Decreto Cura Italia: pro e contro.

di Antonella Di Marsico e Manuel Massimiliano La Placa.

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, lo scorso 17 Marzo ha approvato il cosiddetto decreto “CURA ITALIA”, un decreto a favore delle imprese, dell’economia e delle famiglie, sulla cui efficacia gli esperti continuano a nutrire forti dubbi.

Queste disposizioni hanno, appunto, come scopo quello di far fronte alle problematiche – soprattutto economiche – inerenti all’emergenza COVID-19. In particolar modo, questo decreto prevede misure di potenziamento sanitario, sostegno al mondo universitario e scolastico, sostegno alle imprese, sospensioni dei tributi e contributi ed, infine, nuove disposizioni in materia di giustizia.

FISCO

Anche nella pubblicazione di questo decreto si è creata una certa confusione su alcuni aspetti fiscali.

La sospensione dei tributi e dei versamenti riguarda in particolar modo le aziende maggiormente colpite dall’emergenza epidemiologica e, quindi, dall’interruzione “improvvisa” dell’attività.

La sospensione dei versamenti è valida fino al 31 Maggio; in seguito si potrà procedere al pagamento anche rateizzabile.

Analogamente, fino al 31 Maggio l’esazione delle cartelle esattoriali è sospesa.

Da molte parti ci si chiede se sia possibile o meno la detrazione fiscale per l’acquisto dei dispositivi di sicurezza come le mascherine. A questo bisogna aggiungere che, al fine di poter detrarre i dispositivi di sicurezza come le mascherine, è opportuno identificare il nominativo del prodotto sullo scontrino e la documentazione relativa alla certificazione CE.

Nel punto sostegno ai lavoratori troviamo la cassa integrazione e il FIS, per il quale lo stanziamento totale è di euro 1,4 miliardi a favore di tutti i lavoratori dipendenti.
Vista l’emergenza epidemiologica è stata anche nominata una causale “covid 19”, invece per il FIS l’assegno è dovuto anche alle piccole imprese. Questa misura durerà sei mesi.

VOUCHER BABY SITTER

Nel decreto “Cura Italia” sono stati attuati anche i voucher baby sitter e i congedi parentali. I lavoratori pubblici e i dipendenti autonomi con figli fino a 12 anni possono richiedere fino a 15 giorni di congedo, eccezion fatta per chi ha figli con gravi disabilità, per i quali non c’è il limite di età. La misura alternativa al congedo parentale è il voucher baby sitter, che può essere richiesto dai lavoratori dipendenti, dai lavoratori pubblici e dai professionisti e consiste nell’erogazione di un bonus pari ad euro 600 per i servizi di baby sitting oltre che per i centri estivi e per le attività offerte da queste strutture.

È stata istituita una seconda forma di questo bonus, ovverosia BONUS SPECIAL, pari ad euro 1000, dedicata esclusivamente a tutti gli operatori sanitari impegnati in prima linea nell’emergenza epidemiologica.

GIUSTIZIA

Le disposizioni in tema di giustizia partono principalmente con le disposizioni igienico sanitarie sia negli uffici giudiziari che nelle aule; con un limite di accesso per consentire in sicurezza lo svolgimento dei procedimenti urgenti.

È stato potenziato il processo telematico anche per i procedimenti penali, sui quali però devono essere sollevati notevoli dubbi: in effetti, da più parti, si sottolinea, al riguardo, che, nell’ambito di un procedimento penale, ci sono cose che attraverso uno schermo non possono essere comprese e ben valutate: ad esempio, da remoto non si ha la piena possibilità di poter guardare negli occhi la vittima e/o l’imputato. Andando avanti, nei procedimenti di separazione e divorzio sono stati previsti gli incontri telematici tra genitori e figli che possono addirittura essere sospesi qualora questi non si possano tenere online.

Altro caos nel mondo della giustizia è il fatto di non essere riusciti a trovare una linea guida nazionale: invero, abbiamo assistito alla proliferazione di protocolli locali, che hanno portato – e porteranno ancor di più nel prossimo futuro – ad una ulteriore disorganizzazione all’interno dei palazzi di giustizia, con conseguenti ritardi nei procedimenti.

In conclusione, il governo per l’ennesima volta non è stato in grado di dare delle risposte certe agli italiani. Il decreto in esame sembra più che altro essere una toppa, non certo un provvedimento volto a far ripartire nella maniera opportuna il Paese.

Volendo tracciare una valutazione complessiva della portata di tali interventi, sebbene si possa notare qualche spunto utile, il risultato non può che essere negativo, prevalendo i contro sui pro.

In primo luogo, lascia disarmati il diffuso scollegamento tra la portata contenutistica del decreto impressa dalla politica nazionale, dagli esperti e dalle task force, e le reali esigenze quotidiane degli italiani.

Poteva essere un momento di rilancio e irrobustimento del Servizio Sanitario Nazionale, a fronte delle criticità emerse durante l’emergenza COVID-19, mentre si assiste a mere cure palliative anche su questo aspetto.

Lascia poi attoniti l’assenza di reali e incidenti misure a tutela delle famiglie sul fronte delle bollette per le utenze, dei canoni di locazione abitativa, del credito d’imposta o degli aiuti fiscali per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale come le mascherine.

Sul fronte fiscale  – peraltro – latitano vere e proprie strategie di lungo respiro per consentire la sopravvivenza delle imprese: non bastano infatti i semplici rinvii mensili delle scadenze fiscali, comunque dovute e cumulativamente, poichè urgono seri e reali strumenti volti alla riduzione dei tributi, alla sospensione fiscale e alla liquidità diretta a favore degli imprenditori per reggere l’urto delle perdite già accumulate e che si registreranno nei prossimi mesi, visti i magri incassi che deriveranno dalle strettissime misure protocollari nonchè dalle tasche sempre più vuote degli italiani.

Sul fronte turistico, in ultimo, si segnalano ulteriori fattori fortemente negativi come la mancata copertura di tutta la categoria dei lavoratori stagionali (quasi 500.000 in tutta Italia e con una professione forzosamente “precaria”) con l’indennità da 600 euro e al contempo i “paletti” ai quali vanno incontro il ricettivo e tutte le imprese dell’indotto correlato, che non potranno contare – quasi sicuramente – su turisti stranieri, ma soltanto su visitatori e ospiti italiani, già duramente colpiti economicamente dall’effetto lockdown.

La cura proposta dal Governo, dunque, sembra essere tale soltanto sulla carta, non certo nelle intenzioni e nel contenuto concreto.

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