Coronavirus, la cultura rischia la quarantena permanente

di Federica Masi.

«Lo stato c’è» ha esordito qualche giorno fa il premier Conte – per rassicurare, invano, il popolo italiano – ma non per tutti (o forse per nessuno).

Dopo aver messo a tacere la coscienza – stanziando un gruzzoletto di 600 euro per professionisti, autonomi e partite iva –  il presidente del Consiglio ha però dimenticato l’altra metà della mela: il mondo della cultura.
In questi giorni a subire gli effetti collaterali più pesanti della pandemia sono tutti coloro i quali lavorano nel mondo della cultura, senza escludere nessuno.

Intendo dar voce a gestori di musei o luoghi d’arte, librai, editori, guide turistiche, cinema e teatri, costretti ad affrontare una grave crisi , in parte dovuta a un calo economico persistente da diversi anni, ulteriormente peggiorato con l’arrivo del virus e il conseguente crollo finanziario dell’intero paese.

Un appello è stato già lanciato, da parte di Vittorio Sgarbi, affinché il governo non dimentichi nel decreto di aprile la cultura e il turismo, essenze vitali dell’Italia, evitando di apportare tagli aggiuntivi. Ricordiamo, infatti, che  il nostro paese ospita milioni di turisti ogni anno, che giungono per ammirare il patrimonio culturale italiano, tra i primi a livello mondiale.
Così, ancora una volta, la passione dei tanti che sono costantemente impegnati nella tutela e diffusione della cultura italiana si  rivela una condanna a morte.

Tra le numerose voci del coro ci sono le guide turistiche – rappresentate dall’ANGT (Associazione nazionale guide turistiche)  –  le quali  pochi giorni fa hanno scritto una lettera al premier Conte, dichiarandosi disponibili nel collaborare con il governo per la ripresa del paese. Riporto un pezzo della lettera integrale, resa nota da  Finestre dell’Arte: « Dal 1 aprile anche le guide turistiche potranno accedere al bonus di Euro 600,00 disposto dal Decreto Cura Italia, importo che non ripaga certamente il lavoro perso e che si continuerà a perdere.

Consideriamo oramai cancellata la prima parte della stagione turistica, ma vogliamo essere realisti e siamo praticamente certi che potremmo riprendere lentamente la nostra attività solo il prossimo anno: il turismo ha infatti bisogno di programmazione e con le problematiche attuali sarà veramente dura ripartire prima del 2021». È evidente che la situazione non lasci margine di interpretazione: il turismo è in ginocchio e tantissime saranno le persone a perdere il lavoro. Ma lo Stato dov’è? Dal Sole 24 ore apprendiamo che sono almeno 30mila i lavoratori del settore che potranno accedere agli ammortizzatori sociali, ma questo non basterà per riprendere la corsa.

Un’altra categoria che lamenta fortemente le ricadute  della pandemia sul mercato sono i librai – sempre poco considerati – lasciati a casa dal governo poichè non erogatori di beni di prima necessità. Che la cultura non sia un bene primario per il governo, lo abbiamo capito dalle ultime manovre, che trascurano completamente i librai e gli editori. A tal proposito è intervenuta l’Associazione italiana editori, con una nota del vice presidente Diego Guida: «La condizione di estrema difficoltà che sta vivendo la nostra economia a causa dell’emergenza Covid-19 ha già messo letteralmente in ginocchio l’intera filiera del libro: gli autori, i traduttori, gli agenti editoriali, gli editori, i tipografi, i promotori, i distributori, i grafici, i trasportatori, i librai, non sono tenuti in conto delle recenti normative straordinarie prese dal Governo».

La cultura ha chiuso i cancelli e rischia di non riaprirli mai più, soprattutto le librerie indipendenti, già da tempo in estrema concorrenza con i colossi dell’e-commerce e ora obbligate ad abbassare le saracinesche. Alla resa dei conti possiamo affermare che lo Stato non c’è, perché sono troppi i lavoratori condannati a rimanere in casa e destinati a una quarantena permanente.

Stiamo sottovalutando l’ingente danno economico che diverrà inarrestabile nei mesi a venire, a causa del violento calo del turismo, motore dell’Italia.

Si spera che nel decreto di aprile lo Stato ci sia veramente e aiuti chi lavora – per  rendere questo paese una delle più importanti potenze al mondo – iniziando con la riapertura delle librerie già nella seconda fase dell’emergenza sanitaria e favorendo dei cuscinetti finanziari per tutte le situazioni di difficoltà. Ci aspettiamo, altresì, un intervento determinante da parte del ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini, affinché le voci del mondo della cultura siano adeguatamente ascoltate dalle orecchie sorde dello Stato.

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