccinazioni per proteggere gli animali giapponesi e, specialmente, dalla guerra biologica selettiva. Le malattie furono provate contro cavalli sovietici o cinesi o di altri prigionieri. Prima di questa prova, l’Unità 100 diresse una fabbrica per produrre i patogeni richiesti da altre unità. Furono gestite anche le prove di sabotaggio, dall’avvelenamento alla distruzione chimica dei raccolti.

Centro di operazioni Pechino 

Questo era il comando dell’Unità 1855: esisteva anche un ramo sperimentale ubicato in Chinan, Hebei. La peste bubbonica e altre malattie furono studiate intensamente in queste installazioni.

Centro di operazioni Nanchino

Questo fu il comando della “Unità Tama” (Unità 1644). Questa sezione condusse progetti e operazioni comuni con l’Unità 731.

Centro di operazioni Canton 

Il quartier generale della “Unità Nami” (Unità 8604). Questa installazione guidò la sperimentazione sulla privazione di alimenti e acqua su soggetti umani, così come la trasmissione idrica del Tifo. Inoltre questa installazione servì come il principale fornitore di ratti, perché le unità mediche le somministrassero i vettori della peste bubbonica per i loro esperimenti.

Centro di operazioni Singapore

Formato nel 1942 da Naito Ryoichi, l’Unità 9420 ebbe approssimativamente 1000 lavoratori con base presso l’Università Medica Raffles. L’unità era comandata dal generale di divisione Kitagawa Masataka e sostenuto dal comandante della sezione meridionale dell’esercito giapponese.

Centro di operazioni Hiroshima 

Una fabbrica segreta a Hiroshima produceva le armi chimiche per le unità militari e mediche giapponesi. Cominciando con la produzione di Iprite nel 1928, la fabbrica continuò con la elaborazione di armi chimiche come il Fosgene, la Lewisite, e il Cianogeno. Durante gli anni trenta, come peggiorò la guerra in Cina, nella fabbrica situata sull’isola sono state rimosse la maggior parte delle carte per rafforzare la riservatezza e la sicurezza.

Centro di intervento Manciuria (Unità 200) Associata direttamente all’Unità 731 e lavorò principalmente nella ricerca della Peste.

Centro di intervento Manciuria (Unità 571)

Con sede sconosciuta, fu un’altra unità che lavorò direttamente ed estesamente con l’Unità 731.

Brigate speciali ambulanti 

Unità speciali, guidate dal fratello maggiore di Shirō Ishii e frequentato solo da parte del personale della casa comune di Ishii. Operarono separatamente dalla organizzazione medica regolare organizzazioni come ricercatori e risolutori di problemi.

Unità per operazioni speciali

 Unità con assegnazione speciale e sconosciuta, in Manciuria e nel continente asiatico. Si è insinuato che la sperimentazione nucleare fu diretta in Manciuria da questa divisione fino alla fine della guerra.

La fine della guerra e il suo successivo insabbiamento

Il 9 agosto del 1945, in seguito all’invasione sovietica della Manciuria, tutte le varie Unità scientifiche e di sperimentazione esistenti nel territorio furono distrutte assieme alla documentazione relativa agli studi scientifici effettuati. Prima della loro distruzione, gli uomini dell’Unità 731 liberarono migliaia di ratti che provocarono la peste in numerose contee delle province di Heilungchiang e Kirin. Ovviamente quasi tutte le “cavie” ancora in vita furono uccise con iniezione letali o fucilate e gli scienziati e il personale tecnico ripararono in Giappone.

Al momento della resa, nell’agosto del 1945, ebbe inizio uno dei momenti più oscuri nella storia americana: gli Stati Uniti infatti, per evitare che i dati giapponesi sulla guerra biologica cadessero in mano sovietica, si impegnarono a sottrarre gli scienziati dell’Unità 731 al Tribunale di Tokyo, deputato a giudicare i crimini di guerra in estremo Oriente. Così tutti i membri dell’Unità 731, compreso Ishii, si salvarono, in cambio dei loro dati, dall’accusa di crimini di guerra. Era l’inizio della Guerra Fredda.

Nel 1945 il Giappone era sotto la responsabilità del generale statunitense Douglas MacArthur, cui fu affidata la rinascita democratica del Paese pur conservando l’Imperatore.

Solo una settimana dopo la resa giapponese il Dipartimento di Stato USA affidò al Colonnello Sanders il compito di localizzare la macchina da guerra biologica e lo stesso Ishii. Nei tre mesi successivi, Sanders interrogò molti importanti comandanti militari e scienziati dell’Unità 731, principalmente Yoshijiro Umezu, Capo dello Stato Maggiore dell’Esercito, il comandante della gendarmeria dell’imperatore dello Stato fantoccio del Manchukuo, il Colonnello Tomosa Masuda, il vice di Ishii, e il Maggiore Jun’ichi Kaneko, esperto in bombe batteriologiche. Del capo delle Unità scientifiche nipponiche nessuna traccia.

L’importanza di rintracciare e interrogare Ishii divenne prioritaria. Poco dopo lo scienziato nipponico fu individuato e, per sviare l’opinione pubblica, fu dichiarato morto. I giornalisti poterono assistere ai suoi falsi funerali. Ishii fu interrogato dal 17 gennaio al 25 febbraio 1946 dal Colonnello Thompson. Nell’interrogatorio lo scienziato giapponese si assunse tutta la responsabilità, allontanando l’accusa di implicazione dell’Imperatore Hirohito.

Tutti i programmi di ricerca biologica effettuati dall’Unità 731 furono secretati, specie quelli riguardanti esperimenti su cavie umane. La segretezza tuttavia durò poco. Nel gennaio del 1946, infatti, apparve sul “New York Times” un articolo che riportava un rapporto dell’U.S. Army, in cui si affermava che tra le vittime degli esperimenti di Ishii c’erano anche dei cittadini americani.

Il 6 maggio 1947 MacArthur inviò al Comitato di Coordinamento del Dipartimento di Stato, della Marina e della Difesa la richiesta di immunità ufficiale per Ishii e colleghi in cambio di importanti e ulteriori informazioni. Il 13 marzo 1948 il ministero della Difesa USA telegrafò al generale MacArthur autorizzando lo stesso ad accordare a Ishii e colleghi la totale immunità. Solo trenta membri dell’Unità 731 furono portati davanti al Tribunale di Tokyo per i crimini di guerra l’11 marzo 1948. Ventitrè di loro furono ritenuti colpevoli, cinque furono condannati a morte, ma nessuna sentenza fu eseguita. Entro il 1958 tutti i condannati erano liberi.

L’unica inchiesta giudiziaria mossa contro i fatti legati alle Unità di ricerca e sperimentazione batteriologica avvenne a Khabarovsk, in Unione Sovietica, nella Siberia orientale. Dal 25 al 31 dicembre del 1949 furono portati alla sbarra dodici membri delle varie Unità legate alla guerra non convenzionale, catturati dai sovietici nel 1945 nel momento in cui l’URSS, nel corso della sua avanzata in Manciuria, si imbatteva nelle diverse “fabbriche della morte”. Le prove furono raccolte nei quattro anni precedenti al processo e si basavano su diciotto volumi che raccoglievano interviste e testimonianze di soldati giapponesi collegati alle varie Unità di sperimentazione di armi di distruzione di massa. Tutti gli imputati confessarono di aver commesso terribili crimini contro civili cinesi e di aver utilizzato negli esperimenti uomini, donne e bambini, anche sovietici e americani. I dodici imputati accusarono anche l’imperatore Hirohito di essere a conoscenza del programma di guerra biologica e di aver dato il via libera alla costruzione dell’Unità 731 e affini.

I dodici uomini imputati erano: il generale Yamada Otozoo, il chimico Takahashi Takaatsu, il veterinario Hirazakura Zensaku, gli infermieri Kikuchi Norimitsu e Kurushima Yuji, i batteriologi Kawashima Kiyoshi, Nishi Toshihide, Karasawa Tomio, Onoue Masao e Sato Shunji.

Il processo di Khabarovsk non ebbe un forte impatto mediatico, ma la stampa sovietica mise bene in evidenza come Shiro Ishii e molti suoi colleghi fossero al sicuro e liberi in Giappone.

I dodici giudicati a Khabarovsk furono condannati a pene detentive che andavano da un minimo di due anni ad un massimo di venticinque. Nessuno fu condannato a morte, malgrado la natura dei crimini e sebbene la legislazione sovietica prevedesse la pena capitale per reati di entità infinitamente minore. Tutti furono rimpatriati nel 1956, anno delle liberalizzazioni seguite alla morte di Stalin. Anche in questo caso, le pene furono lievi perché probabilmente anche il governo sovietico avrebbe voluto ottenere informazioni utili da parte degli scienziati giapponesi.

Finita la guerra, numerosi scienziati giapponesi legati al programma di guerra biologica giapponese non solo si ritrovarono liberi, ma ottennero anche incarichi di prestigio. Naito Ryoichi, Kitano Masaji e Futagi Hideo, tra i principali pianificatori degli attacchi biologici in Cina e responsabili dei molti esperimenti sugli esseri umani all’Unità 731, fondarono nel 1947 una “Banca del sangue”, la Japan Blood Plasma Company, che si assicurò nel 1950 un fruttuoso contratto con gli Stati Uniti per le forniture di sangue ai soldati americani impegnati nel conflitto coreano.

Altri intrapresero la carriera accademica: il dottor Ishikawa Tachiomaru, ex patologo dell’Unità 731, divenne preside dell’Istituto di medicina dell’Università Kanazawa, una delle più illustri istituzioni giapponesi; Tabei Kazu, responsabile di molti esperimenti sul tifo nell’Unità 731, divenne docente di batteriologia a Kyoto; Ogawa Toru, ex addetto alla selezione dei ceppi più virulenti dell’Unità 1644, divenne professore alla Facoltà di medicina di Nagoya; Yoshimura Hisato, esperto degli esperimenti sul congelamento presso l’Unità 731 divenne presidente della Società di Meteorologia e guidò numerose spedizioni in Antartide per studiare, questa volta su dei volontari, gli effetti del freddo estremo sulla fisiologia umana; Wakamatsu Yujiro, ex capo dell’Unità 100, divenne membro scientifico dell’Istituto Nazionale della Salute e lavorò per vari istituti sanitari, specializzandosi nella ricerca pediatrica sulle infezioni da streptococco.

Più “sfortunato” fu Shiro Ishii, che non poté ottenere alcun incarico né in istituzioni private né pubbliche. Lo scienziato, dopo aver ottenuto la più completa immunità da parte degli Stati Uniti in cambio delle sue conoscenze, si ritirò nella sua casa nella prefettura di Chiba, nelle vicinanze di Tokyo. Condusse una vita tranquilla insieme alla sua famiglia, percependo un’ingente pensione da generale di divisione. Morì da libero cittadino, all’età di sessantasette anni, di cancro alla gola.


Fonti utilizzate 

https://it.wikipedia.org/wiki/Unit%C3%A0_731

https://leganerd.com/2017/03/12/lorrore-dellunita-731/

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