Non è più il momento degli slogan.

di Nicholas Pellegrini.

I giorni passano e il sole splende in queste giornate, sembra tutto perfetto per una passeggiata al mare, quelle domenicali in questi primi giorni di sole e invece siamo legati da questo virus, che ha velocemente sconvolto, e non poco, le nostre giornate e la nostra quotidianità. È il momento più difficile dal 45 ad oggi, forse non è paragonabile a una guerra, ma in fondo forse lo è, tutti contro uno, non abbiamo armi, non ci sono carri armati per la strada, anzi le strade sono deserte, siamo noi i soldati che oggi devono combattere. Ci chiedono di stare a casa, lo facciamo, senza problemi, lo dobbiamo fare per noi, per il nostro futuro, i nostri figli, per l’Italia e per chi ogni giorno è in prima linea, è in trincea, i nostri medici ed infermieri a cui va il nostro infinito grazie.

I giorni passano, alcuni velocemente, altri più lentamente, sui social si leggono notizie disarmanti, i morti sono sempre tanti anche se sembra ci sia un piccolo miglioramento che ci da qualche tocco di speranza, ma sia chiaro, NON CI DEVE FAR ABBASSARE LA GUARDIA.

Un giorno finirà tutto questo, forse batteremo il Covid-19, forse avremo un periodo dove ci toccherà convinvere con esso? Chi lo sà. Eppure i giorni passano, vedo le bandiere Italiane fuori dai terrazzi, ma non riesco a sorridere, non riesco a non pensare alle tante persone morte, e a quello che sarà la situazione economica nel nostro paese. Andrà tutto bene, leggiamo ovunque sui social, sarà cosi? Lo spero. Sono pessimista? Podarsi. Leggo i giornali e cerco di tenermi informato, e cresce dentro me un sentimento di rabbia. Medici ed infermieri denunciano ai giornali le loro situazioni tragiche, a cui sono costretti a lavorare e vivere. In Toscana e non solo, medici ed infermieri denunciano di non avere il materiale di protezione necessario e adeguato, poche mascherine e camici, costretti a nascondere le mascherine negli armadietti, assenza di tamponi per il personale sanitario e anche per chi lavora nelle case di riposo, che sono una vera e propria bomba ad orologeria. Forze dell’ordine costrette a scambiarsi le mascherine tra colleghi. 

Una comunicazione caotica, confusionaria, che mette più dubbi e pensieri in testa ai cittadini che altro. Abbiamo un governatore della Lombardia che emette un ordinanza dove impone l’obbligo della mascherina per tutti e un capo della protezione civile che va in tv senza mascherina a dire che non è necessaria, che lui non la porta perché rispetta le distanze di sicurezza. Voi cosa recepite? Io confusione. Abbiamo un Presidente del Consiglio che allunga  le restrizioni fino al 13 Aprile e il capo della protezione civile che in radio dice che dovremmo stare chiusi in casa fino al 1 maggio, generando panico, per poi, ancora una volta, fare dietro front. Abbiamo un’azienda in Lombardia che produce pannolini, che riesce in pochi giorni a cambiare la produzione in mascherine. Sono state necessarie due settimane per ricevere un ok di via libera. DUE SETTIMANE. Abbiamo regole diverse per ogni Regione, Province e addirittura Comuni, come nel caso dei buoni pasto, dove per assurdo i requisiti possono cambiare da Comuni limitrofi. Abbiamo ordinanze confusionarie, come quella della passeggiata con i bambini, che ha obbligato Conte a fare un dietrofront e spiegarla dopo aver visto tantissime famiglie uscire. Sbagliando. Abbiamo avuto il caso delle autocertificazioni, un piccolo caso, ma esaustivo per capire la situazione. Abbiamo forze dell’ordine che ogni giorno multano, denunciano, tantissime persone che se ne fregano delle restrizioni, regole, ed escono, come se il problema non riguardasse loro, abbiamo casi di persone positive uscire. Si esatto, persone positive che escono. Abbiamo famiglie composte da padri e madri che non stanno lavorando che attendono una cassa integrazione che non si è capito quando arriverà. Che vedono le loro certezze cadere e nessuno aiutarli a tirarle su. Abbiamo aziende che chiedono aiuti, conferme, per non dover chiudere per sempre, per non dover licenziare i propri dipendenti. Abbiamo Comuni che devono comunque pagare i propri dipendenti e utenze nonostante non ci siano ingressi di tasse comunali, che sono abbandonati. Abbiamo una manovra economica troppo debole in confronto a quelle di Germania, Spagna, E Francia. Abbiamo politici che litigano. Dobbiamo avere la speranza e la forza, ma dove la troviamo quando chi deve aiutarci non ci aiuta? Unione Europea su tutti. È passato esattamente un mese da quando Conte pronunciava le restrizioni. Nessuno ha visto un soldo, la gente non sa come fare la spesa, e come andare avanti. Non è il momento di essere polemici, ma quando un padre guarda negli occhi suo figlio senza avere la certezza di garantirgli il meglio è difficile non arrabbiarsi in momento cosi difficili.

Siamo Italiani e come popolo riusciamo ad alzarci sempre, sappiamo unirci e trovare la forza nei momenti di difficoltà, lo insegna la storia e lo faremo anche stavolta se sarà necessario. E lo sarà. Ma il popolo Italiano chiede di non essere lasciato solo, di essere mangiato dalla burocrazia e da comunicazioni confusionarie, chiede di essere aiutato a ripartire, perché dovremo ripartire, e lo vogliamo fare da Italiani, come prima più di prima. Andrà tutto bene? 

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