È partita una vergognosa macchina del fango contro la Lombardia

Di Paolo Muttoni

In questi ultimi giorni, da quando l’emergenza sanitaria sta cominciando ad allentare la morsa, è partita una campagna del fango da parte di un intero sistema mediatico, politico (ma non solo) contro la Lombardia e la sua giunta regionale. Tutto definibile con un solo aggettivo: vergognoso.

Ricordiamo che stiamo parlando della regione che produce un quarto del PIL italiano, da cui partono ogni anni un terzo delle esportazioni nazionali, della regione in cui ogni anno arrivano 165 mila italiana a curarsi da altre regioni, di una regione che ha i primi 4 migliori centri di ricerca in Italia (San Raffaele, Ospedale maggiore, Istituto tumori e San Matteo) e della regione che ogni anno un residuo fiscale di 54 miliardi.

Non stiamo assolutamente parlando del Bengodi o di un paesaggio idilliaco in cui nessuno è povero, ma di una regione, anzi uno Stato nello stato (semicit) che insieme a poche altre regioni porta avanti l’intero paese.

Quindi è implicito l’interesse da parte di tutti che la locomotiva d’Italia non si fermi.

Vergognosi sono gli attacchi che arrivano dai 5stelle e dalle sardine che sembrano imputare l’emergenza alla sola giunta lombarda. Quando invece dovrebbero studiare un po’ e comprendere che l’epidemia è arrivata proprio in Lombardia per una questione di connessioni economiche internazionali tra Lombardia, Cina e resto d’Europa. Ma qui siamo ad un livello a cui Santori e Toninelli non ci possono arrivare.

Da due movimenti, che stanno portando il degrado nella politica italiana e che hanno al loro interno persone a cui non affiderei neanche la gestione del mio gatto durante le ferie di agosto, non accetto neanche mezza critica.

Sentire Toninelli, in un loop quasi quotidiano e logorroico sulla sua pagina Facebook, attaccare la Lombardia, Fontana e Salvini per come ha gestito l’emergenza è intellettualmente disturbante. Oltre che un grosso spreco di ossigeno.

Le sardine poi, che hanno pure fatto una lettera (al Premier) chiedendo il commissariamento della Lombardia, un’azione che se il governo dovesse fare (Crimi ha detto “valuteremo”) creerebbe un precedente pericolassimo. Anche se non hanno una base legale costituzionale su cui aggrapparsi.

La questione delle RSA. Hanno attaccato, a media unificati, la giunta per la delibera in cui si chiedeva di mandare i malati Covid nelle residenze assistenziale. Poi vai ad indagare e scopri che il Lazio ha fatto una delibera identica. La differenza? che in Lombardia la magistratura è già entrata in regione, mentre nel Lazio di Zingaretti neanche un articolo di giornale.

E poi questa “questione delle RSA lombarde” non esiste nel modo più assoluto, dato che andando a leggere i dati si nota benissimo come sia un problema non solo a livello italiano, ma europeo.

Forse gli attacchi più simpatici arrivano per l’ospedale in fiera, costruito in pochi giorni e finanziato con donazioni private. Il problema, presunto, è la presenza i pochi pazienti (menomale)

Peccato che siamo in una pandemia, e se qualche giornalista/politico di governo andasse a studiarsi la storia, noterebbe come tutte le pandemie hanno un contagio di ritorno (più tremendo del primo di solito) motivo per cui l’ospedale in fiera è un’eccellente opera, utilissima in caso di emergenza per la Lombardia, ma utilissimo anche per le altre regioni italiane che né abbiano bisogno (anche se non so quanto se lo meritino).

Sia chiaro. La Lombardia può aver fatto degli errori nella gestione dell’emergenza, senza dubbio, ma da qui a far passare il messaggio che in questa regione c’è il maggior numero di morti perché la giunta non è stato in grado, o addirittura che il sistema sanitario “sia pessimo”. No. È falso, oltre che ingiusto nei confronti di un’amministrazione che ha dovuto gestire uno tsunami con poteri limitati e con uno stato totalmente assente.

L’ultimo che merita una citazione è Marco Travaglio. Un misero soggetto, che qualche giorno fa dalle colonne del suo Fatto quotidiano (un nome che è tutto un programma) ha attaccato Fontana, paragonandolo ad un cane di riporto di Salvini.

Bene, a quanto pare il buon Travaglio ha piazzato un membro fidato del consiglio di amministrazione del suo giornale, all’ENI. Uniamo questo, alla difesa spada tratta che ogni fa del governo.

Possiamo dire, tranquillamente, che “Travaglio è un noto cabarettista costretto ogni giorni a riportare fedelmente l’osso che gli lancia il governo”

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