L’ipocrisia modernista è grande quanto un’elefantessa

di Manuel Berardinucci

Un oggettivamente disdicevole vicenda indiana ha posto, nel caso ve ne fosse ulteriore bisogno, in luce tutta l’ipocrisia del modernismo imperante. Diverse testate cartacee ed online hanno riportato la tragica notizia di un’elefantessa morta mangiando un ananas ripieno di petardi, probabilmente grazie ad un sadico scherzo di qualche imbecille.  Sulla base di quanto riportano le testimoniante, l’animale avrebbe sofferto per ore in maniera indicibile nella Silent Vallery Forest. Un macabro avvenimento di cronaca che scuote le coscienze di tutti. Uno degli aspetti di questa drammatica vicenda ai quali si sta conferendo maggior risalto, è la gravidanza dell’elefantessa. Varie testate hanno scritto: “morta con il proprio figlio”, oppure “sono stati uccisi due elefanti”. Giustissimo e sacrosanto riconoscere al piccolo, ancora dentro il ventre materno, il diritto ad essere considerato “ucciso”. Tuttavia per essere “uccisi”, bisogna prima essere vivi. E allora non posso fare a meno di denunciare l’insopportabile doppiopesismo del modernismo, stavolta in salsa animalista, il quale considera un dramma la morte di un elefantino non-nato, ma non tributa alcun tipo di tutela, riconoscimento o almeno pietà ai miliardi di bambini, ammazzati attraverso la barbara pratica dell’aborto. Io ho sempre saputo che il concepimento è ciò che scandisce l’inizio della vita, poiché è da quel momento in poi che ognuno di noi viene dotato di un destino genetico, frapponendosi al quale si viola il naturale diritto allo sviluppo umano. Il can-can politicamente-ecologicamente-sanitariamente-animalisticamente corretto, invece, pare averlo scoperto solo in seguito a tale circostanza, ma ho ragione di ritenere, limitandosi esclusivamente al mondo animale. Ma se l’elefantino non ancora nato è degno di essere commemorato e pianto, perché il bambino abortito no? Comprendo che sia poco conveniente prendere posizione contro un dogma che sembra ormai essere indiscutibile ed elevato a totem della società liberale, però quantomeno evitate poi di versare lacrime per il piccolo elefantino. Chi ha sempre visto nell’aborto un omicidio ha legittimità nel versare quelle lacrime, tutti gli altri no, se non cadendo in una indicibile contraddizione, con la quale però, lorsignori, sapranno convivere senza troppa difficoltà.

O forse non si tratta esclusivamente di ipocrisia malcelata? Dopo aver abbattuto attraverso le Quattro Rivoluzioni (Riforma Protestante- Rivoluzione Francese- Comunismo- Rivoluzione dei Costumi), di cui tratta magistralmente Correa de Oliveira nel suo “Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, l’Ordine Sociale, è stata abbattuta anche qualunque Gerarchia del Creato. L’uomo, in quanto Figlio prediletto di Dio, o anche banalmente sulla base dell’osservazione delle doti naturalmente emerse in egli a differenza degli altri animali, era al vertice di tale gerarchia con tutto ciò che questo comporta: potestà e responsabilità. Insegnamento da trarre dal Cantico delle Creature, nel quale San Francesco loda gli elementi della natura ma in quanto discendenti da Dio e mettendone in risalto la funzione che essi rivestono per l’Uomo. La luna e le stelle sono “clarite et pretiose et belle”, connotati che non hanno valore in sé senza una mente umana in grado di riconoscerne l’essenza, con il Sole, scrive San Francesco rivolto al Signore, “allumini noi per lui” e dunque è lodato poiché ci da la luce, e poi il fuoco per illuminarci di notte e la terra che ci da nutrimento.  Tutti gli elementi sono amati ma considerati in funzione dell’Uomo, come è sacro e giusto che sia (alla faccia degli ecologisti modernisti che vorrebbero ergere il Santo di Assisi a loro maestro). Negli ultimi decenni, con uno strisciante panteismo, emergente purtroppo persino in certe aree della Chiesa, si è tentato di applicare il principio di uguaglianza, già errato per gli uomini, alla natura tutta. Una pericolosa deriva che sembra sfociare in un ancora peggiore concezione: l’uomo considerato un disturbo, quasi di troppo nel Mondo (sempre più spesso indicato come “Madre Terra). Dunque dovremmo limitare al minimo la nostra incidenza, possibilmente tentare di estinguerci (ma solo in Occidente, altrimenti si tradirebbe un altre sacro valore del politicamente coretto, cioè il terzomondismo) attraverso aborti, eutanasie, politiche antispeciste, assenza di sostegni alla natalità, valorizzazione mediatica e giuridica di modelli finto-famigliari impossibilitati alla riproduzione, trasformazione della maternità da stadio di maggior Grazia di una donna a condizione di cui vergognarsi (e la polemica sull’App Immuni lo mette ben in evidenza).

Alla luce di tutto ciò, in effetti, non mi sembra  tanto strano che faccia più scalpore la morte di un elefantino non nato piuttosto che un bambino abortito. Una linea di pensiero molto chiara e lineare, da combattere con forza.

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