Cina, una “democrazia ex post”: analisi

di Alessio Drudi

La Cina è veramente un regime cosi poco democratico come spesso viene definito?
Sicuramente la loro concezione di libertà è alquanto lontana da quella che abbiamo noi nei paesi occidentali, in quanto il partito comunista (unica organizzazione politica accettata nel regime) decide chi sarà al governo e intraprende delle politiche economiche e sociali cercando di soddisfare i bisogni del popolo.

Per capire le meccaniche del regime dobbiamo fare un salto nel passato, fino al 1976 il regime cinese ha conosciuto un lungo periodo aspro e buio guidato dal dittatore Mao Zedong.


Dal 1978 in poi invece Deng Xiaoping ha iniziato delle politiche di riforme e di aperture che sono state sostanzialmente fatte sotto il punto di vista economico, riuscendo a dar vita a un capolavoro di manovre legate alla ripresa economica del paese.

Nel ’78 il regime cinese si è aperto al commercio internazionale e vendeva principalmente 2 cose: abbigliamento e oggetti di elettronica, entrambe cose a bassissimo valore aggiunto facendo ciò è riuscita a incassare dollari e li ha riutilizzati per comprare prodotti ad alta tecnologia, ad oggi è uno dei paese più sviluppati nel settore del progresso innovativo e informatico, è come se avesse convertito merci a basso valore in prodotti di forte capacità innovativa.

Durante il regime di Mao l’economia era prevalentemente agraria e l’88% delle persone viveva in zone rurali ad oggi il 60% d vive nelle zone urbane e solo il 40% si trova in zone di campagna, cosi 800 milioni di cittadini sono stati sollevati da una triste povertà riducendo la soglia della miseria a soli 20 milioni di essi.

Il grande progresso economico e industriale è stato possibile anche grazie al particolare modello di sviluppo adottato dalla Cina che prima sviluppa infrastrutture vuote e solo poi consente la migrazione dei lavoratori dalle zone rurali alle zone urbane, questo ha permesso un forte controllo dei flussi migratori interni.

Per quanto possa essere opinabile l’economia pianificata e sicuramente soggetta ad aspre critiche è un dato oggettivo che una ripresa economica cosi sorprendete sicuramente non ha precedenti nella storia dell’umanità.
Sicuramente il prezzo da pagare è stato caro per quello che riguarda le garanzie dei cittadini ossia quei diritti considerati fondamentali e non soggetti a nessun tipo di bilanciamento sui quali gli intellettuali della storia hanno tanto dibattuto, quelli che Grozio chiamerebbe “Diritti naturali”.

Per questo la ripresa economica della Cina sicuramente è stata sorprendete ma le garanzie individuali non hanno seguito lo stesso corso, i cittadini non possono giovare dei diritti che le costituzioni democratiche occidentali considerano inalienabili e inviolabili come la libertà di stampa in quanto in Cina tutti gli organi di informazione sono di proprietà del governo, i cittadini cinesi hanno il divieto assoluto di criticare il regime e non hanno nessun tipo di partecipazione alla vita pubblica.

La ragione di tutto ciò è che la Cina mette la stabilità della nazione sopra quella dell’individuo possiamo vederla ragionando in termini di cerchioni Danteschi come l’ossimoro dei nostri sistemi politici dove nel fulcro troviamo l’individuo poi la società e solo alla dopo la nazione.

Tutto ciò ci fa riflettere sul quanto tutti i valori non siano assoluti bensì relativi e per questo vanno contestualizzati ciò che noi consideriamo libertà potrebbe non esserlo per gli altri o potrebbe essere concepito in maniera diversa, in base a questo la repubblica popolare cinese che sostanzialmente non ha nulla di democratico si definisce una “democrazia ex post.”

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