La speranza di Trump per la rielezione

di Simone Casi (traduzione del discorso di Tucker Carlson del 26-06-2020)

Non molte persone a destra lo dicono apertamente, ma il fatto è che il presidente Trump potrebbe benissimo perdere queste elezioni [NDR le elezioni presidenziali del novembre 2020]. In realtà, a meno che la situazione non cambi sostanzialmente, potrebbe essere difficile per lui essere rieletto. Se perdesse, ciò vuol dire che tra pochi mesi Joe Biden sarebbe presidente e che il governo sarebbe caduto sotto il controllo dei politici radicali che controllano Joe Biden, che cambierebbero drasticamente il paese. Sappiamo che nessuno che ci stia ascoltando vuole sentire queste cose, ma sappiamo anche che è vero ed anche le persone dello staff del presidente sanno che è vero: hanno visto i numeri, e sono preoccupate.

Prima o poi in futuro gli storici si meraviglieranno di come Trump abbia perso terreno e sia andato in difficoltà durante una pandemia e poi durante sommosse popolari, eventi che invece avrebbero dovuto rafforzarlo, cosa che pareva ovvia. Il solo capo di stato che l’abbia mai fatto, Trump ha avvertito gli americani per decenni dei pericoli costituiti da Cina e globalizzazione, e tutti gli avvenimenti legati al COVID-19 hanno provato che Trump aveva ragione. La Cina è il vero avversario a livello globale, e il governo cinese vuole veramente controllare il mondo. Il fatto che abbiamo spostato tutte le nostre industrie all’estero (in Cina!) ci indebolisce, e tanto: la nazione più potente del mondo [NDR gli USA] non produce più antibiotici per conto suo! Forse non siamo così potenti come pensiamo.

Tutto ciò ad oggi è ovvio, e Trump l’aveva previsto. Verrebbe da pensare che gli elettori lo debbano ricompensare per questo, che le sommosse abbiano fatto aumentare il suo supporto. Molte persone votarono per Trump proprio per scongiurare un momento come quello in cui ci ritroviamo ora. Niente di tutto ciò è arrivato all’improvviso, ma l’abbiamo visto svilupparsi. Si sapeva che la coesione sociale americana andava deteriorandosi da decenni, e ciò faceva spaventare allora e lo dovrebbe fare ancora. Donald Trump era parso come un’assicurazione contro ciò: il suo stesso intento era che se le cose fossero andate così, lui vi avrebbe difeso. Sì, era sguaiato e rude, come dovrebbe essere ogni guardia del corpo! Solo un duro come Trump poteva affrontare il subdolo e crescente autoritarismo del Cartello dell’Educazione dell’America delle Corporazioni [NDR le grandi aziende e lobby]. Con l’elezione di Trump si sarebbe potuto dire ciò che si pensava, e la premessa di base degli Stati Uniti sarebbe stata riaffermata: si sarebbe potuto vivere con dignità. Sotto Donald Trump non ci si sarebbe dovuti zittire a causa di un’ipocrita e odiosa ortodossia, e si sarebbe potuto dire ad alta voce che tutte le vite sono importanti, All Lives Matter, perché così è. Dio ci ha fatto tutti! Se così non fosse, perché uno dovrebbe vivere in America?

Ma Donald Trump non ha mai detto ciò in maniera precisa: non è né un intellettuale né un ideologo, ma era ovvio che si sentiva forte e che le sue idee erano dalla parte dell’ordine, della tradizione e della stabilità, e lo sono ancora.

Tuttavia, quando si sono diffusi violenze e saccheggi, il presidente non ha agito con tanta forza quanta molti si aspettavano. Ha detto poco e non ha fatto nulla. Qualche elettore si è sentito indifeso, qualcun altro gli si è rivoltato contro. Perché è successo?

Ci sono molti motivi.

Trump era esausto dopo tre anni di continua difesa contro il Russiagate, lo scandalo montato ad arte più elaborato e di successo della storia americana. Il suo staff poi non ha aiutato: alcuni gli erano apertamente contro, gli altri addirittura confusi. Nessuno era pronto a virus cinesi o città messe a ferro e fuoco. Ma il problema dell’amministrazione era anche concettuale: nessuno sembrava capire ciò che stava succedendo.

Il loro primo errore è stato quello di dimenticare la prima regola per vivere a Washington: in un anno di elezioni tutto ciò che accade le riguarda, senza eccezioni. Washington è una città di politici, ed è governata da politici! Se una flotta cinese risalisse il Potomac [NDR il fiume che passa per Washington] e bombardasse la capitale, la prima cosa che si chiederebbero sarebbe “E questo come influenzerà il voto?”. Loro sono questo e pensano così.

E quindi solo gli ingenui si sono sorpresi quando i governatori democratici hanno usato il coronavirus e le quarantene per punire coloro che non li hanno votati. Le chiese cristiane e i piccoli negozi sono stati chiusi, mentre le rivendite di marijuana e le cliniche per l’aborto sono rimaste aperte. La maggioranza degli elettori di Trump sono sembrati non accorgersene, e hanno accettato le restrizioni senza protestare: c’era una crisi sanitaria e volevano fare la cosa giusta. Così hanno obbedito e sono stati a casa, esattamente dove li volevano i democratici. Separati l’uno dall’altro. Isolati. Soli. I pochi repubblicani che si sono opposti alle chiusure sono stati denigrati e minacciati di arresto.

Niente di tutto questo aveva a che fare con la sanità, era solo politica elettorale in forma particolarmente aggressiva. I leader repubblicani nel frattempo erano notevolmente lenti nel capire cosa stava succedendo: alcuni non erano così perspicaci, ma la maggior parte non si immaginava nemmeno che si potesse agire con tanto cinismo e amoralità. La buonafede li ha resi vulnerabili alle menzogne dei loro avversari. Sono stati usati.

Il giorno dopo la morte di George Floyd lo stesso fenomeno si è rafforzato: è avvenuto tutto così in fretta che al tempo sembrava solo caos, ma non lo era. C’era una strategia subito dietro. Consideriamo gli obbiettivi presi di mira dalle sommosse: le autorità costituite, ma non tutte le autorità costituite (“I dipartimenti di polizia locali devono essere eliminati!”), perché l’FBI invece andava bene; il capitalismo, ma solo certi tipi di capitalismo (“Bruciamo i negozi, sono il male!”), perché le grandi compagnie come Google, Apple e Amazon finanziavano le distruzioni e quindi andavano perfettamente bene; le chiese cristiane (“I cristiani sono razzisti! Vendetta per lo schiavismo!”), dissacrate e profanate, eppure gli ANTIFA non hanno toccato una singola moschea, anche se è storicamente attestato che Maometto possedeva schiavi; e per non farsi mancare nulla anche il controllo delle armi, loro pallino, ignorando però le armi imbracciate dai loro sostenitori della Comune di Seattle (“La vera minaccia è l’America rurale con i suoi AR-15 [NDR tipo di fucile semiautomatico]! L’FBI deve agire e arrestare più fattori!”).

In definitiva, quelle che sembravano proteste erano in realtà veri e propri attacchi agli elettori di Trump e alla sua base elettorale. Pochi se ne sono resi conto a Washington, almeno a destra, perché se l’avessero fatto avrebbero denunciato quello che stava accadendo. Questo non riguarda George Floyd né la brutalità della polizia, è solo un tentativo di conquistare il potere da parte di gruppi estremisti. Ma non si è hanno capito.

Quindi, dopo settimane di proteste, si stava discutendo del valore e della bontà del “19 Giugno” [NDR l’anniversario della fine della schiavitù in America]. Ma nessuno ne era convinto, né rassicurato. Molti elettori in realtà erano agitati per il vuoto di potere che vedevano tutt’attorno a loro. “Chi ci proteggerà da ciò?” si chiedevano. I media non davano affatto delle risposte, anzi.

Vogliamo farvi conoscere due registrazioni che illustrano com’è la vita per molti americani in questo momento. Nessuna delle due testimonia violenza fisica, ce ne sono molte altre che lo fanno, ma queste propongono minacce assai più insidiose di essa. Ciò che percepirete è abbandono, e anche l’abbandono è una forma di violenza.

La prima registrazione è stata fatta a Fredericksburg, una piccola città della Virginia. E’ una chiamata al 911 fatta all’inizio di giugno: una donna di nome Tara era con la sua bambina in città, ma mentre tornavano a casa una folla le ha fermate e ha circondato la loro macchina; le persone saltavano sul cofano e gridavano oscenità alla bambina. Terrorizzata, Tara ha chiamato la polizia, e questa è la risposta che le hanno dato.

REGISTRAZIONE 1

TARA: Sono sulla mia macchina, capisce? Sono sopra la mia macchina in questo momento!

AGENTE: Le consiglio di guidare lentamente per allontanarsi dalla zona. Non colpisca nessuno col suo veicolo.

TARA: Non posso! Non posso andarmene di qui, capisce?

AGENTE: Per favore, sia paziente. Informerò gli agenti, va bene?

TARA: Seriamente?

AGENTE: Non possiamo farci niente, signora. L’amministrazione ci ha detto che è un evento organizzato e regolare.

TARA: (agli aggressori) Fuori dalla mia macchina! (all’agente) Qui sta diventando pericoloso. Ho una bambina con me!

AGENTE: Ho capito signora. Le consigliamo di chiamare il municipio per notificare la sua frustrazione.

TARA: (agli aggressori) Via, via dalla strada! (all’agente) Ho paura! Sono sopra la mia macchina, sono sopra la mia macchina! La mia bambina sta piangendo, state scherzando?

“Le consigliamo di chiamare il municipio per notificare la sua frustrazione.”. E’ dura ascoltare questa registrazione senza impressionarsi. Una donna e una bambina spaventate da una folla violenta, intenzionalmente abbandonate dallo Stato che avrebbe dovuto di proteggerle. E’ stato il tradimento ultimo alla cittadinanza. Dovete sapere che il sindaco di Fredericksburg, Mary Katherine Greenlaw, in seguito si è scusata. Non con Tara e sua figlia, ma con la folla, poiché la polizia aveva cercato di disperderla. “Sono personalmente dispiaciuta.” sono state le sue parole “Mi scuso con coloro che hanno passato questa spaventosa esperienza.”. Per essere chiari, ciò è stato detto ai “manifestanti”, e non alle due persone che lei stessa aveva crudelmente e scientemente abbandonato. Tutto ciò è accaduto in una piccola città di 25.000 anime, ma sta accadendo in così tante città americane adesso!

Questo invece è un video proveniente da New York, non da un paese straniero. Guardatelo, e fate caso a come la polizia si comporta.

*Viene mostrato un video di una strada in cui dei rivoltosi si sparano a vicenda, probabilmente scambiandosi colpi di arma da fuoco. Una macchina della polizia passa a velocità sostenuta senza fermarsi, ignorando ciò che avviene*

I poliziotti passano e neanche rallentano, poiché gli hanno detto di fare così. Non fanno rispettare la legge, perché semplicemente non possono. Ricordatevi che delle persone vivono in quel quartiere, delle persone perbene come ce ne sono in ogni quartiere americano. Come vi sentireste se foste voi a vivere lì? Sareste spaventati, pensereste che ogni cosa stia andando in malora, e più di ogni altra cosa vorreste che qualcuno riportasse l’ordine e fermasse questi ragazzini armati, perché un ragazzino armato è assai più pericoloso di un qualsiasi poliziotto violento, in qualsiasi caso. Ma i politici locali non stanno riportando l’ordine. Essi ignorano le sofferenze del loro popolo!

In tutto questo cosa fa la Casa Bianca?

Due giorni fa il presidente ha annunciato che chiunque abbatta una statua di proprietà federale sarà condannato a dieci anni di prigione. E’ un buon punto di partenza. Quello che stiamo vivendo, nonostante quello che certi dicono, non è un problema locale, ma una crisi nazionale. Le sommose sono studiate per produrre un risultato su scala nazionale, ovvero la distruzione della nostra attuale forma di governo e la rimozione di Donald Trump. Le persone si aspettano una risposta ad una cosa del genere, una risoluzione, e hanno il diritto di aspettarselo. E’ il presidente che governa il paese, no?

Se i rivoltosi fossero stati degli islamisti, sarebbe stato chiaro che non era un problema locale, giusto? Avremmo capito subito che era terrorismo, e in poche ore i federali avrebbero rintracciato queste persone per arrestarle. Se i rivoltosi fossero stati suprematisti bianchi, sarebbero già stati in prigione a scontare l’ergastolo. Ma allora perché il dipartimento di giustizia non sta rispondendo in modo analogo? Non è chiaro: qualcuno incolpa l’Ufficio dei Consiglieri della Casa Bianca, che si dice sia dominato da partigiani di Bush ostili a Trump. Non sappiamo se sia vero, ma se lo fosse la soluzione sarebbe semplice: ignorare i loro consigli! Mandate questi avvocati nell’archivio a riorganizzare le pratiche fino a novembre! Solo un folle lascia prendere decisioni così importanti a degli avvocati; non sono saggi, e se lo fossero non sarebbero avvocati. Altri dicono che sia colpa dei magistrati che non hanno alcuna intenzione di agire: il procuratore generale Bill Barr dice di aver avviato cinquecento diverse indagini sui rivoltosi, e buon per lui! Probabilmente una di essere riguarda la distruzione della statua di Albert Pike [NDR generale della Cavalleria Indiana durante la Guerra di Secessione] avvenuta il 19 giugno scorso a Washington e ripresa in diretta, per la quale ancora non è stato effettuato nessun arresto.

Il destino di questo paese cambierebbe se i capi del movimento ANTIFA, assieme a tutti quelli ripresi a danneggiare edifici, distruggere monumenti e profanare chiese venissero radunati e ammanettati, fatti camminare a favore di telecamera e mostrati per quello che davvero sono: terroristi domestici. Non manifestanti, non attivisti, non simpatizzanti, ma terroristi domestici. Dovrebbe essere questo il loro nome! E una volta accusati sarebbe ufficiale, diverrebbero letteralmente dei terroristi. E questo farebbe cambiare idea a molti, e subito.

Le persone che stanno distruggendo il paese sono dei criminali. Pochi hanno il coraggio di dirlo apertamente, per questo la loro popolarità cresce. Tutti supportano i manifestanti, questa è l’America, crediamo nella protesta! Ma che succede se vengono chiamati per quello che sono? Alle persone non piacciono i terroristi, i terroristi non sarebbero mai popolari nemmeno tra l’elettorato democratico, e allora condannateli per i crimini che hanno commesso e definiteli per quello che sono!

Ma adesso sta accadendo l’opposto, e i terroristi hanno più supporto del presidente degli Stati Uniti. Non solo sono più popolari di Donald Trump, ma lo sono dello stesso sistema che egli amministra. E’ ovvio il perché: il nostro sistema è debole, e rifiuta di difendersi. I sindaci lasciano che nuove nazioni sorgano nelle loro città, e agiscono come se le leggi non valessero più! Tutti se ne accorgono, ed è una cosa potenzialmente fatale. Le istituzioni deboli collassano, poiché i cittadini non le sostengono più e le distruggono. Lo stesso vale per i capi di stato: quando non si difende il sistema che si comanda, allora si è finiti. Mettetevi a ricercare un solo capo di stato che sia rimasto al potere dopo aver fallito a contenere una ribellione, e vedrete che non esiste.

La parte più triste è che il nostro sistema merita di essere salvato: amministra la giustizia meglio di qualunque altro sistema al mondo, ma se vogliamo tenercelo dobbiamo sfruttarlo, e ciò vuol dire applicare la legge senza se e senza ma e soprattutto adesso, nel momento di maggior pericolo. Se non lo facciamo ora, non potremo farlo mai più. Ignorate la legge per abbastanza tempo, ed essa diverrà inapplicabile. Se siete stupiti se vi fermano per essere andati a 58 km/h in una strada dove il limite è 55, gli ANTIFA potrebbero stupirsi di venire arrestati per aver abbattuto una statua di Lincoln! Solo un mese fa distruggere una statua era reato, ma ora è permesso. Cosa sarà permesso d’ora in poi? Cosa sarà permesso a novembre?

Il punto è che le cose cambiano velocemente, e questo include le convezioni sociali, che cambiano in un battito di ciglia. Solo qualche settimana fa “eliminare la polizia” suonava come un’idea assurda, ma ora sta succedendo e milioni di americani lo vogliono. Molti politici repubblicani non hanno pensato davvero al perché ciò stia avvenendo; anche adesso tutto ciò che fanno è sorridere all’ennesima follia della sinistra, dicono “Ci credete a cos’hanno detto stavolta? Ma la gente reagirà!”.

Ah sì? E quando arriverà allora questa reazione? Lo chiediamo perché ci pare che stia avvenendo l’esatto opposto, e ciò che era orribile l’altro giorno oggi è normale.

Stiamo scoprendo che se nessuno si prende la briga di spiegare perché certe idee sono sbagliate e che se non si difende la propria visione del mondo, allora si soccombe: le idee sbagliate si diffondono, si trasformano in convinzioni generali, e allora il danno è fatto. Questo è vero specialmente adesso che tutto, nell’esistenza di un americano, è attaccabile. Il lockdown ha scombussolato tutto: quattro mesi fa avreste pensato di passare i prossimi vent’anni in un ufficio da qualche parte, e ora lavorate dal vostro divano. Magari state pensando di trasferirvi da qualche parte, e perché non dovreste? Perché dovreste fare questo piuttosto che quello? Adesso le persone pensano così, e quando le grandi cose cambiano tendono a farlo più velocemente di quanto ci saremmo aspettati.

Tutto questo significa che è ora, è adesso che bisogna difendere le istituzioni che stiamo disperatamente tentando di tenere, e quelle istituzioni sono, tra le altre, la famiglia tradizionale e nucleare, la libertà di parola, le piccole attività indipendenti, l’assoluta uguaglianza davanti alla legge e la nobile tradizione della protesta pacifica. Sono queste le cose che ci rendono orgogliosi di essere americani e di vivere in America; dobbiamo difendere queste cose con tutto ciò che abbiamo, e tutti noi dobbiamo farlo, incluso il presidente, perché questa è l’unica possibilità che ha di essere rieletto. Per l’America invece è l’unica possibilità che ha di rimanere tale.

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