Spagna, dove esiste un’opposizione

Di Manuel Berardinucci

“Caravana de la libertad” è il nome utilizzato per indicare la protesta animatasi in questi giorni, in una Spagna ancora  agli arresti domiciliari. Vox, il principale partito della destra conservatrice spagnola, accusa il Premier Pedro Sanchez di tenere il Paese sotto scacco, in una sorta di “dittatura sanitaria”. La modalità adottata è quella di un corteo di automobili, addobbate con le bandiere nazionali, che sfilano per le strade di Madrid e di altre importanti città, chiedendo le dimissioni del Presidente e del suo Vice, Pablo Iglesias. Un’opposizione, quella spagnola, senza dubbio in grado di assolvere al ruolo sociale che le è affidato: rappresentare con forza e tenacia una visione diametralmente alternativa a quella di chi governa la Nazione. Un ruolo interpretato, spiace dirlo, decisamente più flebilmente in Italia, da chi sarebbe chiamato ad assurgervi.  Certamente la pandemia ha sconvolto ogni scenario, e ha colto di sorpresa tanto chi ha responsabilità di governo,  quanto chi ne ha di opposizione, ma duole dover notare quanti errori si siano inanellati, in special modo nelle ultime settimane. Perdonabili sono le iniziali altalenanti dichiarazioni, in particolare di Matteo Salvini, sul dover aprire o chiudere tutto, col semplice scopo di proporre aprioristicamente il contrario di quanto proponesse l’esecutivo. Sono perdonabili poiché frutto di una iniziale nuova fase della vita politica italiana, nella quale ogni attore ha dovuto studiare il proprio posizionamento inedito. Totalmente irrilevanti i liberali, politicamente incapaci di opporsi a misure lesive della libertà personale e i pochi, solitamente estranei all’agone politico, che a tali provvedimenti hanno mostrato contrarietà, non hanno avuto il sufficiente acume (oltre che capacità di autocritica) per comprendere di essere essi stessi apologeti di un’ideologia (il liberalismo) in gran parte responsabile della creazione dello Stato moderno, il quale oggi si mostra in tutta la sua forza negatrice della Natura Umana. Ma anche coloro i quali dovrebbero rappresentare l’opposizione “dura”, sono talmente assoggettati alle linee governative, da portare la maggioranza a credere di poterli  rimproverare, quando osano spingersi eccessivamente oltre e magari alzare un po’ i toni del mentre di un intervento in Parlamento. Un’opposizione su misura del governo. Per gran parte del lasso periodico di chiusura totale e totalizzante, le destre sono rimaste taciturne, limitandosi a supplicare Giuseppe Conte di ascoltare ed accogliere le loro proposte sul versante economico. Proposte categoricamente e matematicamente ignorate e bocciate da una maggioranza che, nonostante le dichiarazioni di facciata, non aveva e non ha alcuna intenzione di instaurare collaborazioni di sorta con le opposizioni. Soltanto pochi giorni prima di quelle celebre conferenza stampa del 4 maggio, con la quale il Presidente del Consiglio avrebbe dovuto annunciare la tanto attesa fase2 (scoperta essere poi fase 1 e mezzo), i leader del centrodestra hanno compreso la necessità di procedere ad una riapertura del Paese. Quando Conte, sotto l’influenza delle sue innumerevoli task force, ha deluso l’intera Nazione, concedendo esclusivamente visite limitate e controllate tra congiunti (con grottesche conseguenze sulla definizione degli stessi), i partiti di opposizione sono insorti (chiaramente via web) denunciando l’assurdità del prolungamento di un lockdown imposto per Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri. Una prosa decisamente imperiosa si è levata da parte loro, giustamente: “La pazienza è finita”/”ora basta” ed altre similari espressioni. Non sono però seguite consequenziali azioni di vero rifiuto nei confronti dei diktat governativi. Il 18 maggio poi il Paese si sblocca, ma con mille lacci, distanziamento sociale e museruola obbligatoria, imprese abbandonate costrette a ridurre di più o meno due terzi la propria capacità ricettiva,  Sante Messe ripristinate ma costrette a regolamenti che  violano la liturgia e dovrebbero far accapponare la pelle a qualunque cattolico (eppure vengono recepite con solerzia dai Vescovi che addirittura tendono ad inasprirle ancor più, con tanto di richiami ai preti refrattari che non si rassegnano all’instaurazione di una specie di Chiesa Patriottica sul modello cinese) e con la diffusa impressione che, come scrive Veneziani in un suo recente articolo, si tratti <<di una libertà provvisoria, limitata, facile a essere revocata e in ogni caso sempre una libertà condizionata che dipende da come ci comportiamo. Elargita con un catalogo di minacce e raccomandazioni: fate i bravi sennò torna il carcere domestico, anche più virulento di prima, ci ripetono virologi, protettori civili, commissari, premier, ministri, “sindache” svampite, mezzibusti televisivi e pappagalli mediatico-politici.>>

Aggiungiamo poi, la sanatoria ottenuta dal Ministro Bellanova e le vicende legate ad Alfonso Bonafede: il governo peggiore nella storia della Repubblica, chiamato ad affrontare uno dei momenti più bui per la Nazione. Così Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia prendono due decisioni, apparentemente di comune accordo: sfiduciare il Ministro della Giustizia e indire una manifestazione popolare il 2 giugno. Con la prima, le opposizioni hanno fornito uno straordinario collante alla maggioranza, regalando a Renzi un’inaspettata arma per poter avanzare le proprie pretese nei confronti dell’Esecutivo. Io non posso credere che qualcuno addentro ai palazzi, potesse credere che Matteo Renzi avrebbe sfiduciato Bonafede, col rischio di far saltare l’intero governo, mentre il suo partito è dato all’incirca al 3% nei sondaggi.

Per quel che riguarda invece la manifestazione del 2 giugno, inizialmente annunciata come una mobilitazione, ovviamente territoriale, della cittadinanza e poi ridimensionata ad azione simbolica riservata, probabilmente, agli addetti ai lavori, non sarebbe stato meglio evitare trionfanti proclami prima di acclarare o meno la fattibilità del progetto? Il messaggio è che la protesta di popolo sarà rinviata a luglio, vedremo. Chi scrive non lo fa con rabbia o desiderio dileggiatorio, al contrario è profondamente dispiaciuto. Vox, in Spagna, rappresenta tra il 15% e il 20%, pur essendo in ascesa, ed è riuscito a manifestare con forza la propria visione, senza necessitare di patenti di “responsabilità” da parte degli avversari. I leader del centrodestra italiano, unica possibile alternativa, nel medio termine, all’attuale classe governativa, hanno la fiducia di almeno metà dell’elettorato, governano già 12 regioni ed innumerevoli Comuni, avrebbero ancora più legittimità della destra spagnola nel far udire forte la propria voce, eppure temono lo stigma sociale di “beceri e irresponsabili” come se il centrosinistra avesse mai riconosciuto onore al merito alla loro bonarietà in questo periodo e non li avesse, invece, costantemente attaccati.

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