Mai fidarsi di Matteo Renzi

Di Manuel Berardinucci

Ieri Matteo Renzi ha pronunciato in Senato parole estremamente condivisibili. Noi siamo abituati a gioire quando la Verità esce dalle labbra del nostro avversario, come ci insegna Giorgio Almirante, poiché questo “è il segno della Vittoria”.  Il leader di Italia Viva ha ricordato al Presidente del Consiglio che egli deve il proprio potere al Parlamento e che dunque a questo deve rispondere, che egli non concede le libertà ai cittadini ma le “riconosce”, lo redarguisce sull’assunzione dei pieni poteri e lo pone innanzi a quello che è, a tutti gli effetti, un ultimatum: o Conte si ravvede e ridimensiona la propria ingerenza sui diritti naturali dell’uomo e ritrova la via della politica, oppure Italia Viva non sarà più al suo fianco. E’ vero che senza l’iniziativa di Matteo Renzi non staremmo subendo questo scempio di esecutivo, è vero anche che ha avuto nel corso dei mesi diverse occasioni per troncare la vita politica dell’ Avvocato del Popolo (quale popolo non è dato sapersi, sicuramente non l’italiano) e non lo ha fato ed è altrettanto veritiero che nella sua esperienza di governo il leader fiorentino ebbe  ben poca considerazione del Parlamento e fece della “decretazione” uno stile di vita. Tuttavia ciò non scalfisce il merito di parole ben studiate di quella che è, senza ombra di dubbio, una volpe della politica italiana. Raramente Matteo Renzi ha fatto seguitare i fatti alle parole, anzi, nella maggior parte dei casi ha teso a comportarsi in maniera diametralmente opposta a quel che dichiarava (da #EnricoStaisereno alla promessa di ritirarsi dalla vita politica del Paese in seguito alla sconfitta referendaria). Oggi siamo però di fronte ad una situazione totalmente inedita e il protagonismo malato di Conte rischia di oscurare persino la boria di Matteo Renzi e la visibilità di cui è in costante ricerca, per questo non mi azzardo a pronosticare le mosse venture del leader toscano. Ben più prevedibili, purtroppo, le eventuali decisioni del centrodestra di fronte ad un’ipotetica uscita di Italia Viva dalla maggioranza. Una cospicua fazione di moderati e “responsabili” potrebbe essere pronta a sostituire il partito di Renzi nell’appoggio a Conte, in nome della stabilità, dell’unità nazionale, dell’Europa, dei mercati, del MES, di Pulcinella e degli squali tigre. Segnali in questo senso provengono da Forza Italia che si dichiara “opposizione” ma che non ha intenzione di votare la sfiducia nei confronti di uno dei membri più emblematici di questo esecutivo, il Ministro Gualtieri.

Ma c’è anche una tentazione di altro tipo, che purtroppo aleggia malcelata nel centrodestra, anche oltre gli steccati dei “moderati”. E’ quella di accordarsi con Renzi per eliminare (politicamente) Giuseppe Conte e costruire un governo di unità nazionale, magari a guida Draghi o figure similari. Comprendo la tentazione di mettere fuori gioco un pericoloso megalomane come l’attuale Capo del Governo, ma una melassa di partiti tanto diversi e magari uniti da qualche esponente del nebuloso mondo “europeo” non è ciò di cui necessita l’Italia. Le imprese sono in ginocchio, siamo sull’orlo di un terribile crisi, c’è bisogno di una maggioranza stabile e con una linea unitaria.

Matteo Renzi

Inoltre, pensare di accordarsi con Renzi e trarne vantaggio è da scolaretti della scuola elementare. Lo ha dimostrato con Letta e lo conferma con Conte, il leader di Italia Viva è leale solo a sé stesso e chiunque abbia l’avventatezza di mettersi nella sue mani si consegna al suo gioco. L’unico suo obiettivo è quello di rendersi indispensabile e centrale.

Personalmente non sono molto fiducioso sull’avvenire del Paese nel breve termine, poiché le alternative sono tutte di basso livello e non prive di rischi di diversa natura:

1-Continuare a sopportare la spavalderia, l’incompetenza e l’improvvisazione di Conte;

2-Consegnarsi mani a piedi a Matteo Renzi e magari a qualche tecnico emissario dei poteri europei;

3- Chiamare il Paese alle urne, regolamentando il flusso come già avviene per le più disparate attività commerciali, mantenendo il distanziamento sociale e, eventualmente, scandendo per fasce orarie le sezioni.

Non che l’ipotesi del voto mi entusiasmi particolarmente, ma non la vedo più tragica delle altre precedentemente menzionate. Salvo un Miracolo, di difficile concessione considerando il modo con cui si approccia alla religione in queste ore, vedo amari orizzonti. E’ fuor di dubbio che qualcuno debba porre un argine a Giuseppe Conte e al suo atteggiamento da Capo del Comitato di Salute Pubblica di rivoluzionaria memoria, ma stiamo ben attenti a non passare dalla padella alla brace.

Share This:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *