Del virus e del veleno

Ora che l’epidemia di Coronavirus sta per spegnersi, è forse giunto il momento di constatare in cosa si sia trasformato il Nostro Paese e quale futuro potrebbe attenderlo.

di Piermarco Paci Fumelli

Sono trascorsi mesi dall’inizio dell’incubo di cui gli identificativi SARS-CoV-2 e CoViD-19 paiono oramai divenuti sinonimi, tuttavia la dura prova cui ognuno di noi è stato sottoposto è ancóra ben lontana dal trasformarsi in ricordo. Eppure, nonostante la terribile situazione, nonostante il baratro dentro il quale il Paese si accinge a precipitare, la classe politica ha dimostrato e si ostina a dimostrare la propria poliedrica inadeguatezza; si è lasciata andare a pompose passerelle mirate a dare risalto alle sue decisioni, più efficaci nell’arrecare ulteriore danno, che nel curare una nazione morente, ridotta a magra carcassa e pronta a essere sbranata da chi, a guisa di avvoltoio affamato, vede nel nostro dolore solo e soltanto una ghiotta occasione per privarci delle poche eccellenze che ancóra ci rimangono.
Come quando la regina Maria Antonietta si rivolse ai propri cittadini, affamati e bisognosi di aiuto, dicendo loro “Se non hanno più pane, che mangino brioche”, così il Presidente del Consiglio, anziché attuare immediate azioni che mettessero davvero al primo posto l’interesse nazionale, si è limitato a pavoneggiare la sua infima grandezza fra le mura di Villa Doria Pamphilj, al cospetto di ciò che lo stesso Mario Monti ha definito – ipse dixit – la Bilderberg dei Cinque Stelle (Ahimè! È cosa assai triste constatare a quale fosco destino siano andati incontro tutti quei pentastrici propositi di aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno!).

Un vulcano prossimo all’eruzione

Ciò su cui vorrei concentrare l’attenzione, tuttavia, non sono gli Stati Generali dell’Economia, in merito ai quali persone più illustri e competenti di me si sono già espresse, ma è un problema a mio avviso ben più grave, un problema che, seppur nascosto dall’omertoso silenzio della maggior parte dei media giornalistici e televisivi, rischia di travolgere l’Italia come il biblico diluvio che epurò il Mondo dalla perversione.
Infatti, anche se l’analisi dell’andamento della curva epidemiologica pare confermare l’imminente scomparsa della minaccia, anche se numerosi esperti si sono espressi a favore dell’alleggerimento delle misure emergenziali, queste ultime persistono e, anzi, sembrano sempre più innestarsi con forza nella nostra mente, diventando parte di noi, così come sono parte di noi gli arti, la vista o il diritto ad avere una voce. Sì tanto ci permea il sospetto verso chiunque non si adegui, che ogni nostro simile potrebbe essere un nemico, un criminale da denunciare alle Forze dell’Ordine; è una logica antica, ma mai valida quanto oggi: Divide et impera, Dividi e comanda.
Quanti motivi di divisione sono casualmente nati in questo drammatico periodo? Quanti ancóra ne verranno alla luce? Sono domande che mi pongo ogni giorno e alle quali fatico a trovare delle risposte, qualora ce ne siano, ovviamente. Com’è possibile, per esempio, che, laddove manchi la liquidità, laddove un popolo fatichi a ripartire, si continui ad aizzare le folle per fatti avvenuti oltreoceano, fatti deplorevoli, orripilanti e condannabili senza esitazione alcuna, ma che non possono comunque distoglierci da quello che accade qua, nella nostra terra? Per quale oscuro motivo si tinge con la vernice il Passato, quando sarebbe invece opportuno conservarlo gelosamente e trarne gli insegnamenti necessari, secondo la massima dell’Historia Magistra Vitae? Forse, ho il dubbio, per mascherare il clima di Guerra Civile che si insinua fra la folla, fra chi, non avendo né stipendio, né cassaintegrazione, né aiuti da parte di certe realtà nazionali e sovranazionali, non riesce a sfamare i propri figli, fra chi sarebbe disposto a fare qualsiasi lavoro pur di portare a casa qualche soldo in più e si vede invece sottrarre suddetta possibilità da persone che, disperate a loro volta, non esitano ad accettare paghe da fame e a subire trattamenti simil-schiavistici con il beneplacito dei “nostri” rappresentanti.
O che magari questo Divide et impera abbia il solo scopo di fungere da paravento per celare a occhi indiscreti magistrali scandali, che, altrimenti, richiederebbero una totale ristrutturazione delle nostre istituzioni? Chissà? Sarebbe proprio il caso di dire “in omnibus fere rebus mediocritatem esse optumam”, come affermava Cicerone nelle sue Tusculanae Disputationes (IV, 20, 46): quasi in tutto la via di mezzo è la migliore.

Orecchie da mercanti

Pur riconoscendo che i richiami e il comportamento delle opposizioni al fine di comporre le divergenze politiche con l’Esecutivo siano stati troppo spesso privi di credibilità, è sotto gli occhi di tutti il fatto che la Maggioranza si ritenga inconfutabile detentrice di una verità assoluta, proprio come il potere di cui, a seguito della lunga serie di D.P.C.M. senza dubbio necessari nelle prime fasi dell’epidemia, si trova ora in possesso il Nostro Presidente del Consiglio dei Ministri.
Sono più che certo che il nostro Bene sia la loro massima priorità e che non vi sia malizia alcuna nel loro agire, però, com’ebbe a dire anche Karl Marx, “La strada per l’Inferno è lastricata di buone intenzioni”.
Non è più cosa rara, infatti, porgere l’orecchio alle lamentele di chi, forse per via di un camice ignifugo di ultima generazione, non sia stato neppure sfiorato dall’ormai celebre Potenza di Fuoco millantata mesi addietro. Il numero dei negozi e delle piccole e medie imprese che mai più rialzeranno le saracinesche diventa di giorno in giorno più alto e le previsioni sull’andamento del PIL paiono ben poco ottimistiche: è mai possibile che nessuno, fra le alte sfere, abbia contezza della situazione?
Al Popolo che scende in piazza per chiedere aiuto vengono fatte multe e imposte mascherine, che paiono oramai più un simbolo di asservimento che un necessario dispositivo di protezione individuale, e nel frattempo i sedicenti rappresentanti dei cittadini non perdono occasione per bollare i manifestanti come “…un manipolo di gente sudata…”, buttando all’aria con poche parole le storiche battaglie a favore dei diritti dei meno abbienti che, almeno in passato, erano state un caposaldo e una peculiarità della Sinistra. Con che parole verrebbero additati da Antonio Gramsci, Nicola Bombacci, o dai molti che dedicarono le proprie vite ai diritti del Popolo, se mai essi potessero vedere a quale metamorfosi sia andato incontro il loro retaggio?
Date le circostanze, pare attuale, oggi più che mai, la celeberrima locuzione Sic transit gloria Mundi.

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