Schiavi del proprio personaggio

di Manuel Di Pasquale.

Nella società odierna è sempre più difficile esprimere la propria personalità. Almeno, quella reale. Viviamo nell’epoca dell’omologazione, ma soprattutto in quella delle etichette: ognuno di noi ha un qualcosa appiccicato addosso e, quando si comporta in maniera diversa da ciò ha scritto sulla targhetta, finisce con lo stupire gli altri.

Questo, perché, siamo anche noi a metterci il carico: il giudizio della gente, in un mondo in totale comunicazione, pesa. Pesa, perché iperconnessi, quindi non v’è velocità di pensiero, ma solo lettura passiva.

L’etichetta più ricorrente però, quasi ad essere un controsenso, è quella di anticonformista o di persona fuori dagli schemi. Esattamente: l’omologazione, invece che avanzare nella consuetudine di massa, avanza nell’unicità, o almeno il vacuo tentativo che ad essa si prova a dare.

Non siamo più persone, ma personaggi. Devi far parlare di te, altrimenti non vali. Devi metterti in mostra, ostentare. Il giudizio di molti vale di più di quello di pochi. Non bastano pochi affetti realmente calorosi, ne servono molti e volubili.

Il vero rivoluzionario, al giorno d’oggi, sembra essere il conformista del passato. Il mondo si evolve, ma in questo modo pare essere indirizzato verso un vicolo cieco. Si diceva “cambiare tutto per non cambiare nulla” e il motto diventa sempre più azzeccato.

Cosa sarebbe da fare, quindi? Fermarci, riflettere, capire cosa fare delle nostre vite. Inseguire una strada, comportarci come meglio crediamo, perché crediamo in ciò che facciamo e non per gusto degli altri.

È necessario prendere un respiro profondo e dire: “Io voglio. Lo faccio perché lo voglio fare”. Anche in caso di fallimento bisogna ricordare una cosa: meglio fallire col sorriso che vincere col broncio.

È l’uomo mosso dalle passioni, dalla voglia di scoperta, dall’infinito, quello che deve dominare gli eventi del futuro. Parte attiva e non passiva di una società che sta perdendo la bussola.

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