”Sottomissione”: Emanuele Franz in viaggio tra misticismo, religione e trascendente

di Manuel Massimiliano La Placa

Esistono opere che sgorgano spontanee dalla dimensione interiore dell’Uomo, roventi come lava e – proprio a cagione dello spontaneismo irrinunciabile dal quale traggono origine – inarrestabili.

Senza dubbio, sia che lo si apprezzi – in tutto o in parte – sia che lo si contrasti, l’ultimo saggio scritto e pubblicato – nel vero senso della parola – da Emanuele Franz attraverso la sua Audax Editrice ed intitolato, appunto, ”Sottomissione: storia e simbolo dai Miti indiani a Leopold Von Sacher-Masoch” (prezzo di copertina € 16,00), racchiude tutte le caratteristiche appena descritte.

Prima di tentare di esplicare il perché del magma urticante che ribolle ai piedi di quest’opera, occorre fare un leggero preambolo sull’Autore e sull’evoluzione del suo pensiero, perché la poliedricità di Emanuele Franz non si traduce soltanto in una articolata e costante trasformazione – da intendersi come sviluppo organico – dell’opera scritta quale quella in oggetto che – peraltro – per tematiche, scenari legati ad una società contemporanea sorda e in netta antitesi a una dimensione sovra-materiale più autentica integra, almeno in parte, l’ideale completamento del predecessore ”L’inganno della libertà” (Audax Editrice – 2019), ma anche in una fitta serie di importanti conferenze.
In ordine temporale e per rilevanza, infatti, Franz è riuscito a raccogliere attorno alle sigle ”Identitas – Uguali ma diversi” (Udine – Giugno 2019) e ”Identitas – Fede e Scienza”  (Videoconferenza mondiale – Marzo 2020) esponenti di rilievo internazionale rappresentativi delle più diverse posizioni ideologiche, filosofiche, scientifiche, religiose e financo politiche.Per citarne soltanto alcuni, tra i tanti, basti pensare a Noam ChomskyAleksandr Dugin, il Dalai LamaAlain De Benoist,Marcello VenezianiGiulietto ChiesaDiego FusaroVittorio Sgarbi,Piergiorgio Odifreddi.

Ebbene, era inevitabile – nel bel mezzo di tanta prolificità e di tanti stimoli – per l’Autore disporre di un enorme bacino di linfa dal quale attingere a piene mani per dare vita ad una ulteriore prova saggistica.

Con questo Sottomissione, Franz decide di condurre il lettore ad un livello ancora più complesso del proprio messaggio, proponendo un’opera alla quale – con tutta evidenza – ben pochi riusciranno a stare dietro nella comprensione e nell’assorbimento dall’inizio alla fine.

Infatti, le pagine composte dall’Autore trasudano – volutamente – un impatto verbale ed emotivo esplicito e senza censura, descrivendo pratiche che – con alta probabilità – potrebbero sconvolgere l’immaginario di più di qualche lettore non avvezzo, anche perché sorretto visivamente dalle opere figurative – che nulla lasciano di non detto all’immaginazione pur risultando pregne di un sotterraneo significato simbolico non esplicitato – di Saturno Buttò. Tale scelta, essendo il tema trattato piuttosto particolare e non certo alla portata di tutti, appare obbligata al fine di ridondare con sufficiente forza e con il necessario impatto emotivo nella mente del pubblico.

Dicevamo della sottomissione, dunque, che in senso semantico può astrattamente assumere le vesti e i significati più vari tanto dal punto di vista storico quanto da quello sociale e – non da ultimo – metafisico.

Nel nostro mondo contemporaneo certamente il concetto del sottomettersi può rivestire un certo significato sul piano militare, financo religioso ma, soprattutto, su quello dell’erotismo e delle pratiche sessuali.Ciò che accomuna, tuttavia, l’insieme delle concezioni moderne di sottomissione è una pressochè totale assenza di collegamento con il trascendente, con una dimensione sovramateriale, che finisce così con il sublimare – tragicamente – il senso di eterno presente senza scampo nel quale siamo immersi tutto l’anno, giorno dopo giorno.

In controtendenza, proprio su questo aspetto, si pone Emanuele Franz.Nella struttura di pensiero dell’Autore, infatti, occorre collocare nuovamente il fenomeno della sottomissione all’ombra di un legame con il sacro e – in ultima istanza – con il divino, al fine di rimuovere chirurgicamente la patina di superficialità che di questi tempi ne ha obnubilato il senso più profondo e antico. Ed ecco che, per l’effetto, la sottomissione sembra cambiare pelle e vesti, tramutandosi così in un vero e proprio viaggio storico tra le esperienze dei mistici e dei fenomeni religiosi più disparati, in un portale di comunicazione tra il materiale, la realtà terrena e la dimensione superiore del trascendente, uno strumento – quindi – e non solo un fenomeno, sviluppatosi e tramandato per intere generazioni, trasversalmente entro aree geografiche ed epoche, contesti e margini temporali completamente diversi tra loro.

In tal modo è possibile separare l’odierna concezione di auto-umiliazione e mortificazione come un prodotto frutto di mera superstizione, di arretratezza culturale dei tempi andati, per recuperarne – pur con tutte le cautele del caso – la più profonda portata simbolica, significante oltre ogni immaginazione per molti esseri umani, tanto del passato quanto del presente.

Si passa quindi ad osservare – nelle parole dell’Autore – una sorprendente somiglianza ciclica, circolare e regolarmente ripetitiva, certo non meramente lineare sotto l’aspetto dello scorrere del tempo, tra i Misteri Egizi, il mondo plasmato dal Cristianesimo, le pratiche yoga, i culti orientali, i Miti pagani greco-latini e persino la Chiesa Ortodossa.Tali similitudini si strutturano in immagini, descrizioni necessariamente crude ed innalzate alla massima potenza grafica, necessaria a scavalcare strutture odierne ingombranti, oppressive e limitanti per realizzarne il fondamento: farsi strumento di raccordo tra il piano del presente e quello del trascendente.

Un percorso di evoluzione e maturazione del singolo, sublimato nella sofferenza auto-inflitta sino all’umiliazione, fino alla estrema subordinazione nella quale – in uno stadio semi-estatico – riuscire a proiettarsi spiritualmente al di fuori della carne per intraprendere incontri superiori.

Eppure, anche così il concetto di sottomissione appare ridotto, poiché esso – in realtà – incrocia quello dell’Eros e – soprattutto – dell’Amore in senso più ampio, da svilupparsi nel rapporto che l’Autore traccia tra uomo e donna – sia essa la dama dell’ideale cavalleresco, oppure la donna velata e portatrice di messaggi simbolici – entro canoni del tutto particolari.

Un tanto si traduce in una enigmatica – quasi impossibile – convivenza tra virilità, coraggio e umiliazione personale per la donna che, ad esempio, Franz ritraccia da un lato in Eracle, prototipo dell’eroe greco, e nel suo rapporto con Onfale, regina di Lidia, passando per il ciclo bretone che ritrae Lancillotto del Lago e la regina Ginevra, moglie di re Artù.Il complesso intreccio, pertanto, si sviluppa in quel servitium amoris che – nell’ottica cavalleresca ed etica sottesa – appare intento a individuare gli attributi di una divinità irraggiungibile nella natura femminile, rappresentante l’origine della vita e – pertanto – l’Essenza nella propria espressione più elevata e nobile.

Ancora una volta, Franz cerca di recuperare dagli abissi del tempo testimonianze del passato per strappare il velo di superficialità e incomprensione che le avvolge, offrendo sull’altare della conoscenza una fitta discussione sull’essenza metafisica alla base della ricerca di strumenti e vie per ricollegare la dimensione materiale che imprigiona l’essere umano ad un qualcosa che esiste oltre, indipendentemente dal nome che ad esso può essere attribuito.

In questo senso, ecco che il percorso dell’esistenza umana – se davvero deve divenire occasione di elevazione del singolo e del collettivo – non può tradursi in un comodo, lineare e anonimo andamento, bensì è chiamato ad assumere le sembianze di un sentiero tortuoso, ripido, iniziatico e non privo di sacrifici e di sofferenza, unico e autentico strumento per un’evoluzione interiore, qui intesa come gnostica separazione dall’Ego, quindi da tutto ciò che corrompe il viaggio di ricongiunzione con l’Essenza, la vera missione del mistico contemporaneo.

Nell’era del post-umanesimo, del materialismo militante, del livellamento atrofizzante al ribasso di ogni sensibilità umana, c’è ancora un universo di conoscenza e di esperienze profonde del mondo antico che respira la nostra stessa aria e si diffonde, ineluttabile, a beneficio di chiunque sia in grado di percepirne la presenza, dal quale è ancora possibile attingere per frenare l’avanzata – apparentemente inesorabile – di una ineluttabile dissipazione e dissolvenza della Vita e di tutto ciò che ancora la collega al trascendente nel nulla cosmico, nella nichilistica irrilevanza di una arrogante dimensione senza passato e senza futuro.

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