La sinistra va contro Orban, ma scorda se stessa

di Simone Casi

E’ ufficiale, Viktor Orban gode dei pieni poteri in Ungheria. Da oggi in poi il primo ministro potrà agire come meglio crede, e senza più ostacoli legali: potrà sospendere il Parlamento, legiferare autonomamente, rinviare o annullare le elezioni, e tutto ciò senza limiti temporali, che sarà lui stesso ad imporsi (cosa che ancora non è avvenuta). Una mossa molto rischiosa, rischiosissima, con la quale qualunque politico, anche il più integerrimo, sarebbe tentato di stabilire il proprio dominio incontrastato e personale.

Ovviamente le opposizioni sono subito insorte, accusandolo di gettare le basi per la dittatura, ma non credo che questo rischio ci sia concretamente per due motivi:

  • primo, Orban è un politico astuto e di lunga data, e sa che instaurare una dittatura vera e propria sarebbe insensato, oltre che controproducente su tutti i piani: a livello di prestigio sarebbe un duro colpo, poiché l’uomo forte piace ma il dittatore no, e il consenso di cui gode svanirebbe in breve tempo; a livello politico poi sarebbe un disastro, soprattutto internazionalmente: una dittatura nell’UE non sarebbe mai accettata (vedasi il caso della Turchia), e la sua nascita cagionerebbe la fine della permanenza di Budapest nell’Area Euro e un subitaneo isolamento internazionale;
  • secondo, questa non è una normale situazione che può essere affrontata con normali procedure, come invece qualcuno di poco buonsenso pretende. Basta pensare che l’Ungheria, nonostante la chiusura delle frontiere che aveva subito messo in atto, ad oggi conta circa 450 contagi e 15 vittime da coronavirus, cifre destinate ad impennarsi vertiginosamente nei prossimi giorni come già successo in numerosi paesi. C’è bisogno di provvedimenti forti, unitari, efficaci e subitanei, non si può concorrere col morbo se si pretende che il percorso sia pieno degli ostacoli della burocrazia.

Se qualcuno ancora pensasse che la risoluzione del Parlamento di Budapest sia esagerata, basta prendere in considerazione la vicenda di Steven Dick per rendersi conto della vera pericolosità del virus. Dick era un diplomatico inglese di 37 anni, un esperto di affari mediorientali che aveva lavorato a lungo in Arabia Saudita e in Afghanistan, il quale nel dicembre 2019 era divenuto vice-ambasciatore britannico a Budapest. Non si sa se avesse malattie pregresse, ma considerando che era piuttosto giovane e che ricopriva un delicato ruolo diplomatico, pare improbabile; sta di fatto che, per un caso o per un altro, in Ungheria è stato uno tra i primi a contrarre il coronavirus. E’ morto a Budapest il 24 marzo, stroncato all’improvviso dalla malattia. E’ forse ancora il caso di stare a tergiversare di fronte a storie del genere?

Chi ha fatto sentire con forza le proprie rimostranze è stata la sinistra nostrana, quasi più chiassosa di quella ungherese: “La UE non rimanga indifferente!” (Boldrini)”, “L’Ungheria fuori dall’Unione!” (Renzi), “Inaccettabile!” (resto del PD). Pare già di sentire i dimostranti antifa in lontananza gridare “Fascismo, fascismo!” e cantare Bella ciao.

Ma, viene da chiedersi di fronte a questo bel teatrino, questa gente si è forse guardata allo specchio prima di parlare? Non vede che in Italia i loro rappresentanti, non de iure ma de facto, fanno o provano a fare la stessa cosa? Non è l’infallibile presidente Giuseppi Conte che da quasi un mese ormai pretende di governare solo per decreti senza consultare né Parlamento né opposizioni (e certe volte neanche parti del proprio governo)? Non è forse Giuseppi che, alla proposta di un governo d’unità nazionale, l’unica risoluzione sensata da adottare per far vedere come la politica debba passare in secondo piano in situazioni drammatiche come queste, ha sprezzantemente risposto che “il governo è già unito così com’è”? Non è forse Giuseppi che rifiuta in maniera categorica tutte le proposte o quasi dell’opposizione, perché si ritiene infallibile alla stregua del Papa? Non è forse Giuseppi che, per smania di apparire e di ostentare la propria onnipotenza, annuncia in diretta nazionale decreti e misure ancora di là da venire, causando ondate di panico e comportamenti scellerati?

Non è tanto l’inettitudine o la pochezza che gli italiani rimproverano agli esponenti della sinistra odierna, quanto piuttosto la loro sempre manifesta incoerenza. Come si può accusare qualcuno di aver imbrattato un muro, se poi alla fine ci si ritrova con la bomboletta in mano? Come si può far sempre i virtuosi democratici, se poi alla prima occasione ci si arrocca nelle aule e nelle fortezze istituzionali senza far più entrare nessun altro, come (guarda caso!) accade nelle dittature?

Finché la sinistra non capirà i suoi continui errori e farà umilmente e onestamente mea culpa chinando il capo, il suo attuale declino non si arresterà mai fino alla sua definitiva e, a quanto sembra, inevitabile scomparsa.

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