Caio Cesare Mussolini: serve un governo che rappresenti gli italiani

di Nicholas Pellegrini

Caio Giulio Cesare, pronipote di Benito Mussolini e figlio di Guido, è nato in Argentina, vissuto poi a lungo in Venezuela.

In Italia è stato per alcuni anni ufficiale di marina, nel corpo dei sommergibilisti. Ha poi lavorato come manager per Oto Melara, per poi trasferirsi negli Emirati Arabi Uniti per conto di un’azienda lIvornese che produce piccoli sottomarini e camere iperbariche. Dopo molti anni nel settore privato, da qualche tempo Mussolini ha iniziato ad avvicinarsi alla politica.
E’ entrato a far parte di Fratelli D’Italia il partito di Giorgia Meloni nel 2017, fu candidato all’Europarlamento per Fdi nel maggio del 2019.

N- Stiamo vivendo come paese una situazione molto difficile, da nord a sud. Che giudizio dai all’operato del governo Conte fino a questo momento? Cosa avresti fatto di diverso?

La gestione dell’emergenza da parte del Governo Conte e’ sotto gli occhi di tutti. L’errore di base è stato aver sottovalutato la minaccia: ricordate lo spot del Ministero della Salute dove il povero Michele Mirabella, da un ristorante Cinese, diceva che il contagio era difficile? Ecco, non aver agito in tempo e l’aver minimizzato i rischi ha peggiorato la situazione. Ricordiamoci “abbraccia un cinese” o combattiamo il virus del razzismo con un aperitivo (sì, all’epoca se dicevi che c’era il virus e arrivava dalla Cina eri razzista…). Era razzista o fascista qualunque iniziativa di buon senso che auspicasse un maggiore controllo sanitario.

C’è stato un grande scollamento e troppi contrasti tra governo e regioni, e ritardi colposi nel non recepire le richieste dei primi comuni colpiti e nello stabilire le zone rosse e chiuderle.
Si e’ perso tempo prezioso.
E poi la comunicazione è stata un disastro: dai decreti non ancora approvati ma resi pubblici fino alle conferenze stampa su Facebook.
Adesso bisogna cambiare strategia.
La soluzione per il contenimento e’ fare tamponi e identificare i malati prima che le condizioni degenerino e richiedano le terapie intensive, e scovare gli asintomatici, in modo da evitare ulteriori contagi. Poi bisogna fare i test sugli anticorpi, per individuare chi, senza sintomi, e’ guarito dalla malattia e può riprendere le attività normalmente poiché diventato immune.
Purtroppo bisognerà’ imparare a convivere con questo virus, e se le limitazioni e confinamenti sono necessari per limitare la diffusione, sono anche necessarie al più presto misure per far ripartire, con prudenza e tenedo conto del tipo di attività, l’economia del paese. Se non riparte l’economia le conseguenze saranno disastrose.

N- In poche settimane abbiamo visto l’Ue praticamente crollare, sintomo di quanto debole fosse. Pensi che sia arrivato il tramonto definitivo per l’Unione Europea?

Che questa Europa a trazione franco/tedesca non funzionasse era sotto gli occhi di tutti, e solo gli euromani in malafede non lo vedevano. Il corona virus ha evidenziato i limiti di una moribonda UE, e ne ha palesato le incongruenze strutturali: una Europa guidata dalla finanza, da burocrati non eletti ma nominati, un parlamento che non può legiferare, succubi di banche e le lobby che dettano le politiche.
L’Europa si e’ presentata sempre divisa e in ritardo sulle questioni strategiche e internazionali importanti. Finita l’emergenza i casi saranno due: o la UE cambia profondamente e rimette i popoli, la cultura, i valori e principi occidentali al centro della sua ragione di esistere, e concentrandosi sulle questioni strategiche (difesa, immigrazione, politica internazionale…), oppure possiamo celebrare mestamente con una prece il suo funerale.
Altro che più Europa, ci vuole più Italia.

N- Ma quando ci sarà da ricostruire l’Italia, può servire un governo di tutti? Ne abbiamo sentito parlare spesso in questi giorni.

Intanto servirebbe un governo che rappresentasse realmente gli italiani, e la loro volontà espressa nelle urne, che non sono di certo quelli in carica adesso.
Poi servirebbero persone competenti, ovunque: cosa ci si può aspettare da un ministro che vendeva bibite allo stadio? O da un portavoce del Premier che ha fatto il grande fratello?

N- Decreto Cura Italia. Secondo lei, è stato fatto troppo poco?

E’ poco. Siamo al paradosso che ricevono più soldi chi ha il reddito di cittadinanza che non chi lavora, si sacrifica, produce e crea ricchezza.
Bisogna fare ripartire l’economia al più presto poiché temo che ci saranno molte più conseguenze negative da questo che non dal virus come infezione. Le PMI sono la struttura portante dell’economia italiana. La chiusura forzata le sta mettendo in ginocchio. E’ necessario attuare al più presto politiche espansive e iniettare denaro nell’economia reale.

N- Come passi la quarantena? Un messaggio per gli Italiani e i militanti di Fratelli d’Italia?

Anche io resto chiuso in casa, ed esco solo per fare la spesa. Anche se ero un sommergibilista, non e’ facile restare confinati, ma e’ fondamentale per limitare la diffusione del virus. Cerco di continuare a fare sport per quanto possibile, e ginnastica in casa con vecchi attrezzi che ho recuperato. Anche la bicicletta sui rulli e’ di molto aiuto!

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