Egemonia statunitense: ascesa o declino?

di Alessio Drudi

L’ultimo trentennio del XX secolo ha rappresentato una fase di profondo cambiamento per la politica internazionale, la quale è sembrata diventare sempre più complessa e inimmaginabile.

Dopo la caduta del muro di Berlino abbiamo assistito alla genesi di eventi a dir poco epocali e a delle sfide intellettuali ai vecchi paradigmi dominanti delle relazioni fra stati.
La politica internazionale nell’ultimo quarto di secolo si è trovata ad affrontare eventi repentini e incalcolabili: dalla disgregazione dell’unione sovietica, alla conseguente fine della Guerra Fredda, l’attentato dell’11 settembre e la crisi finanziaria ed economica globale del 2008.

Ma quale assetto di potere hanno assunto le relazioni tra stati dopo la fine della guerra fredda e il tramonto del bipolarismo? Negli ultimi tre decenni ci sono state risposte alquanto differenziate fra loro; per analizzarle ci dobbiamo mettere nella logica dei “poli” ossia quella logica interpretativa delle relazioni internazionali basata sull’idea che il comportamento degli stati, siano ampiamente determinati dalla distribuzione delle risorse di potere fra gli stati stessi a livello internazionale.

Gli studiosi che si basano su questo assioma per analizzare la politica internazionale cercano di guardare il comportamento delle grandi potenze e verificare i loro rapporti. Una delle teorie esistenti è quella “unipolare”: ossia un mondo egemonizzato da unica super potenza rimasta sullo scenario internazionale ovvero gli Stati Uniti d’America

Ma la potenza statunitense è in ascesa o in declino? La risposta è stata data da diverse scuole di pensiero come i “Declinisti” i quali sostengono che la potenza americana stia andando verso un declino ineluttabile e stia nascendo un assetto delle relazioni internazionali multipolare dove ci sarà sicuramente la presenza dell’America ma non come unica potenza egemonizzante.

Il più grande sostenitore di questo filone di pensiero è Kennedy, anche se si fa portatore di questa idea dopo la fine della guerra fredda andando totalmente controcorrente in quanto gli stati uniti erano il modello vincente basato su un economia di mercato e sulla liberal-democrazia.

Argomenta la sua tesi con due principali pilastri:”sovraesposizione imperiale” ossia ogni grande potenza che in passato sia stata egemone a un certo punto per conservare il potere è stata costretta a moltiplicare i propri impegni e spendere risorse per evitare crisi, guerre e collassi del sistema finanziario, questa sovraesposizione supera il livello delle risorse economiche disponibili perché crescono gli impegni e non si è più in grado di affrontarli.

L’altro motivo è che a ogni potenza egemone si contrappone sempre o un nemico o una coalizione anti-egemonica come è successo alla Francia di napoleone o alla Germania hitleriana, portando così al collasso della matrice egemone di un paese. Gli studiosi che ritengono che non ci sia declino della potenza americana sostengono la tesi del modello “unipolare” e sono gli “Eccezionalisti”: essi sostengono che gli stati uniti siano destinati a fare da paese egemone nelle relazioni internazionali.
Per loro la forza statunitense deve fare da guida del mondo perché sono gli unici ad avere le risorse per farlo e solo loro posso proiettare potere ovunque nel mondo.

Convergono con i “Declinisti” che l’America sia in declino a inizio anni 90, ma si differenziano dal loro pensiero perché sostengono che sia un momento di crisi passeggero e non irreversibile.

Questi studiosi avanzano l’ipotesi che l’America abbia capacità inesauribile di drenare risorse per consolidare la propria egemonia e abbia capacità di esternalizzare il suo debito trovando sempre credito a livello internazionale, riuscendo cosi a mantenere la leadership delle relazioni fra stati.
Essi smentiscono la tesi delle coalizione anti-egemonica perché gli stati uniti sono la potenza che esercita la sua prevalenza sugli altri stati in maniera benevola, ma capiamoci bene la locuzione “benevolenza” è intesa come indirettamente vantaggiosa per gli altri, politica che si differenzia profondamente dall’altruismo.

Ad oggi è incerto quali delle teorie abbia avuto la meglio e se davvero la leadership delle relazioni internazionali sia trainata dagli stati uniti. Nel XXI secolo troviamo l’ascesa di altre “iper-potenze” come la Cina che poco ne vuole sapere di un modello unipolare basato solo sul traino degli stati uniti.

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