Intitolare un’aula a Norma Cossetto, le polemiche giustificazionaliste dimostrano quanto sia necessario

COMUNICATO STAMPA

Vogliamo fare una premessa per spiegare la finalità del seguente comunicato: non ci interessa alimentare alcuna lotta ideologica, per noi è essenziale guardare avanti al fine da costruire un futuro radioso e libero per tutti, ma al tempo stesso occorre volgere lo sguardo con rispetto alla nostra storia e questo rispetto non può avere colori politici.

Dispiace notare come alcuni preconcetti antistorici non tengano conto del clima di distensione che sarebbe auspicabile in questi tempi, per cui ci troviamo costretti a replicare alle dichiarazioni del segretario dimissionario di Giovani Democratici di Pescara, il quale probabilmente, tenendo più ad uno scontro ideologico che al rispetto di una giovane vittima di anni turbolenti, ha preso posizione contro l’intitolazione di un’aula scolastica/comunale a Norma Cossetto.

Specificato che ognuno è libero di assumere una posizione, anche quella di essere contrari all’intitolazione, al tempo stesso non è tollerabile ridurre un evento storico a un’arma politica stravolgendo totalmente la realtà dei fatti.

Non è solo moralmente scorretto, ma anche offensivo verso la memoria di chi ha subito quegli eventi così tragici. Soprattutto perché parliamo di una ragazza di 23 anni violentata e uccisa in una foiba senza che avesse compiuto atti criminali. Ma quale colpa può poi giustificare uno stupro di gruppo e un omicidio? Nessuna ovviamente.

Crediamo che i toni del post e di coloro che hanno commentato siano assolutamente da condannare, speriamo che i nostri coetanei coinvolti in tale vicenda si ravvedano e capiscano la gravità di quanto hanno scritto.

La manipolazione del passato, che si evince da tali posizioni, sono facilmente riscontrabili: la tesi secondo cui Norma Cossetto fosse una fascista convinta e non avesse rinnegato i valori fascisti, è figlia del più bieco giustificazionismo oltre a non avere fondamento storico se non negli scritti di faziosi e apologeti, che lo citano senza avere fonti verificabili che possano suffragarla in maniera incontrovertibile. 

Inoltre, anche se fosse vero, ciò non può essere una giustificazione per le torture e violenze subite, per la sua esecuzione sommaria, e soprattutto non sarebbe pertinente con la ragione che spinge a voler intitolare a lei una strada o in generale a custodirne la memoria.

Il fine non sarebbe la riabilitazione di una presunta “eroina fascista”, ma un modo per preservare e celebrare la memoria degli infoibati in Istria, Fiume e Dalmazia e dell’esodo Giuliano-Dalmata

 Italiani che, a prescindere dal proprio colore politico, hanno subito le conseguenze dei piani titini per il controllo di quelle terre. Hanno subito e non accettato quella che il Presidente Emerito della Repubblica Giorgio Napolitano ha definito “una vera e propria pulizia etnica.

Una tragedia di cui Norma Cossetto è il simbolo forse più tragico di quell’ora buia della nostra storia nazionale

Per cui, è doveroso sottolinearlo di nuovo, si può essere contrari a tale scelta ma non si può manipolare il passato per sostenere la propria contrarietà, insinuando che in fondo era solo una fascista e quindi se l’era cercata: un esercizio retorico non solo infondato storicamente ma usato dai carnefici titini, e dai loro eredi morali, per giustificare le proprie aberranti azioni e le loro, purtroppo spesso attuali, farneticazioni.

Soprattutto tale atteggiamento rabbioso contro la Cossetto non è comprensibile alla luce del suo essere parte integrante della memoria collettiva di questa nazione, cosa che risulta evidente in maniera bipartisan, a prescindere dal colore politico. L’8 Maggio 1949 su proposta dell’ex rettore dell’Università di Padova Concetto Marchesi, protagonista dell’antifascismo padovano e comunista, venne conferita a Norma Cossetto la laurea ad Honorem: nonostante fosse appurato il suo essere stata uccisa dai titini, egli riconobbe e sostenne che era morta per difendere l’italianità e non il fascismo.

Ma soprattutto il 9 novembre 2005 il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi le conferì la medaglia d’oro al valore civile con la motivazione: “Giovane studentessa istriana, catturata e imprigionata dai partigiani slavi, veniva lungamente seviziata e violentata dai suoi carcerieri e poi barbaramente gettata in una foiba. Luminosa testimonianza di coraggio e di amor patrio. 5 ottobre 1943 – Villa Surani (Istria).”

Se vogliamo costruire una società migliore è necessario ispirarsi a esempi così luminosi tali da rendere  la base giovanile altrettanto capace di impegnarsi per una comunità migliore a prescindere dalle diverse, e legittime, differenze politiche:

da destra a sinistra, tutti i giovani devono dare il massimo e rispettarsi a vicenda, rispettare le idee di tutti e assumere posizioni ragionate senza offendere la memoria di chi è stato ucciso senza colpe.

Ci dissociamo ovviamente anche dai commenti di coloro che hanno offeso l’autore del post, non ci interessa alimentare una diatriba, per questo preferiamo restare fuori da queste logiche e rispondiamo con la stessa concretezza di coloro che invece hanno presentato opinioni rispettose e ragionevoli vedendosi poi censurare.

Per concludere vorremmo riprendere le parole del presidente della Repubblica Mattarella il 9 febbraio di quest’anno: «Oggi il vero avversario da battere, più forte e più insidioso, è l’indifferenza che si nutre spesso della mancata conoscenza. L’angoscia e le sofferenze delle vittime restano un monito perenne contro le ideologie e i regimi totalitari che, in nome della superiorità dello Stato, del partito o di un presunto ideale, opprimono i cittadini, schiacciano le minoranze e negano i diritti fondamentali.»

Sottoscritto dal nostro blog.

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