Suicidio: gelido addio, il dramma di una generazione

di Matteo Ratti

L’atto del togliersi la vita è un fenomeno che interessa sempre di più la nostra generazione giovanile. Esso è la seconda causa di morte nei giovani sotto i 25 anni.
È un “gelido addio” alla vita quotidiana che non ha dato loro opportunità di speranze future.

Spesso dietro ad un suicidio c’è mancanza di attenzioni e di comunicazione da parte degli adulti dediti alla crescita emotiva dei ragazzi, che li condanna ad un presente muto.
Così, si genera un deserto che si espande da quel presente e permea la loro esistenza dove non abita, per inviolabilità, ogni evento e porta ad un passato che ha desertificato amori che non si son radicati, e ricordi che non hanno nulla a cui riaccordarsi, in quella solitudine frammentata dove l’identico, nella sua immortalità senza espressione, cogli l’altra faccia della verità che è l’insignificanza dell’esistere.

Il silenzio e l’indifferenza verso chi soffre li condanna ad un presente grigio e tetro, così come un ragazzo -che con la stessa facilità con cui esce di casa dice addio alle sue spoglie mortali, e silenziosamente spira, nel tacito assenso di tutte le parole e la vicinanza negatagli. Il loro silenzio ,dei ragazzi, smaschera la finzione e l’inconsistenza dei gesti vani con i quali la società civile li ha condannati “al confino muto”.
Così i ragazzi, che per volontà di vita accendono troppa speranza, troppo presto la seppelliscono nella disperazione; il desiderio della fine si traduce, troppo spesso nella cessazione di ogni sofferenza terrena. E dopo il folle gesto, la caduta, che perfora quel silenzio accomunato ad un assenso della società civile che nasconde un grido tacito di chi ha sofferto, non essendovi parola che possa esprimerlo.
Spesso i nostri giovani periscono per l’indifferenza di chi non li ascolta, come gli insegnanti o i genitori distratti, i quali si appellano al non esser psicologi per non voler comprendere, in maniera empia, quell’esser taciturni che cela un deserto emotivo.
Non si è uomini se non ci si accorge della sofferenza di un giovane, bensì bestie che si autocommiserano nell’ora più buia: l’avvenuto decesso volontario e la tristezza di chi non era accanto a loro. Non tutti se ne vanno muti a causa della sfiducia nei confronti di chi avrebbe dovuto ascoltarli; una sfiducia che hanno sperimentato nella loro breve esistenza abbandonando nei loro cassetti messaggi, o diari, dove cercano di dare voce a quel grido muto interiore, poiché la scrittura lenisce ogni male passato e dispone speranza per il futuro.
I loro corpi freddi, permangono in silenzio-come la tomba che li ospita –ma il loro gesto val più di mille parole, un gelido grido di addio. Non chiedo agli insegnanti di farsi carico dell’esistenza dei giovani, semplicemente di prendere atto, così come ai genitori troppo distratti, che i giovani necessitano di un colloquio dove devono essere ascoltati. Molti di loro avrebbero dovuto avere , sia per professione che per vocazione, un’altra formazione non istruttiva ma educativa, all’altrui sensibilità .

Dedicato alla mia amica Dina, che cagionatasi la morte, spirò iddì 14/6/2020 presso il nosocomio di Vimercate. – Ciao Dina-.

Share This:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *