Le piazze del dissenso infastidiscono la sinistra moralista

di Federica Masi

In questi giorni abbiamo assistito alla solita diatriba che corrode la politica italiana, stavolta per le piazze, tema caro alla sinistra moralista.
Le piazze di ieri del centrodestra, nate con lo scopo di esprimere un segnale di dissenso nei confronti di un Governo distante dalla gente, hanno infiammato le reazioni dei soliti sinistrati che mal digeriscono ogni scelta dell’opposizione.

Un gesto chiaro quello lanciato da tutta la coalizione di centrodestra, Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia, strumentalizzato però dal livello basso raggiunto dal giornalismo fino al racconto più conveniente per le parti del Governo.
Il casus belli ̶ da rintracciare sempre a destra per non perdere mai il vizio ̶ è stata la piazza di Roma, che ha visto un’inaspettata presenza popolare, nonostante ogni manifestazione fosse stata concessa a dirigenti, parlamentari e varie figure dei partiti coinvolti, in quanto simbolica.

La solita sinistra con il leitmotiv dell’irresponsabilità della destra e dell’imminente ripristino del fascismo ha prestato fede, con estrema ilarità, alle numerose immagini dilaganti su social e giornali, bendandosi gli occhi dinanzi al problema principale, ovvero economico, causa di questa confusione sociale ormai evidente e forte.
Le manifestazioni in piazza continuano ad essere uno strumento scomodo, ma esistono piazze e piazze per i democratici dell’ultima settimana. Infatti le iniziative del centrodestra sono state “l’assembramento sbagliato”, al contrario la folla presente al passaggio del Presidente Mattarella in visita a Codogno è passata inosservata e più tardi catalogata come “l’assembramento buono e felice”.
È tutta una questione di ideologia, anzi di becera propaganda a beneficio di chi governa alla cieca e ha portato all’avanzamento del disagio post- Covid, dopo aver usurpato la dignità a famiglie e lavoratori di ogni categoria. Ma non tutti sono predisposti a comprendere come funziona una qualsivoglia democrazia: i più restii? Gli stessi democratici ̶ perfetta contraddizione in termini ̶ i quali continuano a impartire lezioni di giustizia, uguaglianza, bontà e comprensione, fino all’altra parte del globo.

Un prospetto bellissimo e armonioso se poi non si dovessero fare i conti con le spine dell’ipocrisia che nascondono le loro rose. Questo è il seme del moralismo qualunquista, sempre più in voga e premonitore nefasto di una società peggiorata e logorata da sterili discussioni: la società così muta e con essa cambiamo anche noi, diventiamo più saccenti e meno obiettivi. Siamo portati a credere che allinearsi al sistema sia appropriato e così il nostro istinto di attaccare, offendere e criticare è salvo, anzi giustificato e condivisibile.
L’allergia alle piazze ̶ se non targate «Sardine» ̶ fa sempre prurito mentre la disperazione degli italiani lascia impassibili, perché il vero “allarme” per la parte giusta e corretta del Paese è la destra: ogni considerazione diversa o dissidente per i politicamente allineati appartiene alla “destra tendente al fascismo”, scomparso un bel po’ di tempo fa. Tollerare il dissenso, l’opposizione in una democrazia suona strano e minaccioso ai democratici, eppure dovrebbero saperlo che in uno stato democratico la bilancia prevede sempre due piatti.
La narrazione che si fa della destra è sbagliata, ma la si vuole continuare a raccontare in tal maniera, perché fa comodo ed è pure producente, lo sanno bene i nuovi “influencer di sinistra” acchiappa- like con fake news e insulti ai primi Meloni, Salvini o Berlusconi di turno.
Il boccone della fase di malcontento sociale che si sta sviluppando dovrebbero iniziare a digerirlo, altrimenti lo scenario italiano prenderà la strada della perdizione.

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