Uccialì – Storia di un calabrese che divenne Corsaro Ottomano

Di Franz Camillo Bertagnolli Ravazzi

Gli Inizi

Uccialì nacque a Le Castella in Calabria   1519.

Il suo primo nome fu probabilmente Giovanni Dionigi Galeni.

Nel XVI sec. d.C., Le Castella vive un triste periodo caratterizzato da un declino economico e disgrazie umane. Un tempo ricca e fiorente terra diviene scenario di devastazioni da parte della pirateria turca. Pirati provenienti dal profondo mediterraneo approdavano su queste coste per razziare cibo, merci e rapire giovani uomini, donne e soprattutto bambini, da vendere come schiavi nelle loro terre.

Nella calda giornata del 29 aprile 1523, all’orizzonte della costa castellese si avvistano vascelli pirati. La popolazione atterrita cercò riparo nei propri nascondigli, mentre valorosi uomini si rifugiarono tra le mura della fortezza pronti ad usare le armi per la difesa del forte. I turchi condotti dal corsaro di Algeri Khair ed Din, noto con il nome di Barbarossa, espugnano e saccheggiano Le Castella seminando terrore e morte.

Tra le persone catturate e portate schiave a Costantinopoli, vi è un fanciullo dal nome Giovanni Dionigi Galeni (1519 – 1587) venduto per pochi denari al pirata Giafer.

La Vita

 Il piccolo fanciullo fu destinato al duro lavoro del remo e durante questa pesante attività imparò tanti segreti marinareschi e potenziò le sue capacità di esperto stratega navale. Queste conoscenze furono utili al suo padrone nella quotidiana vita piratesca specialmente nei momenti di difficile battaglia contro il nemico. Giovanni, ormai giovane uomo esperto di mare, si accattivò le simpatie e la stima di Giafer, anche se rasentò la condanna a morte per un incidente avvenuto proprio tra le mura domestiche del pirata. Per rimediare all’incidente e sottrarsi alla morte Giovanni doveva rinnegare la propria fede e sposare la figlia del proprio padrone. E così fu.

Il nome di Giovanni Dionigi Galeni si tramutò in Uluch-Alì (rinnegato) presso gli ottomani e trascritto per i cristiani in Uccialì o Occhialì.

Uccialì, da piccolo e cagionevole fanciullo divenne con il tempo un grande corsaro oltre che grande stratega navale. Da corsaro imperversò in tutto il Mar Mediterraneo. Opera sua furono le catture nei pressi di Favignana della galera di Pietro Mendoza (1555 ca.), a Marettimo quella di Vincenzo Cicala e Luigi Osorio (1561). Il suo nome è legato a numerose incursioni sulle coste italiane, soprattutto quelle del Regno di Napoli, allora dominio spagnolo. Secondo alcune voci dell’epoca, tramò anche con vari cospiratori calabresi per staccare la Calabria dai regni spagnoli e unirla ai domini turchi.

Partecipò alla battaglia di Gerba nel 1560 e successivamente cercò di catturare il duca Emanuele Filiberto di Savoia presso Nizza.

Nel 1564 partecipò ai ripetuti assalti e ai saccheggi del paese di Civezza, nell’attuale provincia di Imperia. L’eroica resistenza della popolazione del piccolo paesino passò alla storia.

Subentrò a Dragut a capo della flotta ottomana, quando questi morì durante l’assedio di Malta del 1565.

Fu quindi autore di rilevanti imprese belliche, fra le quali l’assalto e il successivo assedio nell’agosto 1571 della città dalmata di Curzola Tra i suoi meriti tanto che ad ogni battaglia navale gli venivano conferite prestigiose cariche, come quella di Governatore di Tripoli, Tunisi ed Algeri o   Comandante supremo della flotta turca al rientro dalla battaglia di Lepanto, avvenuta nell’ottobre del 1571.

Considerato il miglior ammiraglio della flotta ottomana, nell’ottobre del 1571 combatté a Lepanto contro Gianandrea Doria.

Nella battaglia di Lepanto, Uccialì, si rivela una figura importante nonostante la sconfitta ottomana. Partito con la sua flotta come ammiraglio turco al fianco del comandante, Mehmet alì Pascia, prima di ripiegare in ritirata, vista l’ormai certa conclusione negativa della battaglia, riesce ad infliggere alle flotte cristiane un duro colpo. Lui e la sua flotta furono gli unici sopravvissuti. Al suo rientro il Sultano oltre che commissionargli la ricostruzione delle flotte turche perse in battaglia gli si chiese di abbandonare il nome di Uluch-Alì (rinnegato) per quello di Kili’ Alì, “Alì la Spada”, perché come una spada è riuscì a rompere l’accerchiamento della flotta cristiana.

Forte della nuova carica ricostruì in un anno la flotta distrutta a Lepanto e nel 1572 riuscì a sfidare ancora le flotte cristiane, anche se con scarso successo. Nel 1574 riconquistò all’impero ottomano Tunisi, che era stata espugnata l’anno prima dalla flotta cristiana.

La Morte

Uccialì morì all’età di 68 anni e le sue ossa si trovano all’interno della moschea di Kali’ Alì Pasà a Istanbul, da lui stesso voluta e commissionata inoltre lasciò ai suoi numerosi schiavi e servitori case e beni di proprietà, concentrati in un villaggio da lui fondato e chiamato “Nuova Calabria”. Secondo alcuni resoconti, in punto di morte sarebbe tornato alla fede cristiana, ma gli storici turchi negano con decisione questa eventualità, visto che già in vita gli erano stati offerti feudi e ricchezze in terre cristiane che egli aveva sempre rifiutato preferendo la libertà di costumi di cui godevano a quel tempo i cristiani convertiti all’Islam. Altra leggenda che circola sul suo nome racconta di un viaggio clandestino sulla costa calabrese al solo scopo di riabbracciare la madre che, stando alle cronache coeve, lo avrebbe invece maledetto proprio per la sua abiura. Ricerche recenti, però, ascrivono questa leggenda alla propaganda spagnola ed ecclesiastica.

Monumenti commemorativi e riferimenti nella cultura di massa

Nel 1961 gli Enti provinciali per il Turismo della Calabria fecero omaggio a Le Castella del busto di bronzo di Uccialì, collocato il 23 aprile del 1989 sul piazzale antistante il Castello Aragonese.

A Istanbul sopravvive la Moschea di Kılıç Ali Pascià, moschea costruita grazie alla sua munificenza, che si trova poco distante dal quartiere di Galata. È un complesso (Kılıç Ali Paşa Külliyesi), in cui sono presenti la sepoltura (türbe) di Uluch Alì, la moschea (cami), la scuola coranica (madrasa) e un bagno (hammam).

Presso la chiesa matrice di Mola di Bari, ricostruita da maestranze dalmate nella seconda metà del XVI secolo, è presente un affresco raffigurante in più scene l’assedio di Curzola, nel quale Uluch Alì è rappresentato come un sultano assiso su un trono dorato, sormontato da una mezzaluna.

È citato (con la grafia Uchalì) nel Don Chisciotte di Miguel de Cervantes, nel racconto che fa nel primo volume l’ex schiavo dei turchi. Cervantes ricorda in questo brano sia Uluch Alì, sia il di lui figlio ed erede. Presumibilmente aveva appreso le notizie su di loro durante la sua prigionia nei bagni penali di Algeri.

È citato nel romanzo Altai del collettivo Wu Ming, è l’unico comandante turco a fare rientro ad Istanbul dopo la battaglia di Lepanto.


Articolo rielaborato dalle seguenti fonti

https://www.prolocolecastella.it/index.php?id=61

wikipedia alla voce di Uluç Alì Pascià

Articolo dedicato alle seguenti amiche ed amici calabresi

Irene, Antonella , Carmen e Rosa

Carmine e Maurino

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