Ricerchiamo la sensualità in un mondo sessualizzato

di Carlo Maria Barisoni

Erotismo, sensualità e amore, quando non convergono in una stessa persona non sono altro, isolatamente, che una malattia, un vizio, una stupidità

 (Nicolàs Gomez Davila)

Ricerchiamo la lentezza, il nostro mondo ha smesso da tempo di ricordarsi com’è non essere sempre in tempo, fermarsi un momento per osservare qualcuno, ricordarsi di essere persone senza dover comunicare con tutti come si sta, quel che si fa, ciò che si desidera.


E’ bello un mondo dove la lentezza rappresenta il valore di godere meglio della vita, oggi non è così: viviamo a duecento chilometri all’ora e neanche ci basta, terminiamo le giornate con l’idea che ci resta ancora tanto da fare, richiediamo la presenza dell’altro ma non sappiamo goderne.

Sarà per colpa di questa frenesia, un germe maledetto che s’è messo dentro le menti degli uomini contemporanei, che non riusciamo più a ricercare la bellezza della sensualità nelle persone che incontriamo.

Sicché eccoci, figli di un tempo senza sosta, dove il massimo godimento possibile è rappresentato da un orgasmo di una donna infelicemente volgare, non bella, ma attraente. Non sensuale, ma sessuale. Non soggetto di connessione mentale e scambio vivo, ma oggetto di scambio liquido, veloce, benservito e andato.

Desideriamo per davvero queste donne? Quelle che si fingono perfette, che appaiono perfette nelle loro false forme, ma che risultano vuote, capaci di svuotarci ancor di più, di depredarci?
Eppure che egoista sono, vale anche per le donne. La controparte maschile può essere altrettanto volgare e vuota, incapace di apprezzare totalmente la sensibilità di chi può essere oltre un bel paio di gambe.


Ma noi uomini forse siamo più deboli, incapaci a volte di resistere ad un corpo che emana sessualità in ogni sua forma.
Quanto sbagliamo, non è niente il sesso senza la sensualità, non vale nulla una persona, un viso e corpo attraente, se privo di sensualità.
E’ un porno in realtà aumentata, non dà nient’altro: svuota, sparisce, dimentica.

Gòmez Dàvila diceva che la sensualità è un legato culturale del mondo antico, ove è sparita l’impronta greco-romana si ha soltanto “sentimentalismo e sessualità“.
La sensualità per Dàvila è la presenza del valore nel sensibile, ed è la sola possibilità permanente di riscattare il mondo dalla prigionia della sua insignificanza.

Essere incapaci di cogliere la sensualità, di ricercarla, di volerla come se potesse essere propria, ci rende degli esseri insignificanti e privi di capacità sensibile.

Ma non dobbiamo ricercare la sensualità soltanto negli altri, è necessario che vi sia una spinta nell’essere persone sensuali prima di tutti gli altri.
E’ una sfida del mondo moderno, quello veloce che ricerca la soddisfazione come se fosse un pacco Amazon, ma soltanto sue persone sensuali che sanno cosa stanno ricercando possono provare la bellezza del sublime.

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