Conte odia le regioni perchè vuole i loro poteri

Di Paolo Muttoni

Conte brama il potere più di ogni altra cosa. Lo avevo cominciato ad intuire ad agosto scorso quando, pur di rimanere a Palazzo Chigi, accettò di saltellare da un governo “di destra” ad uno “di sinistra”, e questa gestione della pandemia ne è solo la conferma. Conte ed il potere sono due elementi inscindibili.

Tralasciamo tutta la questione dei mesi passati a “governare per atti normativi” contro ogni forma democratica del nostro ordinamento, è storia.

L’importante è adesso, momento in cui arriva il difficile. Bisogna far riemergere l’economia di un paese che fino a febbraio annaspava sul filo dell’acqua e che il lockdown ha fatto definitivamente affogare.

E per farlo c’è bisogno di due cose: chiarezza e poca burocrazia.

Caratteristiche Conte sta dimostrando di non avere per niente. Ogni provvedimento economico fino a questo momento sembra essere un gran pastone burocratico in cui solo un matto riesce a capirci qualche cosa, dalla potenza di fuoco del decreto liquidità (750 miliardi) allo scarso decreto Cura Italia da 25 miliardi che non sembra essere mai arrivato al paese, fino al decreto liquidità da 55 miliardi, annunciato mercoledì e di cui non abbiamo neanche l’ombra all’alba della domenica.

Poi guardo in America e vedo che dall’inizio dell’emergenza sono state approvate leggi economiche dal congresso, e mi chiedo perché in Italia dobbiamo avere “i decreti”, quando la centralità è del parlamento.

Atteggiamenti e comportamenti che vanno a gravare su un paese che ha sempre più fame ed è sempre più in crisi, e poi sappiamo tutti cosa fa la gente quando è ai limiti della disperazione.

L’elemento più importante, forse, che ci fa capire come Conte voglia l’ultimo centro di dispersione del potere (dopo aver preso i pieni poteri legislativi ed i pieni poteri economici) tra lui e la sua autocrazia.

Le regioni che, chiaramente odia, altrimenti non si spiegherebbero molti comportamenti (in modo razionale)

Senza andare troppo lontano. Venerdì notte Conte e la conferenza Stato/regioni avevano trovato un accordo sui protocolli per le riaperture delle attività, che prevedeva delle linee condivise tra tutte le regioni da inserire nel decreto del presidente del consiglio in pubblicazione.

Quest’ultimo è stato promulgato ieri nel tardo pomeriggio. Tuttavia, senza le linee per i protocolli, che sono state inoltrate alle regioni in piena notte, ed è solo a quel punto che i governatori si sono accorti di come il governo non avesse rispettato l’accordo, obbligando il presidente della conferenza Stato/regioni (Bonaccini, del PD) a richiamare il governo.

Un comportamento indegno del governo, il cui unico intento è chiaramente quello di minare la credibilità dei governatori regionali e dell’immagine delle regioni stesse.

Ma questo è ampiamente supportato da frasi e minacce, di questi mesi, di avocare a sé le loro competenze sanitarie, supportato da membri della maggioranza che chiedono continuamente di ricentralizzare la sanità

(Ignoranti, perché ignorano, che dovrebbero studiare e vedere come i sistemi sanitari centralizzati ci siano solo in Irlanda ed Olanda)

È chiaro l’intento di sua maestà. Usare l’emergenza coronavirus per logorare le regioni, accusarle dei ritardi (creati da lui) attaccarle pubblicamente con quel suo faccino da agnellino. E poi, una volta finito tutto, prendersi anche i loro poteri.

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