Famiglia: il modello Orbàn è vincente

Di Manuel Berardinucci

Il filosofo francese Charles Maurras annoverava la Famiglia tra i “beni nazionali” maggiormente preziosi, da tutelare, valorizzare ed incentivare. Una Civiltà ha nella Famiglia il proprio nucleo di origine comunitaria e contestualmente l’unica concreta possibilità di rigenerarsi. In un mondo che esplode sotto il carico della sovrappopolazione, l’Europa è controcorrente e impersonando a perfezione il ruolo di stanca anziana che porta “le sue chiese senza Dio, i suoi palazzi senza re come gioielli scintillanti sul seno sfatto” (Drieu La Rochelle), vive uno dei suoi peggiori inverni demografici.

Tale tendenza era seguita anche dall’Ungheria fino al 2010, quando Viktor Orbàn divenne  Primo Ministro del Paese a suffragio popolare. Nel momento del suo insediamento il tasso di fertilità ungherese era fermo a 1,25 figli per donna e il numero di matrimoni contratti era in continua discesa. Nel corso degli anni di governo del tanto vituperato leader magiaro, i matrimoni sono aumentati del 42% rispetto ai dati pre-Orbàn, la natalità del 21%, mentre si sono registrati forti diminuzioni (a detta del Segretario di Stato per la Famiglia, Novàk) nel ricorso alla pratica omicida dell’aborto. In un continente votato al suicidio nel quale la Narrazione Dominante propone la sostituzione etnica come unica possibile soluzione all’inverno demografico, il Premier ungherese ha sigillato i propri confini e dimostrato che anche gli europei possono tornare a fare figli e formare famiglie. Una ricetta a base di Cristianesimo, nuova Costituzione e Politiche Nataliste.  La fine della democrazia liberale e la nascita della “democrazia illiberale cristiana” (come annunciato dallo stesso leader di Fidesz), con la religione posta al centro della vita pubblica, ha restituito nuova linfa e sacralità all’istituto famigliare e all’atto stesso della procreazione. La nuova Carta Costituzionale ungherese infatti, entrata in vigore nel 2012 e approvata grazie alla maggioranza parlamentare dei due terzi, detenuta dal partito di governo, pone in particolare centralità il tema della famiglia e afferma che il Paese “protegge l’istituzione del matrimonio come unione di un uomo e una donna” (nell’era del relativismo assoluto, pericolo rispetto al quale Chesterton ci aveva messo bene in guardia, si rende indispensabile ribadire persino l’ovvio per scongiurare eventuali venture opere di ingegneria antropologica).

Inoltre il governo magiaro ha avviato una massiccia operazione economica a sostegno delle Famiglie. Spende, annualmente, cinque punti del proprio PIL (il doppio della media OCSE e due volte e mezzo in più rispetto alla precedente amministrazione nazionale) in politiche sociali volte ad incentivare la natalità. Una delle misure realizzate riguarda la possibilità di poter accendere prestiti a tasso agevolato per tutte quelle coppie in cui la sposa non abbia superato i 41 anni alla data del matrimonio. Per chi decide di mettere al mondo due figli il prestito viene condonato per un terzo, mentre in caso di una prole superiore a tre bambini, il debito viene considerato come saldato. Sono invece totalmente esenti da imposte le madri con più di quattro figli a carico e vengono agevolati i rilasci di congedi parentali (anche ai nonni lavoratori per consentirgli di occuparsi dei nipoti fino al terzo compleanno degli stessi, in eventuali supplenze a madri e padri). I servizi pubblici che possono sostenere i genitori nella gestione della famiglia, come gli asili nido, vengono erogati a titolo gratuito o a prezzi “politici” accessibili a chiunque. In particolare l’esecutivo si è prefissato di creare 22.000 nuovi posti entro il 2022.

Insomma in Ungheria i matrimoni seguono una continua ascesa che non accenna a fermarsi in ugual modo le nascite. Il Presidente più osteggiato d’Europa, non solo ha garantito misure precise e puntuali dal punto di vista economico, le quali sono requisito fondamentale e non sufficiente, ma ha anche creato l’humus culturale adeguato per la rinascita della Famiglia e regalato un evidente sguardo fiducioso al futuro. La rinnovata centralità Cristiana ha restituito alla Vita e al Matrimonio la Sacralità perduta e ricordato che un Popolo non è un agglomerato di individui e tantomeno una massa indistinta e informe da poter agilmente sostituire. Un Popolo è una Stirpe di Uomini e Donne uniti nella Fede che si trasmettono il Fuoco della Tradizione e il Dovere di tenere viva la Civiltà di generazione in generazione.

Gli altri governi europei, anziché sindacare su presunti deficit democratici altrui, dovrebbero dedicarsi ai propri reali ed urgenti deficit demografici.

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