Siamo al crepuscolo: può essere tramonto o alba, ma dobbiamo decidere.

di Manuel Di Pasquale.

Spesso e volentieri si usa la parola “tramonto” per descrivere la realtà che ci circonda. Termine che, in senso figurato, avrebbe un significato forte, poiché non indica la semplice fine di un evento – come il tramonto che indica la fine del giorno – ma lascia intendere che dopo vi sarà il buio, la notte.

La nostra realtà è incerta: sono sorti moti iconoclasti mossi dai soliti noti, volti a riscrivere la storia ed i suoi maggiori interpreti in nome del politicamente corretto. Negli Stati Uniti il movimento del “Black Lives Matter” – che ha dimostrato di avere poco a che fare con la questione razzismo – ha dichiarato guerra alle statue di Cristoforo Colombo, l’esploratore che di fatto diede il via alla colonizzazione del nuovo continente. Per la serie: distruggono i memoriali dedicati a colui per cui quei barbari si trovano ed abitano lì.

Anche da noi c’è questo rischio, seppur di dimensioni molto ridotte, visto che qualcuno ha imbrattato la statua torinese dedicata a Vittorio Emanuele II, primo re d’Italia. A parte imbrattamenti, come il caso appena citato e anche a quello della statua di Montanelli a Milano, che comunque rendono i monumenti recuperabili con pazienza ed olio di gomito, non si sono registrati abbattimenti.

Oltre a ciò, in questo periodo post-quarantena, i nuovi pasionari del mondo arcobaleno spingono per approvare tutte quelle sciocchezze del mondo moderno a cui noi stavamo resistendo: c’è la discussione sulla legge Zan, che nella migliore delle ipotesi potrebbe semplicemente essere un’aggiunta di due parole all’articolo 604-bis del codice penale, ma nella peggiore trasformarsi nel bavaglio nei riguardi di una platea dissenziente. Perché oltre alla persecuzione dell’omofobia, loro vogliono introdurre pene su chi mette in discussione la cosiddetta “identità di genere”, perché per i modernisti maschio e femmina sono “costrutti sociali”. Sarà, ma il sesso biologico rimarrà sempre quello, perché la scienza non è democratica.

Così come pagine social quali Freeda – a cui in realtà interessa solo il tornaconto economico – arrivano a mettere in discussione il concetto di famiglia e a mostrare filmati di bambini ormai plagiati da queste teorie del XXI secolo.

Infine, ci sono quelli che spingono per gli USE, gli Stati Uniti d’Europa, nonostante quest’anno ci abbia dimostrato che un macrostato tra tutte le nazioni del nostro continente sia impossibile, in quanto non vi è un’identità comune: io, da italiano, non voglio mischiarmi con chi in questi mesi ci ha detto le peggio parole. Noi abbiamo lo spirito di Roma nel sangue, non quello di Bruxelles o Strasburgo.

Viene, quindi, messo in totale discussione il vecchio motto “Dio, Patria e Famiglia”Sul modernismo noi siamo la potenza occidentale più indietro. Siamo in tempo per fermare il declino. Però, è tempo di agire: se rimaniamo a guardare, soccombiamo. Abbiamo da difendere secoli, millenni di storia che ci hanno reso la gloriosa Nazione che siamo, quella del genio italiano, dell’arte e della cultura, di Dante e Machiavelli, di Michelangelo e Giotto, di Giulio Cesare e Lorenzo de’ Medici.

Quindi, diciamolo: non siamo al tramonto, siamo al crepuscolo. Crepuscolo, perché a differenza del tramonto, questo termine indica le luci soffuse, che possono essere sia quelle della fine della giornata, ma anche le prime, quelle dell’alba, della nascita di un nuovo giorno.

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