Che utilità ha un profilo come quello di Delprete?

di Manuel Di Pasquale.

I social, si sa, hanno dato spazio a numerose persone. Questi mezzi sono diventati vetrina per chi vuole dire la sua. Tramite questi, non a caso, i blogger stanno prendendo più autorevolezza dei giornalisti della carta stampata: puoi scrivere ciò che vuoi, quando vuoi. Commentare in tempo reale, rispondere immediatamente.

Non sempre, però, vi è un buon livello: di recente c’è stata un’ondata di scrittori che hanno ritagliato il proprio spazio. Alcuni, come Cecchi, tramite sponsorizzazioni da migliaia di euro (controllabili tramite la sezione “trasparenza” della pagina Facebook). Ci sono anche i Lorenzo Tosa, che con contenuti composti da frasi secche e storie strappalacrime hanno visto aumentare le loro condivisioni.

Poi, vi è la figura degli inseguitori: Fabrizio Delprete. Col suo profilo si potrebbe benissimo organizzare un gioco alcolico e finire in coma etilico. Come? Entrare, alle prime luci dell’alba, su Facebook e controllare fino alla notte quante volte fa riferimento a Salvini nell’arco della giornata. Ogni volta che accade, bere un amaro. Nella migliore delle ipotesi queste saranno 5, ma nei giorni più intensi, beh, superano la decina con scioltezza.

Ma chi è Fabrizio Delprete? Sul suo profilo si definisce “Né personaggio pubblico, né blogger, né politico. Semplicemente uno che scrive”. Stranamente, gran parte dei riferimenti al suo lavoro sono stati cancellati da internet. Sul suo profilo LinkedIn appare un lavoro attuale, smm presso The Washing Machine da circa 6 mesi, ed un generico “Segretario Collaboratore”. Ma a chi? Con molta pazienza e qualche post vecchio si può rintracciare il suo ex datore: Michele Piras, ex deputato di SEL. Esatto: non politico di professione, ma grazie alla politica aveva uno stipendio da portaborse.

Delprete con Piras e Suleiman Hijazi, marito della “sardina col velo”.

Chiudendo questa parentesi, analizziamo il suo profilo. Da cosa è composto? Principalmente screen di risposte a tweet di rivali. Cosa che persino Hipster Democratici ha definito fuori moda dal 2012. Però, su un certo tipo di pubblico questa cosa pare essere stimolante: quella platea che vede nell’avversario un eterno ignorante, che lo schernisce con epiteti quali “analfabeta funzionale” e “australopiteco che si esprime con rutti”. Quel pubblico saccente, che dall’alto della propria boria offende ma non propone né ha intenzione reale di costruire. Da pseudo-opposizione, cosa costante che recriminano di Salvini ma, in fin dei conti, assomiglia proprio al loro identikit.

Gli ignoranti, i prepotenti non hanno distinzione di bandiera o partito. Ci sono a destra, così come ci sono a sinistra, con la differenza che quest’ultimi pretendono di ergersi a paladini della cultura.

Detto questo, qual è l’utilità sociale di un profilo social come quello di Fabrizio Delprete? Questo non è portare bontà, ma autocompiacimento fine a se stesso.


In allegato qui sotto troverete alcuni screen per comprendere ciò di cui stavo parlando.

Screen perfetto tratto da Io, professione mitomane.

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