Vita e carriera di Ponzio Pilato.

di Giovanni Rea.

Di Ponzio Pilato non conosciamo molto e oltre ad alcuni testi dei vari Vangeli abbiamo pochi altri referti storici sulla sua persona.

Alcune fonti storiche affermano che Pilato appartenesse ad una nota famiglia militare sannita e che un suo antenato fosse stato uno dei tanti senatori che presero parte al Cesaricidio e che, dato che la legge della Repubblica Romana proibiva la pena di morte per chi assassinava un individuo che  voleva impadronirsi del ruolo di dittatore o di re, fu mandato in esilio in Abruzzo, terra che – negli anni a seguire – vedrà nascere Ponzio Pilato nella piccola Bisenti, situata nella provincia di Teramo.

Grazie alla sua famiglia di stirpe militare e al suo stato sociale medio-alto Pilato fece subito carriera tra le fila dell’esercito romano e dato che in quel periodo la terra abruzzese brulicava di Ebrei e di Filistei il giovane Pilato imparò l’aramaico, gli usi e costumi dei popoli della Galilea e fu così che il capo della guardia pretoriana, nonché vice dell’imperatore Tiberio, Seiano, nominò Ponzio Pilato, neanche 30enne, come prefetto della Giudea

Altre fonti storiche dicono che in realtà tra Tiberio e Ponzio Pilato non ci fu mai una forte simpatia e che l’imperatore, in realtà, avesse mandato quest’ultimo a governare la provincia romana d’Israele appositamente. 

A quei tempi la Giudea era molto difficile da governare per i Romani dato che i popoli ebraici organizzavano spesso violente rivolte contro l’impero e quindi Tiberio, sempre seguendo le fonti storiche, avrebbe spedito Pilato in quella terra per toglierselo dai piedi e anche per fargli una sorte di dispetto. 

Così nel 26 d. C Ponzio Pilato inizia la sua avventura come governatore della Giudea. 

Sebbene la capitale del posto fosse Gerusalemme Pilato volle trasferirsi insieme a sua moglie Procula nella città marittima di Cesarea

Come abbiamo già accennato a quei tempi la Giudea era teatro di numerose rivolte da parte dei suoi abitanti e così alcuni rivoltosi decisero di manifestare per vari giorni – fuori la villa di Pilato – il loro dissenso nei confronti del nuovo governatore romano che aveva portato nella loro terra i simboli e le statua dell’imperatore Tiberio, un gesto profano secondo il credo giudaico. 

 I primi cinque giorni Pilato fece finta di nulla, al sesto giorno mandò una parte delle sue legioni armate di pesanti bastoni fuori la sua abitazione; gli ordini erano quelli di non uccidere i protestanti ma di farli solo dileguare e se fosse stato necessario li avrebbero anche dovuti  picchiare. Dopo alcune minacce esclamate dai legionari alcuni ebrei risposero in modi burberi che avrebbero preferito morire piuttosto che obbedire alla legge di Cesare. Fu così che i soldati romani iniziarono a bastonare a sangue i giudei in rivolta uccidendone anche qualcuno. Alla fine Pilato, nonostante avesse messo fine alla stressante rivolta fuori la sua residenza, decise lo stesso di rimuovere le immagini dell’imperatore dalla provincia che egli stesso governava. 

Certo, i metodi del governatore erano violenti ma lo erano anche le rivolte dei giudei. Rivolte anche inutili, se vogliamo dirla tutta, dato che Roma permetteva ai popoli vinti di continuare a professare il loro culto in completa tranquillità. Molti di questi rivoltosi erano semplicemente accecati dalla loro stessa religione. 

PILATO E LA PASSIONE DI GESÙ. 

Andiamo a guardare il capitolo più importante della vita di Ponzio Pilato, quello che lo ha reso famoso nella storia e nella religione Cristiana: la passione di Gesù. 

Come sappiamo, dopo l’ultima cena Gesù venne tradito da Giuda, fu arrestato e fu condotto dal sommo sacerdote Caifa dove fu processato e ritenuto colpevole di aver violato determinate regole sacre della religione ebraica. 

Fu condotto successivamente da Ponzio Pilato (unica persona – secondo le leggi di quell’epoca – che poteva stabilire se un prigioniero meritasse o meno la pena di morte) il quale non riuscì ad attribuirgli alcuna colpa e così lo condusse dal tetrarca della Galilea Erode Antipa che dopo averlo interrogato e intimidito lo rispedisce nuovamente da Pilato.

Il governatore era estremamente esausto di stare dietro alle teste calde dei giudei, così, per accontentarli, fece fustigare il nazareno e poi, dinnanzi al popolo d’Israele e ai sacerdoti affermò che egli non vedeva alcuna colpa in quell’uomo e che in occasione della Pasqua ebraica, come d’usanza, avrebbe liberato un prigioniero. Propose così di far scegliere alla popolazione chi liberare tra Gesù o Barabba. I giudei optarono per la liberazione di quest’ultimo e a quel punto Pilato domandò cosa ne dovesse fare di quell’uomo chiamato Gesù e i sacerdoti del tempio gli urlarono: “Crocifiggilo, crocifiggilo! “.

Il governatore, ormai stremato, prese un recipiente d’acqua ed esclamò di lavarsi le mani per quanto riguardasse la vita o la morte di Gesù. Lavarsi le mani per gli ebrei dell’epoca significava non assumersi alcuna responsabilità sul destino di un singolo uomo.

LA FINE DI PONZIO PILATO. 

Nel 36 d. C un gruppo di samaritani armati su raggruppò  monte Gherizim per tentare di impadronirsi dei tesori che, secondo loro, Mosè aveva sepolto in quella zona secoli orsono. 

A quel punto Pilato intervenne inviando le sue legioni sul posto e molti di questi samaritani morirono per mano dei  romani.

Fu così che le “vittime “ di quel nuovo eccidio reclamarono il loro disprezzo per il procuratore della Giudea al suo superiore Lucio Vitellio, legato di Siria.

A quel punto Ponzio Pilato fu costretto a recarsi personalmente da Tiberio per rispondere ai danni che aveva creato nella provincia romana che governava. 

Il secondo imperatore della dinastia Giulio Claudia non era molto clemente con i prefetti incapaci e nell’ultimo periodo della sua vita aveva anche smesso di dedicarsi alla vita politica preferendo vivere nel lusso e nella perversione all’interno della sua villa Jovis situata sull’isola di Capri. Difatti Pilato durante il suo viaggio era molto preoccupato, sia per la sua carriera sia per la sua stessa vita. 

Quando Ponzio Pilato arrivò a Roma, per sua sfortuna, Tiberio era già morto e al suo posto c’era suo nipote adottivo Caligola che vedendo gli insuccessi dell’ex governatore lo spedì in Gallia, provincia romana molto più cauta rispetto alla Giudea dato che lì il processo di romanizzazione ebbe buoni risultati. 

La storia e la leggenda di Pilato vogliono che quest’ultimo si sia suicidato durante il primo anno del regno di Gaio Germanico presso la città gallica di Vienne. Altre fonti raccontano che Pilato si fosse convertito al Cristianesimo e che si uccise per essere stato responsabile della morte di Gesù Cristo. 

Per alcuni religiosi Pilato è considerato persino un Santo, altri gli attribuiscono la colpa di aver fatto morire Gesù Cristo in quanto aveva il pieno potere di lasciarlo libero e vivo. 

L’ IMPERATORE TIBERIO E GESÙ DI NAZARETH. 

Alcuni documenti raccontano che l’imperatore Tiberio avrebbe chiesto al Senato di introdurre Gesù di Nazareth nel pantheon degli dei ma i senatori boicottarono fortemente questa scelta.

Non si sa se questa storia sia vera o meno, si dice che Pilato avesse fornito all’imperatore importanti notizie sul “figlio di Dio” e su ciò che stava accadendo in quegli anni nella terra di Palestina. Si dice addirittura che Tiberio soffrisse di una grave malattia e ordinò a Pilato di condurre il Messia a Roma per guarirlo senza sapere che ormai Gesù fosse già morto.

C’è da dire che i romani divinizzavano spesso uomini con una rilevante importanza. Difatti Cesare e Augusto erano considerati degli dei e Caligola, dopo la morte della sorella Drusilla, la considerò una nuova dea romana.

CONCLUSIONI

Dubito fortemente che Tiberio avesse intenzione convocare Gesù a Roma per farlo guarire da un grave malanno e dubito pure che Ponzio Pilato, nell’ultimo periodo della sua vita, fosse dispiaciuto della morte del nazareno e che si fosse convertito al Cristianesimo. I romani non avevano un animo così morbido e consideravano i giudei alla pari dei barbari germani, è quasi impossibile che un romano di quel periodo abbracciasse un’ideologia o un credo di quelle zone.

Tuttavia, sono dell’opinione che Ponzio Pilato sia stato un buon politico, non è da sottovalutare il fatto che abbia governato la Giudea per ben 10 anni, i suoi predecessori durarono molto meno. Era duro, certo, ma quelli erano pur sempre tempi duri e la violenza era all’ordine del giorno. 

Molto probabilmente Pilato era solo un uomo che voleva solo conservare la sua posizione e la sua buona fama politica senza essere perennemente stressato da giudei, da rivolte, dai vari Messia che si presentavano spesso e volentieri in quelle terre e da un imperatore da strapazzo e depresso. 

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