Ma quale omofobia?

Di Manuel Berardinucci

Ieri, Giornata mondiale contro l’Omo(translesboecc.)fobia, ho pensato di essermi svegliato in Iran. Ho letto assurdi proclami, quasi bipartisan, che invitavano ad una compartecipe lotta contro ogni forma di discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale. Gli appelli sono giunti dagli angoli più disparati dell’opinione pubblica e politica italiana, da alcuni esponenti di una presunta “destra” liberale, i quali, essendo a corto di consensi, subiscono la forte tentazione di pescarne nel mondo LGBT, fino al Presidente del Consiglio che, nel periodo storico in cui viviamo, ritiene prioritario uno sforzo unanime dei partiti, al fine di realizzare una legge che combatta l’omofobia. Ovviamente anche il Partito Democratico, vessillifero di tutte le battaglie inutile o dannose, si è fatto sentire. Evidentemente costoro vivono una Realtà alternativa a quella nella quale mi trovo io. Nell’Italia che conosco, nel 2016 è stata approvata una legge, ad opera di Monica Cirinnà, per l’istituzione di Unioni Civili anche tra le persone del medesimo sesso. Sempre nella stessa Italia, si tengono regolarmente manifestazioni di orgoglio omosessuale (i Gay Pride) spesso sfocianti in carnevalesche ed impudiche (per usare un eufemismo) esibizioni, con tanto di censura, ostracismo, morte civile per chi osa muovere delle perplessità al riguardo. Senza contare gli innumerevoli personaggi pubblici dichiaratamente omosessuali e che, non mi pare, subiscano chissà quale discriminazione in quanto tali. Al contrario, spesso esibiscono la propria tendenza sessuale in pubblici consessi, dai Palchi dell’Ariston ai video musicali. Ultimo episodio degno di essere citato è quello relativo al tristemente noto Decreto passato probabilmente alla storia per via della “querelle-congiunti”. La marcia indietro di Giuseppe Conte, con la quale ha aperto le porte alle visite verso gli ormai celebri “affetti stabili”, è scaturita proprio da una polemica dell’Arcigay contro la decisione del governo.

Posto dunque che la comunità LGBT ha una sponda giuridica per le proprie unioni, che è fortemente presente nelle piazze, nelle TV , in politica e nel mondo dello spettacolo, e che riesce persino ad influenzare le decisioni del Presidente del Consiglio, la domanda sorge spontanea a chiunque sia in grado esaminare la Realtà con occhio lucido: ma contro quale omofobia dovrebbe battersi il Can-can messo in moto in questi giorni?

Se la risposta è che bisogna combattere coloro i quali insultano, denigrano, picchiano o addirittura uccidono un essere umano poiché omosessuale, la risposta non può che trovarsi nel significato stesso di dignità umana. Ci sono vite di maggior valore rispetto ad altre? O peggio ancora, si può ritenere un crimine compiuto ai danni di qualcuno perché omosessuale, più grave che se commesso per estorcere denaro alla vittima? Insultare e denigrare un essere umano in quanto basso, grasso, eccessivamente magro, lentigginoso, cattolico, è meno grave che farlo in quanto omosessuale o trans? Davvero ritenete opportuno che la legge si addentri in soggettivismi simili, con evidenti pericoli per il futuro? Nel momento in cui il legislatore si arroga il potere di stabilire il criterio per cui compiere un reato nei confronti di un omosessuale in quanto tale sia più grave di qualunque altra fattispecie, cosa vieterà in futuro di ritenere maggiormente punibile un crimine se compiuto ai danni di qualcuno di sinistra e meno se invece riguarda una persona di destra (dopotutto “uccidere un fascista non è reato” per certuni)? E potrei continuare con i pericolosi esempi ai quali una legge di questo genere spalancherebbe le porte, ma il punto focale è che non c’è nessun principio universalmente giusto ad animare una proposta siffatta, se non la soggettività del legislatore.

Oppure l’obiettivo è un altro, ben più subdolo e da sempre riposto nel cassetto dei sogni di una Sinistra in costante necessità di un nemico da abbattere (il Nemico del Popolo, la Reazione sempre in agguato, il Padrone, il Fascista, il Razzista, lo Sbirro ed ultimo l’Omofobo): mettere a tacere per legge le opinioni in disaccordo con la narrazione generale progressista. La tentazione è quella di bandire opinioni derivanti, non come quelle della sinistra, da un fantasioso costrutto ideologico, ma dalla mera osservazione della Realtà, della Natura e della Storia. Sarebbe banale e ripetitivo citare Chesterton con il suo profetico messaggio sulla necessità di combattere per ribadire l’ovvio, “che le foglie sono verdi in estate” e che “due più due fa quattro”. Siamo ormai prossimi alla fase successiva: qualcuno vorrebbe trasformare la proclamazione dell’ovvio, da pazzia a crimine.

C’è poi un tema, che in questi giorni mi ha dato da riflettere. Stiamo assistendo ad una classe dirigente che si emoziona per la regolarizzazione di immigrati clandestini, che invita ad una solida unità per il sostegno alla comunità LGBT.. ma all’uomo comune chi ci pensa? Probabilmente troppo bianco, magari è pure in possesso di un piccolo bar (quei moderni postriboli nei quali si raduna la feccia dell’umanità che dietro una birra bercia battute razziste, omofobe o sessiste), è padre secondo le leggi della biologia e forse, peccato più grave di tutti, è anche cattolico. Come può pretendere di essere considerata una così abietta creatura?

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