Budapest? Fa più paura Pechino

di Gaspare Battistuzzo Cremonini

Gli antichi Romani, gli inventori del Diritto e – diciamolo pure francamente, – del nostro modo di vivere, dall’uso dell’acqua corrente fino a quello dei tribunali, avevano ideato in epoca repubblicana un istituto giuridico noto come Dittatura: in caso di emergenza comprovata e senza precedenti, la Res Publica poteva affidare tutti i poteri ad un uomo solo fintanto che perdurasse lo stato di bisogno.


Folli, gli antichi Romani? Evidentemente no, semplicemente attingevano all’esperienza comune di qualsiasi soldato o marinaio: in momento di tempesta, la nave guidata da due comandanti raddoppia il rischio di finire sugli scogli. L’importante, per i severi Patres della tradizione, era la nozione di temporaneità collegata alla magistratura: il tema quindi ancora attuale non è se vi sia una persona con i pieni poteri ma piuttosto per quanto essa possa legalmente detenerli.


Viktor Orbàn se li è fatti infine concedere, questi pieni poteri, dal Parlamento Ungherese.

Tutto legale, quindi. Pur navigando nelle affollate acque dell’ovvio, imbattendoci inevitabilmente nei Soloni di turno che ricordano come ‘anche Hitler sia andato al potere con delle elezioni’, resta chiaramente inteso che la Costituzione ungherese sembra prevedere una simile ‘magistratura’ proprio come la prevedeva lo Stato Romano.


Ovviamente ciò non significa né deve significare che noi vicini europei, la stessa Unione Europea con le sue istituzioni (posto che ciò ormai voglia dir qualcosa), dobbiamo fingere che nulla sia accaduto. L’Ungheria andrà tenuta sotto controllo e si dovrà, ove si presenti la necessità alla fine dell’emergenza Covid19, aiutarla a ritornare alla normalità consigliando il Presidente Orbàn sulla miglior tempistica per rimettere parte di quei poteri al Parlamento, di modo che egli sia ricordato come un Cincinnato e non un Cesare.


In altre parole, possiamo tranquillamente affermare che l’Ungheria da oggi non è il Terzo Reich – come invece piacerebbe a qualche nostalgico Partigiano che legittima la sua esistenza creando nemici storici in vitro, come John Hammond faceva coi dinosauri, – né che essa sia piombata in una ‘deriva totalitaria’: si tratta solo di un paese che ha deciso di far fronte ad una grave emergenza sanitaria con uno strumento giuridico muscolare ma non incompatibile con la normale vita democratica.


Ciò che invece davvero stupisce e lascia sempre più sgomenti è vedere come i Soloni di cui sopra, presi ad osservare l’Ungheria, nulla dicano circa la Cina, paese che quanto a stato di diritto e democraticità è a tutt’oggi assolutamente carente ed anche, spesso, evasivo nel rispondere ai suoi partner internazionali.


Andrebbe ricordato che la Cina continua a disporre dell’esercito con maggior numero di effettivi/operativi, circa due milioni di uomini in forza al cosiddetto Esercito di Liberazione Popolare. Si dovrebbe anche menzionare il fatto che la Cina ha una gestione dell’informazione che in Occidente verrebbe immediatamente classificata come ben oltre il limite della dittatura: basti citare il controllo capillare che il Regime di Pechino – già perché, a differenza di quello ungherese, questo sì che è un regime, – esercita non solo su blog e giornali ma perfino sui social, rei anch’essi di diffondere informazioni non gradite al Partito Comunista.


Perché allora non spendere due parole sul Partito Comunista, quindi? Che pensano gli altri partiti cinesi, del partito al governo? Ebbene, non ne pensano nulla in quanto non esistono altri partiti, nella moderna Cina: il Partito Comunista è partito unico, al governo e fuori dal governo, esattamente come dettato dalla tradizione totalitaria novecentesca. Non è che il partito del leader abbia la maggioranza rispetto a quelli d’opposizione, come può accadere in Ungheria: più che altro il Partito Comunista Cinese è Partito Unico.


Ultima considerazione, dettata più che altro dalla contingenza. Pechino avvisa gli scienziati USA ed Europei di aver sequenziato un nuovo Coronavirus, denominato Covid-19, ai primi di gennaio 2020. Tuttavia casi di ‘una strana polmonite non precedentemente documentata’ si registravano in Cina sin dal novembre 2019. Tra l’accorgersi di avere per le mani una malattia difficilmente riconoscibile o spiegabile e sequenziare il nuovo virus, poteva forse Pechino trovare il tempo di avvertire il Mondo intero, dando ai diversi paesi ben due mesi di tempo prezioso per prepararsi alla tempesta perfetta?


Chi, come il sottoscritto, ha vissuto i giorni di Chernobyl e la vecchia Unione Sovietica non si stupirà della reticenza cinese nell’informare gli altri paesi. Ciò che stupisce invece sempre è che i Democratici abbiano paura di Budapest ma facciano volentieri affari con Pechino.

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