Il liberalismo debole

Di Manuel Berardinucci

Scriveva Juan Donoso Cortés, politico e pensatore controrivoluzionario della Spagna ottocentesca, nel suo “Saggio sul cattolicesimo, sul liberalismo e sul socialismo” che: « Nell’ora terribile della battaglia allorché il campo sarà coperto dalle falangi cattoliche e dalle schiere socialiste, nessuno saprà più dire ove sia il liberalismo.» Lo scrittore, ignaro del decadimento che la Chiesa avrebbe subito negli anni ad egli successivi, confidava nella presenza di un forte schieramento ControRivoluzionario in grado di adombrare il liberalismo e poi sconfiggere il socialismo. Benché la Tradizione Cattolica resti l’unica vera alternativa ai due sistemi, è di tutta evidenza che ad oggi non sia materialmente pronta per costituire un Blocco  autosufficiente ed è costretta ad essere una frangia del complesso fenomeno denominato “Sovranismo”, che non andremo ad approfondire in questo contesto. Quel che però Cortés aveva ben intuito nel suo saggio è la debolezza intrinseca del liberalismo rispetto al socialismo. Egli individuava in quest’ultimo il Male Assoluto, vero nemico della Cattolicità e nel primo un ibrido incapace di seguire una propria “teologia” poiché ingabbiato nel paradosso di una Scuola che rifiuta gli Assoluti ma che, in tal modo, elabora un Assoluto essa stessa. Tali contraddizioni e la forza dirompente del Socialismo che non teme di rinnegare esplicitamente Dio e l’Ordine Naturale, avrebbero, a detta del pensatore spagnolo, portato alla sconfitta definitiva di Locke e discendenti. La disfatta effettivamente è avvenuta, non nei termini che Cortés immaginava, il Socialismo è crollato infatti come Sistema, almeno in Occidente, a seguito della sconfitta Sovietica, tuttavia, denuncio una sua vittoria. Il Socialismo, nella sua maggioritaria accezione marxista, è sopravvissuto a sé stesso poiché è stato in grado di infiltrarsi nei nervi scoperti della scuola Liberale. Ne ha individuato le numerose debolezze e vi si è insinuato per distorcerle e piegarle ai propri dettami ideologici. Le Istituzioni, gli Organi Sovrannazionali, le Costituzioni, sono rimaste di assetto liberale, ma contenutisticamente si sono “Socialisteggiate” proprio per l’incapacità dottrinale di fronteggiare un modello tanto dirompente. Dopo il Concilio Vaticano II il terreno di gioco viene sgombrato dal Tradizionalismo Cattolico, la Chiesa rinuncia al proprio ruolo di Guida Spirituale e Morale del mondo e si ritira nel privato, nella religiosità domestica e nella Carità(s) come unico sbocco sociale. Successivamente con il 68’ le Sinistre, tra le altre cose, fecero proprio il dogma liberale dell’autodeterminazione dell’Uomo e lo assolutizzarono. È questo il motivo che ha portato i socialisti a sopraffare i liberali: i primi hanno avuto il coraggio empio di praticare fino in fondo ciò i secondi predicavano. E così l’Essere Umano, rispondente unicamente alla propria individualità, ha rinnegato simbolicamente il Padre e la Madre (la propria Storia come indirizzo generale, la Tradizione), i Fratelli (la Comunità che sopravvive come massa) e i Figli (senso di responsabilità nei confronti dei posteri). In ciò vi è senza dubbio una vittoria del Materialismo tipico del Socialismo Marxista: se l’Uomo è solo biologia a null’altro deve rispondere che non ai suoi bisogni fisiologici e desideri materiali.

Dall’Autodeterminazione consegue poi, per logica conseguenza, che nessuno di noi sia legato per Destino ad una Nazione, ma che esistano, nel migliore dei casi, Patrie d’origine (quelle in cui nasciamo) e Patrie elettive (quelle che scegliamo come nostre sulla base della libertà di autodeterminarsi) e nel peggiore che le Nazioni abbiano cessato di avere una funzione storica reale. Vittoria dell’Internazionalismo dunque, ora non più proletario, ma basato sulle migrazioni da un lato e sull’accentramento di potere in organismi sovrannazionali dall’altro.

La tutela massima dell’Individuo, tipica della scuola liberale, diviene il DirittoUmanesimo dilagante in una Società che nega i Doveri se non quelli etici, relativi all’accettazione del pensiero dominante, e fiscali. Sorge il falso mito della rieducazione più o meno spontanea o comunque indotta con metodi “non invasivi”, propugnato dalla maggioranza degli Stati, delle Istituzioni e della Costituzioni liberali. Un mito che, sarà opportuno notare, ricalca e trasferisce sull’Individuo, quel che il Socialismo prevedeva utopicamente per la società tutta: la capacità di autoassolversi e automigliorarsi. Esso vive nel paradosso di ritenere l’Uomo maligno se agisce in solitaria, ma di credere che possa risultare benigna una somma di individui (dunque maligni secondo il loro punto di vista) detta “massa”. Il mondo moderno ha rimediato all’equivoco attribuendo al Singolo ciò che i socialisti attribuivano all’Insieme. 

Ultimo, ma non per importanza, tassello del puzzle dei principi liberali assolutizzati  e concretizzati in salsa socialista, c’è la laicità. Nata come volontà di garantire non solo la libertà di culto, ma l’Ateismo di Stato. Poiché di fatto una Nazione che rinuncia a riconoscere la Religione Cattolica come di Stato, non tutela la libertà di praticare altri culti, ma si auto-evolve rispetto alla propria Tradizione e alla Verità della propria creazione. Sosteneva Plutarco, dunque non di certo un pericolo integralista cattolico, che sarebbe “più agevole l’edificar una città nell’aria che costituire una società senza la credenza degli Dei” proprio per sottolineare quanto fosse fondamentale la religione per la costituzione di una Civiltà. Gli Antichi non erano ancora stati illuminati con la Verità, eppure perseguivano certuni principi che noi oggi ignoriamo. Così la laicità, concretizzatasi nell’Ateismo di Stato, è evoluta nella Teofobia (di cui già parlava DeMaistre).

Metodi liberali, risultati socialisti.

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