L’America è sull’orlo di una guerra civile?

di Paolo Muttoni e Vanessa Combattelli

L’America da oltre sei giorni è messa a ferro e fuoco per le proteste scaturite dalla morte di George Floyd, l’afroamericano morto durante l’arresto a Minneapolis.
Prima sono nati dei cortei e manifestazioni spontanee per chiedere giustizia (in particolare, l’arresto del poliziotto reo di aver ucciso Floyd) ma in poco tempo sono sfociate in vere e proprio rivolte, saccheggi e guerriglie urbane in numerose città americane, da costa a Costa, che hanno obbligato numerosi governatori a schierare la guardia nazionale (esercito di riserva pronto ad intervenire in caso di emergenza) ed a dichiarare il coprifuoco notturno.

Tuttavia, le proteste sono arrivate fino Washington D.C ed alle porte di una Casa Bianca che nelle ultime ore si ritrova con le luci spente ed un Donald Trump arroccato nel Bunker, da cui è pronto a dichiarare gli Antifa organizzazione terroristica e da cui ha postato LAW AND ORDER!

Racconti di quella che pare essere una vera propria rivolta sociale pilotata da ambienti anti – Trump con il solo scopo di colpire la sua immagine. Specialmente in un momento in cui la sua amministrazione sta cercando di gestire una pesantissima crisi sanitaria e, forse ancora peggiore, una crisi economica che sta facendo schizzare i livelli di disoccupazione alle stelle (anche oltre i livelli post – crisi ’29).

Questo può essere il punto di svolta delle presidenziali americane del 2020 date che, come ogni situazione, anche questa rivolta sociale (se finirà bene) diventerà argomento di dibattito politico. E a quel punto Trump potrà dire di essere riuscito a riportare l’ordine mentre gestiva la più grande crisi sanitaria dall’influenza spagnola degli anni ’20, avendo in tasca la rielezione. Altrimenti, cadrà l’ultimo baluardo tra un modo normale, ed un mondo in cui il politicamente corretto domina.

Il Black Lives Matter è diventato così al centro di ogni discussione, trasformandosi presto da movimento di protesta in memoria di George Floyd a movimento di pretesto per saccheggiare e seminare caos tra le strade americane.
Sicché abbiamo visto intero negozi svaligiati da questa chiassosa folla che, al grido di “Black Power”, si è sentita in diritto di distruggere tutto ciò che fosse figlio del White Privilege.
Leggendo i commenti dei sostenitori e di coloro che appoggiano anche le azioni criminali del movimento, viene messa in risalto quella che è una profonda crisi americana dovuta alle presenze di differenti filoni culturali che da sempre sono tese tra loro.
Tra queste esternazioni c’è chi sostiene che bisogni attaccare soltanto i negozi dei bianchi: non si fa più distinzione tra buono e cattivo, non è una rivolta unicamente contro il corpo poliziesco, ma si tratta di una vera e propria cicatrice di origine razziale.
Stando alle ultime notizie che ci arrivano da Oltreoceano persino Trump ha dovuto correre ai ripari e rifugiarsi nel bunker dal momento che anche la Casa Bianca risulta essere sotto attacco.
Nel frattempo tra gli influencer e media nostrani v’è un forte e costretto supporto al Black Lives Matter, peccato che chi ne prenda le parti parli soltanto di razzismo dei bianchi contro i neri, quando lo stesso movimento oggi si sta macchiando di un tipo di razzismo totalmente inverso e molto pericoloso poiché mette in pericolo la stessa democrazia e sicurezza.
Non è certamente saccheggiando e seminando caos per le città che viene onorata la memoria di George Floyd.

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