Johan Christian Dahl

di Severiano Scarchini.

Quando parliamo di arte, siamo soliti orientarci in un’area geografica ben definita e ristretta: Italia, Francia, Olanda, Inghilterra ed in questi ultimi tempi, grazie a nuovi approfonditi studi anche la Germania.

Si finisce così per dare meno importanza a zone come la Norvegia che in questo caso ha dato i natali ad uno dei pittori più celebri del romanticismo : Johan Christian Dahl.

Johan Christian Dahl nacque a Bergen il 24 Febbraio 1788 da una famiglia di umili origini suo padre era infatti un pescatore. La sua prima educazione fu impartita da un mentore, presso la cattedrale di Bergen, il quale voleva far diventare il suo giovane allievo, un pastore.

Johan però si rese presto conto delle sue eccezionali qualità artistiche e decise così di abbandonare gli studi di teologia e frequentare la scuola di pittura di Johan George Muller, che a quei tempi godeva di una distinta fama in città.

Successivamente Dahl passò sotto la guida di Lyder Sagen il quale permise al futuro artista di portare a termine gli studi presso l’accademia di Copenaghen in Danimarca.

Nella capitale danese Dahl ebbe la possibilità di ampliare le sue conoscenze ed anche i suoi orizzonti figurativi visitando le più svariate collezioni d’arte, ma soprattutto è proprio nella capitale che l’artista maturò una forte devozione nei confronti della natura.

Così Johan prese come modello di riferimento i grandi maestri olandesi del XVIII  secolo in particolare Jacob Ruisdael e Cesar Van Everdingen.

Frutto di questi studi fu una serie di dipinti che riscossero un enorme successo tanto è vero che persino il principe Christian Frederich ne rimase estasiato, questo fece si che tra i due nacque un legame d’amicizia che durerà per tutta la vita.

Nel Settembre 1818 Dahl decise di allontanarsi da Copenaghen per dare un più decisivo impulso alla propria formazione artistica e scelse come nuova meta la città tedesca di Dresda. Qui ebbe la fortuna di conoscere il celebre pittore Caspar David Friederich, de quale divenne amico intimo, nonostante Friederich fosse già un pittore affermato ed avesse ben quattordici anni più di lui.

Friederich trovò in Dahl l’amico ideale con cui poter condividere sia l’amore incondizionato verso il paesagio, sia l’intolleranza verso ogni convenzionalismo d’accademia.

Stimolato ciascuno dal genio dell’altro, entrambi i pittori dunque raggiunsero la pienezza della loro vena artistica. In questi anni è possibile rilevare come l’influenza di Friederich fosse più che evidente nelle opere di Dahl basti pensare al quadro “ due uomini contemplano la natura” dove è presente l’espediente della ruckenfigur, ovvero una figura vista di spalle presa in un’estatica contemplazione della natura, tratto tipico della pittura di Friederich.

Nel 1820 il principe Christian Friederich invitò Dahl come suo ospite presso la reggia di Quisisana, un piccolo ed idilliaco luogo sul golfo di Napoli. A quel tempo l’artista stava frequentando Emilie Von Boch, una giovane fanciulla della quale si era innamorato perdutamente.

L’invito del principe e l’opportunità di visitare l’Italia erano occasioni troppo prestigiose per dire di no e cos’ si sposò con la giovane in tempi brevi e subito dopo partì alla volta dell’Italia.

Durante il suo viaggio  si fermò a Monaco di Baviera, a Firenze, ed  a Roma, qui poté conoscere altri artisti e studiare l’arte italiana in toto.

La città che lo segnò profondamente fu però Napoli, qui Dahl ebbe parecchie ispirazioni e colse  innumerevoli spunti grazie alla bellezza selvaggia di terre quali:  Pozzuoli, il Vesuvio, Castellamare di Stabia, Pompei e l’isola di Capri. Infatti  tutti questi luoghi furono ritratti in vedute che resero perfettamente la tensione tra la natura e l’elemento umano.

Verso la metà del 1821 tuttavia decise insieme alla moglie di tornare a Dresda e nel 1824 fu nominato professore nella medesima città, ma la mancanza della natia Norvegia si fece sempre più sentire in Dahl e così nel 1826 l’artista insieme alla sua inseparabile moglie tornarono finalmente a casa.

In Norvegia Dahl ritrovò la vena ispiratrice da tempo perduta difatti effettuando escursioni sui monti e lungo i fiordi creò capolavori quali “Fortundalem” (1836) e “veduta sulla valle di Stalheim”(1842).

Sfortunatamente il ritorno dell’estro artistico non coincise con un idillio familiare questo perché l’amata moglie morì a seguito del quarto parto e la seconda moglie morì sempre a causa di un parto.

Nel 1842 tuttavia il pittore fondò la Galleria nazionale di Norvegia ed a quest’ultima decise di donare molte delle sue opere.

La sua vita finì il 17 Ottobre 1857 a Dresda, ma i suoi resti poterono tornare a casa solo nel 1934 presso la chiesa di Sankt Jakob a Bergen.

Johan Chirstian Dahl viene considerato insieme all’amico Friederich ed agli artisti inglesi Constable e Turner, uno dei massimi esponenti del romanticismo. Il suo stile è infatti un ottimo insieme  tra le visioni mistiche e simboliche di Friederich ed il romanticismo naturale, ma anche contemplativo di Constable.

Inoltre Dahl ebbe a modelli i grandi maestri del secolo d’oro olandese quali Jacob Van Ruisadael e Caesar Van Everdingen, i quali sebbene vissero nel XVIII secolo riuscirono ad anticipare la concezione prettamente romantica della natura. In effetti Dahl venne introdotto all’esercizio della pittura proprio attraverso la copia delle opere di questi celebri maestri olandesi e non solo fu proprio a Ruisdael ed  Everdingen che l’artista norvegese imparò a realizzare le pendici montuose fitte di boschi, i cieli densi di nuvole e le cascate burrascose come quelle che aveva la fortuna di osservare nella sua terra natale.

Inoltre l’esperienza in Germania fece si che il suo gusto naturalisitico si ampliò ancora di più divenendo un’intensa forza dotata di una grande profondità naturale. Questi quadri fecero un enorme successo poiché racchiudevano insieme il tragico senso dell’infinito di Friederich ed il misticismo di Constable senza tuttavia  eccedere da una parte o dall’altra.

Il periodo italiano non fu molto prolifico dal punto di vista artistico visto che le sue opere furono realizzate in maniera impetuosa oppure eccessivamente misurate e soprattutto prive della misura poetica che aveva in patria ed in Germania.

Ragion per cui decise di tornare prima in Germania e poi in Norvegia dove realizzò opere dal gusto pienamente romantico, nelle quali è possibile scorgere violente tempeste, rocce piene di licheni, valli profonde e cupe questo perché Dahl amava la particolarità in ogni singola cosa e la riproduceva fedelmente nei suoi dipinti.

Infine l’artista norvegese fu animato da un forte interesse per lo studio analitico dei fenomeni atmosferici in particolare delle nuvole, che raffigurò per tutta la vita indagando non solo le loro mutevole forme, ma anche le loro qualità cromatiche.

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