La lezione del Covid-19

di Andriy Galtieri.

Il coronavirus ha cambiato le nostre vite, o meglio, lo hanno fatto le restrizioni dello Stato per reazione a questo. Dall’essere tutti ammassati nelle metropolitane, nelle autostrade, negli stadi, nelle strade all’essere rinchiusi nelle proprie case, molto spesso, chi è fortunato, con i propri cari. Ovviamente il lavoro, parte fondante della vita non si ferma: lavoro agile (cd. smart working) oppure si continua ad andare fisicamente sul luogo di lavoro, con tutte le precauzioni del caso (mascherine, guanti, gel disinfettante e distanza di almeno 1 mt l’uno dall’altro).

Questa emergenza ci sta abituando ad essere più razionali, a razionalizzare gli spostamenti strettamente necessari, a dover SCEGLIERE, cosa fare, chi vedere e chi non vedere, un semplice periodo di isolamento.

Un isolamento dal caos, dallo stress, ma anche dagli agi del mondo moderno, dalla quotidianità. Abbiamo un primo e grande momento per parlare con noi stessi, è davvero quella prima del virus la vita? Sempre casa, lavoro, fast food, aperitivo e sushi? Infatti, da quando siamo in casa ci stiamo riscoprendo – da buoni italiani – dei novelli cuochi: pane, pasta, torte e dolci vari fatti in casa, le farine ed i lieviti sono tra i prodotti che vanno più a ruba nei supermercati. Voi direte: “eh, grazie, siamo a casa, possiamo permetterci quelle due o tre ore di cottura!” – ed è proprio di questo tempo che – finito il virus – ci dobbiamo riappropriare, prendere il NOSTRO tempo, non concepire l’uomo (beninteso essere umano) come una macchina da lavoro. Prendersi il proprio tempo, otto ore di sonno, una colazione confortevole, il tempo del lavoro agile e del tempo proprio: cucinare e non “fare da mangiare”, curare i rapporti con i propri cari, una telefonata in più, un abbraccio virtuale. Diciamo che è nei momenti di stasi, così, che ri-scopri di chi hai veramente bisogni e chi ti è necessario realmente. In questi momenti scopriamo che davvero – come diceva Mazzini, pater patrie – “La famiglia è la Patria del cuore”, e in questi momenti di avversità ci riscopriamo sempre un po’ più patriottici di quel che pensavamo ed ecco i Tricolori ai balconi o alle finestre e gli Inni alla finestra perché davvero per aspera ad astra.

Quindi, quando si tornerà alla normalità, quando si potrà rimettere in moto il Paese, in tutto e per tutto, non scordiamoci di essere più umani, di capire e riscoprire la Bellezza che ogni giorno ci circonda e che il futuro è il ricordo di uno stupendo passato. Quindi puntiamo sempre e più sul km 0, sul “fatto in Italia”, capitalizziamo questo STOP, per ripartire più forti ed uniti.

Ridiamo una speranza e fiducia alla nostra terra, al nostro popolo.

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