Liberazione di Silvia Romano, terrorismo islamico e il moderatismo della Destra italiana

di Giovanni Rea.

Negli ultimi giorni si sta discutendo parecchio della “liberazione” di Silvia Romano, una giovane italiana ben istruita di Milano proveniente da una buona famiglia, una delle sue più grandi passioni è il volontariato in Africa. Nel 2018, quando si trovava in Kenya a cooperare con una Onlus italiana, fu rapita da un gruppo di criminali locali, fu poi portata in Somalia e lì fu consegnata nelle mani dei militanti di Al Shabaab, gruppo jihadista legato ad Al Qaida.

Il Governo “giallo-fucsia” avrebbe pagato un’importante cifra per il riscatto della cooperante milanese; secondo il quotidiano Il Giornale lo Stato italiano avrebbe retribuito i terroristi islamici di circa 4milioni di euro, altre fonti affermano che avremmo addirittura speso 4,5milioni per la scarcerazione della Romano.

Le trattative per il riscatto sarebbero iniziate nel 2019 dopodiché le forze d’intelligence italiane, unite a quelle turche e somale (quest’ultime due godono di ottimi rapporti diplomatici) avrebbero dato inizio alla loro missione.

Silvia Romano, appena atterrata all’aeroporto di Ciampino, si è presentata sorridente, mentalmente lucida, con un fisico per niente asciutto, vestita con abiti tradizionali delle donne somale, convertita all’Islam e – addirittura – incinta!

Inoltre ha anche dichiarato di aver cambiato il suo nome e che tutti noi ora dovremmo chiamarla Aisha e che ben presto ritornerà in Africa per fornire nuovamente aiuto ai popoli del terzo mondo. 

Il fatto che la ragazza in questione torni nel proprio paese d’origine in cinta e convertita all’Islam fa davvero riflettere, e no perché si sia fieramente dichiarata musulmana (libero di farlo. D’altronde gli islamici – a differenza degli occidentali – rispettano ed onorano ancora le loro radici, potrebbero anche essere d’esempio per noi Europei) ma perché è semplicemente impensabile che un ostaggio vittima di un gruppo violento ed estremista riesca ad approcciare con il loro mondo attraverso la lettura del Corano, convertendosi ad una religione dove la donna è letteralmente sottomessa all’uomo e considerata inferiore e – persino – facendosi ingravidare da uno dei suoi sequestratori. Alcuni parlano addirittura di sindrome di Stoccolma, sarà così? Non lo sappiamo per ora, ma la scusa è buona. 

Ma parliamo un attimo della somma che il Governo italiano ha voluto donare ad un gruppo di esaltati jihadisti. 

Abbiamo già detto che, probabilmente, la cifra spesa per il riscatto si aggira attorno ai 4milioni.  Benissimo

Sulla pagina Facebook dell’associazione culturale Il Burbero è stato pubblicato questo post:

Per il riscatto di Silvia Romano sono stati versati 4 milioni di € .

Utilizziamone 1:

1 Ak-47 costa 1200€, prendiamone 100 e spendiamo 120000 €.

Restano 880’000 €

Compriamo 1’000 caricatori che costano 40€ l’uno spendendo 40’000 €

Restano 840’000 €

Ogni caricatore contiene 30 proiettili, in totale ci sono 30’000 proiettili.

Sotto stress, l’accuratezza di un Ak-47 è del 12% significa che  su 10 proiettili sparati va a segno 1 all’incirca.

Significa che 1000 proiettili andranno a segno, un proiettile da Ak-47 è letale nel 95% dei casi, trattandosi di zone ultrapovere però saliamo al 99,9%  vista la difficoltà di avere trattamenti sanitari adeguati.

Ogni proiettile ucciderà una persona, significa che per liberare la Romano moriranno tra le 800  e le 1200 persone andando al risparmio e acquistando solo Ak-47 con 10 caricatori ciascuno.

Senza contare gli altri 840’000 € che potrebbero venir usati per altre armi tra cui granate e missili.

Beh, congratulazioni a chi festeggia la sua liberazione, immagino che la sua vita debba valere parecchio.

E qui si parla solo dei prezzi più esosi di un fucile d’assalto del genere, d’altronde il famoso Ak-47 è un’arma sovietica ed economica, facile da trovare sia nelle regolari armerie sia al mercato nero con prezzi molto bassi e accessibili quasi a tutti.

Il 12 maggio 2020, sul giornale La Repubblica, viene riportata l’intervista fatta ad Ali Dehere, portavoce di Al Shabaab che dichiara testuali parole: “Parte dei soldi del riscatto per Silvia Romano serviranno ad acquistare armi, di cui abbiamo sempre più bisogno per portare avanti la jihad, la nostra guerra santa.”

Proseguendo con l’intervista, Dehere dichiara anche quest’altre parole: “E perché mai avremmo dovuto maltrattarla? Silvia Romano rappresentava per noi una preziosa merce di scambio. E poi è una donna, e noi di Al Shabaab nutriamo un grande rispetto per le donne. Anzi, abbiamo fatto di tutto per non farla soffrire, anche perché Silvia Romano era un ostaggio, non una prigioniera di guerra.”

Riguardante la stranezza della conversione all’Islam della Romano, il portavoce afferma: Ha sicuramente visto con i suoi occhi un mondo migliore di quello che conosceva in precedenza. E, inoltre, da quanto mi risulta Silvia Romano ha scelto l’Islam perché ha capito il valore della nostra religione dopo aver letto il Corano e pregato.”

Liberare Silvia Romano era un’azione che andava fatta, sicuramente con altri metodi e senza sprecare danaro inutile in uno stato d’emergenza come quello che stiamo vivendo in questi mesi a causa del COVID-19. 4milioni sono sicuramente spiccioli per il nostro Stato, ma sono oro colato per un folle gruppo di jihadisti. Oro colato che servirà a comprare armi e a reclutare nuove leve. 4milioni di euro che si sporcheranno con il sangue di decine e decine di innocenti.

È stato anche strano e fastidioso vedere un buon numero di politicanti di Destra osannare Silvia (o Aisha) Romano e udire dalle loro labbra che la libertà di una nostra connazionale non ha prezzo. 

Al prossimo attentato terroristico in Europa, prima di impugnare i gessetti colorati anziché le armi per difendervi da questi deviati mentali, fatevi un bell’esame di coscienza.

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