L’Italia s’è desta

di Francesco Di Palma


Il nostro Paese sta vivendo giorni molto complicati. Stiamo attraversando momenti complessi che mettono a dura prova noi tutti. Questo virus falcifero è risultato più impietoso di quanto potessimo aspettarci: diciassettemila positivi ai tamponi e più di mille morti.

Numeri, questi, che pare siano destinati ad aumentare vertiginosamente. Un virus, ben più contagioso della Sars, ignoto al punto da far balbettare persino i nostri governanti. Chiudiamo tutto? Lasciamo aperto questo o quel negozio? Comportamenti, inizialmente, esitanti, poco decisi e risoluti ma certamente comprensibili considerando la difficoltà del momento e, agli esordi, la titubanza persino del mondo scientifico e sanitario. Poi, successivamente, sono state adottate misure via via più coraggiose e dure: tutti a casa nella speranza che ne derivi una riduzione dei contagi.

La polemica politica, come naturale che sia, non si è fatta attendere e le scelte del Governo sono state bersaglio dei colpi dell’ opposizione. Le critiche sono certamente legittime ma, in un clima apocalittico, trovano poca ragion d’ essere. Sono stato assai critico nei confronti dell’ attuale Governo ma si deve avere contezza della situazione incandescente cui è chiamato Conte e la sua squadra. Anche i Presidenti delle Regioni che sono espressione del centrodestra, sono apparsi incerti; le loro valutazioni e le decisioni che ne sono conseguite non sono poi risultate tanto risolute e ferme.

E’ una vicenda senza precedenti, non ha pari nella storia repubblicana e la cautela e la riflessività mi paiono i lumi più adeguati per procedere, adagio, in questa via irta di ostacoli. Riflessività di cui pecca ( o dovrei forse dire che abbonda di malafede?) Christine Lagarde, attuale presidente della Banca Centrale Europea.

Con una sua gaffe Piazza Affari è affondata del 17 % e difatti, abbiamo bruciato, 84 miliardi. Tuttavia, fortunatamente, la ragione non manca agli italiani ed infatti , tralasciando i pochi sconsiderati, si è ben risposto agli appelli del governo. Le immagini che scorrono sui nostri schermi ne sono una dimostrazione. Le strade, le piazze sono deserte e i luoghi solitamente affollati dalla movida giovanile, traboccanti nei giorni normali di un irrefrenabile desiderio di vita, tacciono. Muti. Spenti.

Ma questa vicenda, per fortuna, non ci ha privato di quella intensa, esuberante vitalità tutta italiana di cui tanto dobbiamo andare fieri. Siamo animati da un inspiebagile senso di vita, una energica forza interiore che tanto giova in casi come questi. Chiusi in casa, ci siamo affacciati ai balconi e con i nostri vicini, insieme, abbiamo intonato una serie di canzoni.

Naturalmente , non potevamo non cantare l’ inno più bello del Mondo, il Nostro inno, l’ inno di Mameli. Un’ immagine straordinaria che ha fatto il giro del Globo.

E’ l’ Italia che non si perde d’ animo e che, in un momento di così grave difficoltà, per quel suo naturale istinto alla socievolezza, s’ unisce in un canto corale.

E’ l’ Italia che lotta e vive e risorgerà. Ma insieme a queste immagini, in conclusione, ne voglio condividere con voi una che mi ha particolarmente colpito. In questi giorni di quarantena, in cui le ore scorrono placidamente e il tempo pare dilatato, ho riscoperto con gli altri quel piacere che, nella frenesia quotidiana, avevo smarrito, il piacere d’ affacciarmi al balcone.

Lasciando che il tempo alle mie spalle trascorresse, ho voluto godere il paesaggio che dinnanzi a me si dischiudeva.

Nell’osservare ho notato, in lontananza, il cielo terso, un tratto d’ autostrada. Camion e tir, dirigendosi in direzioni opposte, verso Nord e verso Sud, sfrecciavano. Qualcosa che potrebbe apparire banale ma che mi ha riempito di fiducia . In una dimensione di silenzio, tutto immoto attorno a me, quell’ autostrada, quei camion e le merci che trasportavano mi sono sembrati un’ arteria pulsante, un’ arteria che trasporta sangue ed ossigeno.

E’ l’ Italia che, insieme ai medici e agli infermieri, eroi veri, combattenti in prima linea, non si dà per vinta. E’ l’ Italia che, instancabile, non si fa abbattere e lavora. E’ l’ Italia che, per dirla con Puccini, “Vincerò”. Anzi. Vinceremo. Tutti insieme.

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