I 5stelle sono un sottoprodotto della democrazia

Di Paolo Muttoni

“Chi critica Conte propone il modello Lombardia, un ospedale da 21milioni di euro per 25 pazienti, ecco come sono stati spesi i soldi delle tasse e dei cittadini”

Parole pronunciate da un membro dei 5stelle, che non merita neanche l’appellativo di Onorevole, dopo l’informativa del premier Conte del 21 maggio (che non poteva non sapere di questo intervento). Tralasciamo l’ignoranza del soggetto in questione, perché è saputo anche dalle rocce su Marte che quei 21 milioni sono frutto di donazioni private. E soffermiamoci sul punto politico.

Quelle dichiarazioni sono un attacco frontale alla Lombardia, come succede da oltre un mese, da parte di un movimento che sta palesemente tentando di usare il coronavirus per mettere le mani sulla regione (con Toninelli, altro personaggio grottesco, candidato alla presidenza). Una squallida scalata sulla pelle delle migliaia di morti, che dimostra la bassezza politica di un movimento che ha nelle sue bandiere, non tanto velate, l’incompetenza e l’ignoranza. Un mix creatore di potenziali mostri politici.

Purtroppo, e dico cosi perché i 5stelle stanno tradendo ogni speranza di milioni di italiani che li hanno votati per il cambiamento, sono un sottoprodotto della democrazia. Un movimento fondato sul vaffa che di punto in bianco si è ritrovato a gestire l’economica e l’amministrazione di un paese membro del G7. Un partito che ha portato il degrado nella politica italiana, illudendo milioni di elettore. Un movimento della trasparenza a correnti alterne (per gli altri si, per loro no). Un parla che parlava di meritocrazia, e che poi piazza amici a destra e manca (vedere i compagni di liceo piazzati da Di Maio)

Loro dicevano, a tutta la classe politica, “noi non saremo mai come voi”. Hanno ragione. Sono peggio

Ogni altra parola per descrivere i 5stelle potrebbe rendermi querelabile. Ma il punto è uno.

Questi soggetti si stanno trovando a gestire la più grande emergenza economica nella storia della Repubblica, un momento in cui la gente ha bisogno dello Stato ed in cui lo Stato deve dimostrare di essere presente, altrimenti non esiste. E qui non valgono le promesse “faremo – vedremo – valutiamo”, e non contano neanche i loro bei post su social con dei bei testi. Tutte cose che in una situazione di normalità sono anche accettabili. Ma non in una situazione critica in cui c’è gente che non sa come mettere la cena in tavola, ed in cui le uniche cose da dire sono “dal giorno X partono gli aiuti a queste categorie di persone”.

Tutto il resto sono chiacchiere. Pericolose parole a vanvera che rischiano di portare la gente in piazza.

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