L’antico scontro Nord-Sud: il pretesto per una riflessione

di Federica Masi.

Le ultime settimane di quarantena forzata hanno riacceso un frizzante dibattito vecchio come il mondo: Nord contro Sud.

Questo annoso scontro è stato riaperto dalla decisione del governatore campano De Luca di chiudere i confini a cittadini provenienti dalle zone settentrionali più colpite dal virus. La scelta è stata commentata duramente dal direttore di Libero Vittorio Feltri, il quale ha dichiarato: «i meridionali in molti casi sono inferiori».

Trattasi di una battuta infelice e poco digeribile per un meridionale come me, ma sono in controtendenza rispetto ai numerosi attacchi che continuano ad impazzare sui social. Lo scontro Nord – Sud non può diventare un pretesto per rivendicare aspramente le proprie origini e spaccare il Paese in questa fase di fragilità. Ritengo l’intero meridione parte integrante e preziosa di questo paese, riconoscendo però la superiorità industriale delle regioni del Nord. Perciò, mi spoglio di ogni ipocrisia e ne approfitto per riflettere su una distanza che si immaginava accorciata, ma che purtroppo esiste ancora.

Non trovo moralmente e professionalmente corretta la scelta degli edicolanti e dei giornalisti che hanno tentato di boicottare il quotidiano di Feltri, sottraendosi al rispetto della pluralità giornalistica e al diritto di informazione di ogni lettore. Ai miei occhi non ha nulla di esemplare il voler censurare anche gli scritti del giornalista, venduti nelle librerie. Cari meridionali, non si risponde a un errore con un altro errore! Credo che la riflessione da fare sia sulla politica e l’intero apparato amministrativo che da secoli penalizza il Sud, e con questo intendo la mancata valorizzazione del territorio, la crescita industriale e la sanità, quest’ultima in evidente difficoltà.

È inutile nasconderlo, le differenze esistono e da meridionale preferirei che questo dibattito si risolva in un progetto collettivo di rinascita, da porre sotto gli occhi di chi governa. I meridionali sono degli spiriti liberi, allegri, accoglienti, amorevoli, motivati e determinati, ma molti di loro ̶ soprattutto i più giovani ̶ sono obbligati a confrontarsi con le pochissime opportunità della madre patria e questo spiega perché l’esodo verso il Nord sia così frequente. Dal mio diario personale si capisce quanto mi sia costato lasciare gli affetti cari e la mia terra per chiedere ad un’altra regione del Nord di adottarmi, ma non nascondo che questa scelta seppur sofferta fosse necessaria. Il nostro diario ci può aiutare a scegliere l’antidoto perfetto per risolvere il divario ideologico persistente e ammettere, senza troppo rancore, che anche noi abbiamo bisogno di un sostegno maggiore, ancora non riconosciuto. Senza scomodare la storia, appare lampante che esiste un sistema più sofferente nelle regioni meridionali e non per questo il nostro manifesto deve pullulare di odio, al contrario di speranza e ricco di richieste e pretese. Non possiamo pensare di spazzare via una distanza economica e strutturale con polemiche insidiose e sterili sul web, perché non seminano nulla di positivo. I meridionali vantano paesaggi fantastici, invidiati dal mondo, e calore contagioso per tutti: perché indebolire le nostre forze con le polemiche, anziché rafforzarle con le idee?

Il Sud è ricco di gente volenterosa, diligente, creativa e molto ambiziosa, che però è destinata a scappare altrove o, se va male, a restringere i propri orizzonti, a causa di quella frattura interna creata da una congestione politica.

Mi piace riprendere la frase di Pietrangelo Buttafuoco per spiegare meglio ciò che sta succedendo in questi mesi: « il coronavirus è il pettine che sta portando via tutti i nodi di questo Paese». È proprio così, ci sta facendo scoprire tutto quello che prima sottovalutavamo consapevolmente, con la speranza che il tempo sistemasse le cose. Anche al Meridione il pettine è arrivato ed è il momento di fare i conti con i nodi da sciogliere, non con le chiacchiere da bar.

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