Ei fu. Siccome immobile…

di Simone Casi

Ei fu. Siccome immobile

dato il mortal sospiro,

stette la spoglia immemore

orba di tanto spiro,

così percossa, attonita

la terra al nunzio sta,

muta pensando all’ultima

ora dell’uom fatale;

né sa quando una simile

orma di piè mortale

la sua cruenta polvere

a calpestar verrà.

Così recitano gli immortali versi di Alessandro Manzoni, scritti quando, nell’estate del 1821, in tutta Europa si diffuse la notizia della morte dell’imperatore, recluso nell’isola-prigione di Sant’Elena, attorniato solo da pochi fedelissimi. Censurata dagli occupanti austriaci, la poesia riuscì comunque a diffondersi clandestinamente e ad occupare subito il posto che le spettava tra i capolavori.

Centonovantanove anni fa moriva Napoleone Bonaparte, l’uomo che, nel ventennio 1795-1815, cambiò il volto dell’Europa e del mondo in modo permanente, divenendo una delle figure più controverse e affascinanti della storia dell’umanità. Allo stesso tempo sovrano illuminato e autoritario, condottiero geniale ed ambizioso, conquistatore dirompente ed inesorabile, ma anche uomo fallibile, orgoglioso e testardo. A Napoleone si devono le velleità imperiali francesi e a seguito della sua sconfitta la violenza della Restaurazione, ma anche la moderna concezione ed amministrazione degli Stati, come anche la diffusione degli ideali di libertà e di autodeterminazione che ispirarono la Primavera dei Popoli e le sempre più potenti istanze popolari. Mai fino ad allora un solo uomo aveva cambiato in così poco tempo l’assetto politico, economico e sociale, e per molto tempo ancora non ce ne sarebbero più stati come lui.

Napoleone o lo si amava o lo si odiava, non c’erano vie di mezzo (vedasi i cambiamenti di idea di Foscolo e Beethoven), ma perfino un critico come Manzoni non poté non riconoscerne l’oggettiva grandezza. Ei fu, dice con rammarico, quasi rimpiangendo la sua scomparsa, e la terra (cioè l’umanità) non può fare a meno di restare attonita e confusa di fronte alla sua morte, poiché non sa quando uno come lui tornerà a camminare in mezzo agli uomini, nel bene e nel male.

Da Ajacco, un piccolo borgo della Corsica, allora isola di poco conto ceduta alla Francia dalla Repubblica di Genova, venne un uomo altrettanto piccolo (stando alle leggende), che tuttavia rivelò tutta la propria grandezza portando alla riscossa una nazione stravolta da anni di caos e di terrore rivoluzionario, incidendo il proprio nome con le sue imprese negli annali della storia. Già da vivo era un eroe per molti, e da morto non poté che tramutarsi in mito.

Manzoni e l’umanità intera sembravano essere scettici che in futuro potesse esserci di nuovo un individuo come lui, in grado di cambiare radicalmente lo status quo e di innescare un tale epocale rinnovamento, e ad oggi ancora nessuno è stato in grado di eguagliarlo.

Ma chissà se prima o poi, un giorno, l’incipit manzoniano da Ei fu non possa diventare Egli è? Al momento però è ancora improbabile. Ma forse non impossibile.

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