Stop g[ue]rra

di Valerio Caporossi.

All’alba del secondo decennio del XXI secolo le circostanze attuali globali influenzano le menti dei cittadini dell’Unione su una ipotetica “guerra di potere”, un dispotismo estremo che fa riflettere e non lascia nulla al caso. 

Facciamo un passo indietro nel tempo analizzando da vicino la situazione europea, nel secondo dopo guerra erano presenti forti frammentazioni a livello ideologico e culturale, si passava da modelli democratici in Francia e Gran Bretagna, una Germania sottoposta a quattro zone di influenza divise tra URSS, Gran Bretagna, Francia e USA, un’Italia che cercava di uscire da una fase di dittatura, e nella zona dell’Unione Sovietica la situazione era sempre più decisa ad adottare una sfera di influenza in tutta la parte dell’Europa orientale.

Sebbene la Conferenza di Potsdam, tenutasi nell’estate del 1945, da una parte decretò i cosiddetti “vincitori” di quel tragico conflitto mondiale, dall’altra lasciò al tempo di decretare le condizioni di pace per gli “sconfitti” (basti considerare che il trattato di pace per la Germania venne firmato a Mosca il 12 Settembre 1990).

Agli inizi degli anni ’90 in Europa si respira un’aria di “cambiamento” e nel 1992 con la firma del Trattato di Maastricht il continente si prepara ad una creazione dell’Unione monetaria europea e a mettere le basi per un’unione politica (cittadinanza, politica estera comune, affari interni). Successivamente il trattato di Amsterdam del 1997, il trattato di Nizza del 2001 e il Trattato di Lisbona del 2007 mirano sia ad ampliare il concetto di Unione Europea anche ai paesi che ancora non ne fanno parte, sia a riformare le istituzioni europee dando uno stampo ancor più democratico ed efficiente.

Ma questa “Unione”, chi unisce davvero? Dal momento che un concetto di Europa continentale era già insito negli animi di ogni cittadino europeo, era necessaria la creazione di un organo sovranazionale che “dirigesse” gli stati che hanno aderito al trattato? Perché proprio Germania e Francia hanno assunto un ruolo fondamentale nell’Unione Europea “alleandosi” se fino ad allora si erano sempre dichiarate guerra?

La domanda ad oggi che ci poniamo è se tutto questo abbia avuto poi nel corso degli anni un risvolto più positivo che negativo all’interno dell’ordinamento politico, economico e sociale italiano.

In ambito sociale ha dimostrato una spersonalizzazione nazionalista dei cittadini, allontanandoli maggiormente del concetto di “identità nazionale”. In ambito economico l’adattamento della politica monetaria europea ha destabilizzato, scosso e incuriosito l’intero stivale lasciando a sé stesse tutte le piccole/medie imprese. Nel 1992 l’Italia era a cavallo tra la Prima e la Seconda Repubblica e il trattato di Maastricht venne firmato da Bettino Craxi proprio al termine del suo mandato.

Il 1992 può essere considerato l’anno zero per l’intero continente? E perché questa premura nel creare un’istituzione sovranazionale? E tu, faresti un passo indietro ed eviteresti determinate clausole?

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