Quando va bene manifestare e quando no – Un esempio di doppiopesismo

di Simone Casi

E’ appena passato il 2 giugno, la festa nazionale per eccellenza, e come è giusto che sia i cittadini sono scesi in piazza per celebrare la Repubblica Italiana, nonostante i tempi che corrono e le restrizioni imposte. E ciò è senza dubbio un gran bel segnale di unità e partecipazione alla vita pubblica.

Tuttavia, come al solito, alcuni non si sono potuti esimere dal nostro sport nazionale: le polemiche. Ma come? Pure sul 2 giugno si riesce a farle? Pare impensabile, assurdo, eppure è così.

Ma chi si è lamentato? La sinistra. Perché? Perché i manifestanti, che per loro equivalgono alla destra (come se solo la destra celebrasse il 2 giugno), non rispettavano la distanza di sicurezza. E in parte hanno anche ragione: da certe foto si vedono benissimo gli assembramenti nei cortei. E’ infatti impensabile credere di poter far rispettare le distanze e le norme a migliaia di persone contemporaneamente, tutte concentrate nelle stradine e nelle piazzette tipiche dei nostri centri storici.

La soluzione quindi sarebbe stata non manifestare? Forse. Ma è strano come, tra tutte le manifestazioni e le celebrazioni che abbiamo visto durante la pandemia, certuni si siano decisi a prendere provvedimenti solo adesso, proprio con questa che – stranamente – ha visto la massiccia partecipazione del centrodestra. Pare che si siano lasciati sfuggire gli analoghi assembramenti creatisi il 25 aprile (e lì si che si era in piena emergenza! Ad aprile addirittura eravamo ancora tutti bloccati in casa), ad inizio maggio al ritorno di Silvia Romano, in occasione dei vari viaggi di Mattarella, e in questi giorni pure per le proteste per la morte di George Floyd (in che modo poi ciò riguardi l’Italia è un mistero). Eppure non alla prima, non alla seconda, non alla terza, ma solo alla quarta occasione si è cominciato a voler prendere provvedimenti. Ed è solo un caso che, a differenza delle volte precedenti, il 2 giugno fosse stato il centrodestra ad animare le piazze, sissignore.

Addirittura ora si parla della Digos che starebbe visionando le fotografie delle manifestazioni per identificare i partecipanti e multarli. Esatto, multarli. Punirli per aver esternato il proprio amore per il paese e per aver espresso il proprio dissenso nei confronti delle politiche del governo. Penalizzati per aver esercitato la propria libertà, magari divenendo un po’ invadenti ma senza certo turbare l’ordine pubblico. Ma siamo in democrazia, giusto?

Purtroppo in questi anni si sta assistendo ad un inquietante fenomeno, che riguarda soprattutto coloro che con più forza e veemenza di tutti si proclamano democratici: ovvero la più completa libertà e godimento dei diritti per qualcuno (i doveri sono un’altra storia), mentre per chi la pensa diversamente ci dev’essere subito ostracismo e unanime condanna. La cosa più spaventosa è vedere come i media si prestino a ciò, attaccando senza requie oppure, cosa se possibile ancora peggiore, tacendo e censurando a piacimento.

E’ paradossale come chi adotta questi comportamenti sia anche chi fa più di tutti virtue signalling (letteralmente “mettere in mostra la propria virtù”), fedele alla logica dell’apparire e non del consistere. Questo è il comportamento più sbagliato che si possa adottare, perché è proprio quello che nega più profondamente la democrazia: non possono esserci pensieri giusti e pensieri sbagliati, ma solo pensieri più o meno condivisi; la condivisione però non autorizza a tentare di zittire gli altri, perché in questo modo si passa dalla democrazia alla dittatura, e nella società occidentale di oggi i segnali di questo mutamento ci sono tutti. Nessuno lo ammetterà mai, perché la parola “dittatura” fa paura, ma pensare di essere dalla parte “giusta” fa sentire bene, fa sentire al sicuro, soprattutto quando si è spalleggiati da un apparato politico-mediatico apparentemente insovvertibile.

Come disse George Orwell, uno che aveva capito alla perfezione il funzionamento di questo meccanismo, “tutti sono uguali, ma alcuni sono più uguali di altri”.

Come mai ci si indigna e si prendono provvedimenti solo contro una parte politica, mentre per l’altra, “rea” di essersi comportata analogamente anche più volte, si soprassiede e anzi si plaude? Non sarà che ci sono due pesi e due misure, perché alcuni sono amici e altri nemici?

No no, tranquilli, va tutto bene, non vi preoccupate: Giuseppe Conte risolleverà l’economia sparando miliardi su miliardi, l’eminenza grigia Mattarella ci proteggerà con le sue manovre da dietro le quinte, i cinquestelle sono fenomenali (da quando sono alleati del PD), la magistratura è assolutamente super partes e non politicizzata, l’Europa ci amerà e ci sosterrà sempre (soprattutto gli amici olandesi), i migranti sono una risorsa irrinunciabile che garantirà il nostro futuro, tutto va bene, niente va male. Pensate questo e la favola che vi creerete diventerà come una droga a cui è impossibile rinunciare. Pensate diversamente, e vi sarete scavati la fossa da soli; guai a voi se dissentirete pubblicamente, pena la gogna eterna.

Come mai la Digos non prende provvedimenti contro chiunque viola le norme e non solo contro qualcuno? Come mai, se si esprime un’idea diversa da quello che è considerato il “giusto pensiero”, si deve essere linciati mediaticamente e non? Non sarà che ci sono diversi metri di giudizio?

Assolutamente no, siete solo voi che non riuscite a capire! Non fatevi domande, annuite e tutto andrà bene.

Share This:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *